Casa Amica, da 30 anni sostegno e speranza per chi soffre.

Scritto da   Domenica, 29 Novembre 2015 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Da oltre trent’anni a Milano “Casa Amica” accoglie i malati e i loro familiari in difficoltà provenienti da tutta Italia per curarsi negli ospedali della città.
Lucia Vedani, fondatrice dell’associazione, ha raccontato con il marito Vincenzo la sua esperienza intervenendo su “A Conti Fatti”, programma a cura di Economiacristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni domenica e festivi alle 15.40 e tutti i lunedì alle 11.35.

 

Signora Vedani, cominciamo sin dall’inizio: ci spieghi bene cosa fa Casa Amica, com’è iniziato tutto.

Casa Amica è nata per dare ospitalità agli ammalati in terapia presso l’istituto dei tumori e ai parenti, che li accompagnano, che provengono da fuori la provincia di Milano.
L’afflusso a Milano è di circa duecentomila persone l’anno; che vengono a curarsi da tutta Italia e anche dall’estero, sono persone che non hanno alloggio a Milano.
Ho conosciuto questo problema molti anni fa perché abito nella zona dell’istituto dei tumori e, accompagnando i miei figli a scuola ogni mattina, vedevo gente che dormiva sulle panchine: era chiaro che erano ospiti dell’istituto dei tumori, persone in terapia che prendevano il treno della notte  per arrivare a Milano, facevano le visite o la terapia e aspettavano la notte per ripartire stando sulle panchine.
Era una cosa scandalosa che io costatavo giorno dopo giorno e ho visto che nessuno si muoveva; non si muovevano gli istituti religiosi, non si muoveva l’ospedale, non c’era nessuno che avesse pietà per queste scene tristissime.
Ho parlato con mio marito che ha condiviso questo mio affanno, questo mio dolore per gli altri, e abbiamo deciso di dar vita ad una fondazione per gestire dei piccoli appartamenti per poter ospitare queste persone; abbiamo comprato tre appartamenti, trent’anni fa, e abbiamo adibito la prima casa con cucina e otto camere.
La prima casa aveva sedici posti letto: mi sembrava un numero meraviglioso e grandissimo, ma dopo i primi giorni dall’apertura mi son resa conto che era niente; avevo la gente per le scale.  
Voglio ricordare com’è avvenuta la prima accoglienza: la casa non era ancora finita e ho incontrato un uomo  giovane che è venuto da me dicendo “signora io sono disperato mi aiuti! Ho un bambina con la leucemia, son sei mesi che dormo tra le panchine nei giardinetti, sui marciapiedi, perché non ho un soldo, sono elettricista ma se non lavoro soldi non ne ho. Al paese, in Sicilia, ho la moglie con altri bambini, ma mia figlia Marianna, tredici anni, si è aggravata, devo far venire per forza la mamma almeno a salutarla e devo far venire anche il bimbo piccolo, non so dove mettere mia moglie e il piccolino”.
Intanto piangeva, io disorientata gli ho detto di venire con, l’ho portato a vedere questi appartamentini e gli ho detto “ non ci sono i muri imbiancati, non ci sono ancora i mobili, il bagno non ha le piastrelle ma se vi accontentate…”. Quest’uomo ha toccato il Paradiso, mi teneva le mani e piangeva, ringraziandomi, e le lacrime mi cadevano sulle mani.
Io ero molto impreparata a una situazione del genere, non potevo immaginare tanto dolore e tanta gratitudine mescolati insieme, in fondo gli avevo offerto una casa disagiata. L’ho abbracciato, mi sono messa a piangere con lui e poi è stata una grande amicizia; la bimba, purtroppo è morta due anni dopo.    


E lui è stato il primo di sessantamila persone che io ho accolto in questi trent’anni, non lo dimenticherò mai.

Lucia, allora, raccontaci di una storia che ti è rimasta di più nel cuore.
Da noi avvengono dei miracoli: le persone arrivano disperate, come saremmo tutti di fronte alla malattia; nell’evoluzione della malattia la disperazione sparisce, entra l’affidarsi, l’affidarsi, alla speranza e mettersi nelle mani del Signore.
Ricordo una storia particolarmente toccante.
Avevamo saputo che un uomo di cinquantaquattro anni era stato dimesso dall’istituto dei tumori perché non aveva più speranze; combinazione in quei giorni festeggiava venticinque anni di matrimonio. Noi come saluto finale a quest’uomo abbiamo voluto fare una festa con un grande mazzo di rose rossee  una bellissima torta.
Eravamno cinque volontarie con lui e la moglie; lei aveva gli occhi gonfi di lacrime e non riuscivamo ad avere un colloquio vero, si parlava del tempo, era febbraio, una primavera che non arriva, si guardava fuori la nebbiolina e il grigio e si dicevano quelle cose sciocche che si dicono per riempire un il silenzio.
Lui ci sentiva parlare e a un certo punto ci ha detto: “Voi avete ancora bisogno di guardare fuori dalla finestra per vedere la primavera. Io ce l’ho nel cuore e mi canta dentro perchè il Signore mi ha dato tutto, sono sposato da venticinque anni con mia moglie, io dalla vita ho avuto tutto, i miei figli sono cresciuti e lavorano. Io sono pronto, il Signore mi ha dato tutto.”


Questa esperienza è certamente un esperienza coinvolgente per tutta la famiglia. Signor Vedani le avventura?

Non si dura trent’anni se non ci sono dei principi che ti orientano e che ti danno una linea guida: io ricordo il beato Don Gnocchi che quale, di fronte a casi di questo tipo, quando la gente gli parlava dicendo “ma noi facciamo la beneficenza, la carità” e a un certo punto si è spazientito e ha detto “no cari amici, noi qua facciamo giustizia perché noi rendiamo a queste persone quello che la vita a loro ha tolto”. Questa è una delle linee guida, rendere giustizia a persone a cui è stato negato qualche cosa.

 

Lucia quali sono i prossimi passi, so che state pensando di aprire una casa anche a Roma

Si esatto perché Roma è grande e ha moltissimi ospedali e son stata richiesta un pò in periferia a Trigoria, vicino a tre ospedali, per dare ospitalità alle persone che, anche qui a Roma, vengono da  fuori provincia.
Abbiamo cominciato i lavori in una casa di quattro piani sono milletrecento metri quadri, ventotto stanze con soggiorni relativi e con tutte le comodità, in un bellissimo giardino.
Non vedo l’ora di raggiungere questo obbiettivo anche se le difficoltà sono molto numerose, chiedo un pò a tutti i romani di darmi una mano perché, oltre tutto, essendo di Milano non ho molte conoscenze qui.

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