CeIS: al fianco dei più fragili sulle orme di Don Mario Picchi

Scritto da   Domenica, 27 Dicembre 2015 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
Vota questo articolo
(0 Voti)

Roberto Mineo, presidente del CeIS, Centro Italiano di Solidarietà Don Mario Picchi è intervenuto su “A Conti Fatti”, programma a cura di Economiacristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni domenica e festivi alle 15.40 e tutti i lunedì alle 11.35

 
Il CeIS nasce da una iniziativa don Mario Picchi. Le chiederei prima di tutto un ricordo dell’uomo.
È un ricordo presente, don Mario è con noi, lo è stato per 47 anni e continua ad essere insieme a noi con il suo messaggio e il suo insegnamento.
È stato un grande uomo, un grande sacerdote che ha speso completamente la sua vita al fianco dei più fragili e dei più deboli senza chiedere nulla.
Questa iniziativa nasce nel '69 per il recupero e reinserimento dei tossicodipendenti, problema che poi si è sviluppato in maniera molto ampia negli anni '80. Nel tempo
ha proseguito questa sua missione a fianco di tutti quelli che avevano anche altri problemi.


Il CeIS ha dovuto diversificare la sua offerta per fare fronte alle diverse emergenze sociali.
Siamo un centro di accoglienza a 360°. Negli anni ci siamo dovuti preparare a quelle che sono le nuove emergenze sociali, siamo partiti con il recupero dei tossicodipendenti fino ad aprire nuovi servizi: una residenza per papà separati, un servizio di secondo livello per donne che hanno subito violenza, accompagnamento per malati AIDS, accompagnamento per persone anziane, un programma per giocatori d'azzardo patologici e un centro diagnosi per adolescenti a rischio.
Purtroppo le criticità sociali sono talmente tante che ogni giorno ce ne sarà una nuova, ci stiamo attrezzano ad esempio per affrontare uno dei problemi maggiori che in quest'ultimo periodo è costituito dalle donne in difficoltà con bambini.


In particolare cosa fate per i padri separati?
È un'emergenza che c'è sempre stata, ma non è stata mai messa in risalto o presa in considerazione e ultimamente questo fenomeno si sta allargando a macchia d'olio.
I papà separati sono una generazione di persone che vivono in povertà. Non hanno una situazione logistica stabile e la sicurezza di un tetto, per questo grazie all'intervento di due fondazioni abbiamo creato un servizio gratuito che permette loro una permanenza di 12/14 mesi presso di noi in modo che si possano riprendere sia a livello psicologico, che a livello fisico o mentale, per poi poter essere reinseriti nella società in maniera più serena e più tranquilla.

 

Voi seguite una metodologia particolare per il recupero delle persone: il progetto uomo.
Il progetto uomo è l'anima del CeIS, ideato da don Mario circa 47 anni fa. Non è una terapia o un trattamento particolare, ma una filosofia che mette l'uomo al centro di se stesso.
Non è un programma uguale per tutti, ma è fatto a misura della persona. Ognuno ha bisogno di determinate situazioni, è un percorso fatto di responsabilità e di fiducia verso se stessi.

 

Come si aiuta un uomo che ha vissuto il fallimento del proprio matrimonio?
Serve un accompagnamento facendogli ritrovare l'autostima che viene a mancare, la fiducia in se stesso e nelle proprie capacità. Deve capire che ci sono altre possibilità di vita e che ci sono altre possibilità per quanto riguarda la sua persona nell'esporsi e nel condividere con gli altri. C'è sicuramente una possibilità di rinascere in maniera diversa, in una maniera vera, serena e tranquilla.

 

Il CeIS nasce per far fronte a un’emergenza dei giovani come la tossicodipendenza. Oggi i nostri giovani come stanno?
Stanno messi male perché sono in balia di loro stessi. Quello che si sta notando in quest'ultimi tempi è che a tutti i livelli le istituzioni non si stanno interessando di quelli che sono i problemi sociali e giovanili.
I giovani sono il nostro futuro, hanno bisogno di essere sostenuti, di essere ascoltati, di avere informazioni, di essere educati e tutto questo manca.
Noi abbiamo un programma all'interno delle scuole romane che si chiama peer educatio; facciamo prevenzione e informazione a 360° sui nostri giovani perché la prevenzione, è l'unica arma che abbiamo per far fronte a problematiche come l’uso di sostanze stupefacenti, alcool, gioco d'azzardo, malattie sessualmente trasmissibili, AIDS.
Tutte queste informazioni i ragazzi non le hanno, cerchiamo di darle noi, ma manca alla base un indirizzo da parte delle istituzioni per far si che si possa dare una garanzia di un futuro migliore ai nostri ragazzi.

Letto 536 volte

Informazioni aggiuntive