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Non profit, quella professionalità al servizio dell’uomo

Scritto da   Lunedì, 02 Novembre 2015 12:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font
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Monica Poletto, presidente della Compagnia delle Opere – Opere Sociali, è intervenuta su A Conti Fatti, trasmissione a cura della redazione di economiacristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia.


L’8 Novembre la Compagnia delle Opere, parteciperà alla celebrazione della Giornata Diocesana per la Custodia del Creato e alla Marcia per la Terra che la aprirà. Cosa rappresenta questa partecipazione?

Innanzitutto la stima per l’iniziativa e per quello che essa rappresenta, poi mi piace molto l’idea di una giornata in cui tante realtà così diverse, tante associazioni e opere sociali possano incontrarsi e confrontarsi. Per noi è sempre una ricchezza potere vivere dei momenti che permettano di fare un pezzo di strada insieme e di potersi confrontare su temi così importanti.
In questi giorni stavo riflettendo su cosa ha detto il Papa durante l’incontro con Confcooperative: “Come sarebbe bello se partendo da Roma, tra cooperative, parrocchie, ospedali, potesse nascere una rete efficace di solidarietà e la gente, a partire dai più bisognosi, venisse posta al centro di tutto. A voi sta il compito di inventare queste soluzioni pratiche, partendo dalla vostra storia, con il vostro patrimonio di conoscenze per coniugare e leggere impresae allo stesso tempo, non dimenticare che al centro di tutto c’è la persona”.
Mi piace che il Papa creda nella visione di una rete di persone che fanno un percorso insieme il cui unico intento è quello di mettere la persona al centro come intende fare la questa manifestazione ed è per questo motivo che vi partecipiamo molto volentieri.

 

Come è cambiato il terzo settore negli ultimi anni?

Sta cambiando molto così come il mondo.
Rispetto al passato c’è molta creatività portata da tutte le persone che, rendendosi conto del profondo cambiamento in atto,  si mettono  in discussione.
Allo stesso tempo si assiste ad una lenta disgregazione di chi invece si è fermato a una difesa corporativa di vecchie posizioni.
Vedo tantissime iniziative che partono in modo spesso molto informale, come impeto di risposta ad un bisogno che si incontra, e intorno a queste si aggregano le persone. Mi sembra un momento molto positivo anche se da affrontare senza i vecchi schemi.   

 

Quando si parla di no profit a volte si tende a confonderlo con il volontariato, riconoscendo da un lato un certo spessore morale a chi fa parte di questa realtà, ma dall’altro poca professionalità.

È un luogo comune profondamente falso, nel no profit c’è una professionalità altissima.
Anzi, chi guida un’impresa spesso si trova ad avere a che fare  con un mercato, un prodotto, una situazione, tutto sommato, molto più lineare rispetto a quella che si trova a vivere il responsabile di un opera no profit che, invece, si ritrova a dover seguire contemporaneamente più mercati, a dover dialogare con la pubblica amministrazione, la collettività, talvolta, con dei potenziali clienti per vendere i propri prodotti che molto spesso sono opere per la collettività frutto di un percorso di educazione, di rieducazione, di riabilitazione ecc.
Chi guida un’opera sociale possiede una professionalità variegata e molto alta; io incontro persone con una managerialità tale che se fossero nel mondo dell’impresa farebbero carriera e, probabilmente, anche tanti soldi.
C’è una professionalità molto interessante nel mondo del no profit, forse c’è un pò di difficoltà a trasmetterla perchè è una cosa che si impara molto sul campo; probabilmente è su questo che dovremmo lavorare per riuscire a coinvolgere anche i giovani.

 

Tornando all’enciclica, la manifestazione è anche un messaggio a sostegno del messaggio che il Papa ha lanciato al mondo con “Laudato Sì”: qual’è, tra i tanti, il messaggio cui si sente più legata?

Il fatto che parlando di creato il  protagonista è l’uomo.
Mi è piaciuta tantissimo l’essenzialità, la considerazione che se non si ritorna all’origine del rapporto tra l’uomo e la realtà in cui vive non c’è possibilità di fare i passi successivi.
Mi colpisce che nella difesa del creato c’è un idea di uomo che non è autonomo rispetto alla realtà e su questo si fondano tutti i passaggi di solidarietà e di economia di cui l’enciclica è permeata.
Questa idea di uomo in relazione profonda con tutti gli altri uomini è alla base di una economia solidale, ma anche dell’uscita da una certa idea di assistenzialismo che in qualche modo svilisce l’uomo. 

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