Donne al servizio di altre donne

Scritto da   Domenica, 24 Gennaio 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Donne al servizio di altre donne. È con questo spirito che l’ ACISJF, Associazione Cattolica Internazionale al Servizio della Giovane, dal 1902 in Italia, assiste ragazze e giovani donne in difficoltà.
Oggi ACISJF è presente sul territorio con 21 Case di accoglienza e comunità per minori per un totale di circa 1.500 posti letto.


Emma Cavallaro, presidente emerito di ACISJF, è intervenuta su “A Conti Fatti”, programma a cura di Economiacristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni domenica e festivi alle 15.40 e tutti i lunedì alle 11.35

 


Che cos'è ACISJF e a quale carisma si ispira?
L’ACISJF, ossia l’ Associazione Cattolica Internazionale al Servizio della Giovane è nata a  Torino nel 1902; allora si chiamava Associazione Cattolica delle Opere per la Protezione della Giovane e molti la ricordano ancora come protezione della giovane.
In Italia è stata portata dal beato Giuseppe Toniolo e da Rodolfo Bettazzi dopo aver partecipato nel 1987 a Friburgo, in Svizzera,  al congresso in cui è nata l'associazione a livello internazionale.
Fin da subito si è inserita nel contesto del cristianesimo sociale e si è caratterizzata come un'associazione cattolica internazionale di donne a servizio di altre donne. Non ha mai voluto essere solo un'opera assistenziale, ma proporsi come u progetto educativo di accoglienza, di disponibilità, di offerta di famiglia.

 

Voi accogliete donne provenienti da diversi contesti e diverse problematiche. Quali in particolare?
Le case sono nate per essere uno spazio familiare e come in una famiglia si vive insieme e ci si aiuta a vicenda. Ci sono case che hanno delle peculiarità, ad esempio a Venezia c’è una casa che è stata donata all'associazione dal patriarca Giovanni XXIII con la richiesta di farne un pensionato universitario femminile perché quello era all’epoca il bisogno del territorio e di fatto ha mantenuto quella vocazione anche oggi.
Ma in generale accogliamo tipologie diverse, sono tante le casistiche di lontane da casa e bisognose di aiuto.

 

E nella casa di Santa Pudenziana a Roma?
Ospitiamo giovani lavoratrici che hanno poca disponibilità, giovani agli arresti domiciliari, ragazze sfuggite alla violenza, sia di origine familiare che da altre situazioni.
Più semplicemente accogliamo un po' chi ha bisogno di essere ospitato e non trova altro, proprio perché molte strutture sono rivolte a categorie particolari. Noi vogliamo essere aperti un po' a tutti.
Da maggio ci è stato richiesto dal comune di aprire la casa romana a donne e giovani donne profughe o rifugiate.
Le abbiamo accolte, spesso con dei nuclei famigliari perché ci sembrava assurdo dividerli dopo un viaggio tragico.
Da metà maggio a fine agosto abbiamo avuto 1.183 presenze, quanlcuno è ancora con noi, ma molti sono partiti per il nord Europa. È stata un esperienza molto bella, abbiamo accolto delle persone di grande coraggio e dignità e con una grande voglia di ricostruirsi una vita per se stessi e soprattutto per i loro figli.


Quanto rimangono con voi e che tipo di percorso fanno le vostre ospiti?
Rimangono per il tempo di cui hanno bisogno.
Il percorso varia, ma si basa sul presupposto che c'è una possibilità per tutti, da qui partono tutti i nostri progetti dal un punto di vista pedagogico, psicologico e spirituale.
Sul lato spirituale vogliamo aiutarle a ricostruire la fiducia in se stesse, a credere che c'è una possibilità e soprattutto che possono essere amate per se stesse e non per altri fini.
Per ognuna di loro, a seconda dei bisogni, si fa un progetto educativo particolare e viene offerta anche una possibilità di percorso spirituale.
Tengo a ribadire il termine offerta, perché il percorso non viene mai imposto, anche perché nelle nostre case noi accogliamo ragazze di diverse religioni; quello che tentiamo di fare è quello di aiutarle a vivere bene nella loro religione.


La “giovane” quanti anni ha? C'è un limite di età per accedere al vostro servizio?
Le cose cambiano nel tempo. Prima arrivavano fino ai 20/23 anni, ma oggi abbiamo dei margini un po' più larghi perché ci rendiamo conto che l'età della gioventù si è allungata.
Ad ogni modo normalmente ci rivolgiamo sulle giovani donne, non andiamo sulla tipologia della della donna matura, a meno che non ci siano delle tipologie particolari dove questo avviene.

 

Sul logo della vostra associazione campeggia la scritta "Invia". Che significato ha?
Pensiamo che sia lì a ricordarci che dobbiamo essere sempre disponibili a modificare continuamente il nostro cammino per restare nella direzione giusta che porta alla meta e per incrociare, nello stesso tempo, le strade sulle quali camminano le persone che noi vogliamo servire. Questo ci richiede una grande disponibilità e un grande impegno per la formazione sia delle responsabili che delle aderenti.

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