Unitalsi: Impegnati per un Giubileo che coglie in pieno il nostro carisma associativo

Scritto da   Domenica, 03 Gennaio 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Don Danilo Priori, Vice Assistente Nazionale Unitalsi, è intervenuto su “A Conti Fatti”, programma a cura di Economiacristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni domenica e festivi alle 15.40 e tutti i lunedì alle 11.35


Don Danilo, per l'Anno Giubilare Unitalsi ha mobilitato centinaia di volontari. Quali compiti svolgeranno per i pellegrini che arriveranno?
Abbiamo proposto ai nostri volontari Unitalsi di essere presenti in maniera maggiormente attiva durante quest’anno della misericordia. Saranno presenti ogni settimana gruppi di circa 5 o 6 persone provenienti da ogni regione d'Italia, è anche un modo per vivacizzare un po' il vivere il Giubileo della Misericordia anche sul territorio e riportare l'esperienza vissuta a Roma durante l'anno.
Poi abbiamo sempre il nostro gazebo in piazza Sant'Uffizio dove altri 300 volontari provvedono ad accogliere soprattutto le persone con disabilità. Altro servizio che abbiamo messo a disposizione è il numero verde presente anche sul sito della Prefettura di Roma (800 062 026 ndr) al quale ci si può rivolgere per chiedere come poter essere accolti nel caso si abbia una disabilità o qualche difficoltà.

 

Uno dei primi appuntamenti del Giubileo sarà dal 19 gennaio il Giubileo degli operatori dei santuari e dei pellegrinaggi. Che cosa vuol dire prestare servizio al pellegrino?
Significa per noi cogliere in pieno il nostro carisma associativo che è fondato sulla carità nei confronti delle persone che sono in difficoltà soprattutto per motivi di salute e ovviamente questo Giubileo della Misericordia ci interroga, ci tocca da vicino. Papa Francesco ci ha ricordato che incontrare gli ultimi, lo ha detto anche pochi giorni fa aprendo la porta della Carità a Roma, significa incontrare il volto di Cristo. Per noi, che vogliamo attraverso il nostro servizio fare evangelizzazione, è un'occasione speciale, incontrare Gesù nell'altro che soffre e al tempo stesso fare in modo che coloro che accompagniamo in pellegrinaggio siano un po' un mostrare la presenza del Signore fra noi.

 

Cosa muove in particolare il volontario Unitalsi? Sono tante le possibilità che noi abbiamo per fare della Misericordia, la vostra però è un'opera molto particolare.
La nostra è un'opera che nasce e continua per stare vicino alle persone con disabilità e alle persone malate: si tratta di fratelli o sorelle che fanno ordinariamente la loro vita, ma che trovano in questo percorso particolare all'interno dell’Associazione un vivere ancora meglio il loro essere cristiani. Fare servizio a una persona malata significa mettere in pratica il Vangelo: ero malato e mi siete venuti a trovare, ero afflitto e mi avete consolato. Queste sono opere di misericordia che c'entrano in pieno il nostro essere Unitalsi.

 

Che tipo di rapporto si sviluppa tra il vostro volontario e le persone che assistite?
Si sviluppa un tipo di volontariato e di assistenza che non punta soltanto ad accompagnare il pellegrino o la persona con disabilità nel santuario, ma si cerca di preparare al pellegrinaggio in modo di in modo tale che il pellegrinaggio sia certamente l'evento straordinario da vivere, ma poi questa esperienza bella la vogliamo riportare nell'ordinario; il nostro impegno associativo continua poi tutti i giorni dell'anno.

 

Che cosa fa di una persona che si muove verso un luogo di culto un pellegrino?
Andare in un luogo non significa necessariamente aver fatto il pellegrinaggio. Ovviamente per noi è fondamentale l'incontro con Cristo, non facciamo il pellegrinaggio per visitare un luogo, ma perché andando a visitare quel luogo coloro che vengono in pellegrinaggio con noi possano incontrare il Signore.

 

Chi si rivolge a voi è probabilmente mosso anche dal desiderio di chiedere una grazia particolare per la propria condizione di salute, ma non sempre questo poi accade. Come si gestisce il “post pellegrinaggio”?
L’esperienza del nostro fondatore, Giovanni Battista Tomassi, la sua esperienza nasce proprio da un miracolo che non è stato fatto perché va a Lourdes per chiedere la grazia di essere guarito, ma questo non accade e voleva addirittura suicidarsi presso la Grotta di Massabielle. Non lo farà, è quello che noi chiamiamo il miracolo del cuore, si rende conto che se quella esperienza aveva fatto bene a lui avrebbe potuto farlo a tanti.
Il nostro lavoro più importante è proprio nell’accompagnamento quotidiano quando c'è anche la paura la difficoltà della malattia perché la malattia e la disabilità mettono in difficoltà non soltanto a livello fisico, ma anche a livello psicologico.
È un po' un voler essere Chiesa, lo stare accanto come famiglia, sia quando c’è un momento di gioia come il pellegrinaggio, sia nella quotidianità quando vengono fuori le paure e le preoccupazioni . Ci piace prendere l’esempio della Vergine Maria sotto la croce. Si sta lì anche quando magari non si hanno parole particolarmente belle da dire o in grado consolare il dolore dell'altro.

 

Cosa augura per questo Anno Santo al vostro volontario?
Di essere sempre più capace di trasmettere l'amore e l'entusiasmo per l'altro perché è necessario che ci siano sempre più persone che aiutino fratelli e sorelle in difficoltà.
Il nostro non è un servizio scontato e non è un servizio che si può improvvisare, ma è un servizio che a mio avviso coglie pienamente la nostra identità cristiana: fare servizio verso le persone malate significa mettersi dalla parte di quegli scartati a cui fa riferimento sempre Papa Francesco.

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