Passione, amicizia e solidarietà. Così nasce lo zafferano brianzolo

Scritto da   Domenica, 28 Febbraio 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Quando si pensa alla coltivazione dello zafferano nel nostro paese si pensa subito all’Abruzzo, alla Sardegna, alle Marche, ma anche all’Umbria, alla Basilicata, luoghi in cui la conformazione del terreno è particolarmente adatta alle caratteristiche del prezioso bulbo.
Eppure uno dei piatti a base di zafferano più tipici della tradizione culinaria italiana è il risotto alla milanese.


Sarà stata anche la voglia di proporre uno zafferano lombardo che ha spinto un gruppo di giovani brianzoli a sperimentare la coltivazione della spezia; ma è stata soprattutto la voglia di sostenere due amici in difficoltà a dar vita al progetto Vallescuria, come ha raccontato Matteo Cereda su “A Conti Fatti”, programma a cura di Economiacristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni domenica e festivi alle 15.40 e tutti i lunedì alle 11.35

 

 

Che cos’è Vallescuria e come nasce?
Vallescuria è una società agricola nata da un anno. Siamo partiti da un orto condiviso per lavorare insieme a dei ragazzi che hanno delle difficoltà cognitive. È nato tutto un po' per caso, per far qualcosa di con loro che, essendo disoccupati, erano a casa senza avere molto da fare.
È nato cos’, tra amici, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo iniziato a coltivare.
Nella vita quotidiana facciamo altro, io mi occupo di arredamento, c’è una psicologa, un’impiegata, nessuno di noi aveva esperienze agricole, ma ci siamo appassionati ed è nato il desiderio di poter anche pensare di dare un lavoro a questi ragazzi.

 

Perché avete scelto proprio lo zafferano?
Banalmente abbiamo dovuto scegliere una sola coltivazione perché, partendo da zero, abbiamo preferito iniziare imparando una coltivazione per farla bene.
Abbiamo scelto lo zafferano perché non è meccanizzabile, è un lavoro molto delicato che deve essere fatto a mano e noi cercavamo qualcosa che ci consentisse di lavorare insieme, non un'agricoltura da trattore, da grandi mezzi, ma una cosa semplice, piccola se vogliamo. Inoltre ci piaceva l’idea di coltivare una spezia con un fiore molto bello.
Infine lo abbiamo scelto perchè un prodotto dove si gioca sulla qualità, si può fare una cosa diversa da ciò che si trova sul mercato curando ogni passaggio della coltivazione, raccolta, essiccazione.

 

È una coltivazione adatta ai vostri amici che volete aiutare?
È adatta l'agricoltura in generale perché è un lavoro abbastanza semplice, chiaramente vanno seguiti e si lavora insieme. Il bello di questa coltivazione, poi, è che la gran parte del lavoro va fatto a mano. Ci vuole molta pazienza e dietro c'è moltissimo lavoro dietro, che è quello che noi stavamo cercando.

 

Dopo un anno che risultati avete ottenuto?
Il raccolto ci ha soddisfatti. I numeri sono ancora piccoli e certamente non possiamo pensare di dare lavoro a nessuno, ma il nostro obiettivo è una crescita graduale dal momento che siamo partiti da zero sia come risorse che come competenze. Abbiamo provato e adesso arriviamo sul mercato, ma non vogliamo trovarci in una cosa più grande di noi.
Abbiamo fatto circa due etti e mezzo di zafferano, che per i diecimila bulbi piantati al primo anno è stato un ottimo risultato. Abbiamo venduto bene e ci siamo fatti conoscere, siamo molto soddisfatti di questo primo anno, anche se è ancora tutto molto in piccolo.

 

Cosa vi aspettate per il futuro?
Quello che sogniamo è di poter dare lavoro a questi ragazzi e a qualcuno che lavori con loro concretamente per aiutarli a gestire la cosa. Sicuramente non ci fermeremo allo zafferano perché è un reddito integrativo, nel senso che da lavoro solo in determinati periodi dell’anno, anche se con dei picchi molto alti.
Dovremo certamente imparare per bene qualcos'altro, possono essere verdure biologiche o qualche altra coltura particolare, ma la nostra filosofia rimane quella di andare avanti a piccoli passi, sia perché le nostre risorse, economiche e di tempo sono quelle che sono, ma anche perché ci piace fare le cose per bene: per lo zafferano abbiamo studiato per un anno, trovare qualcos'altro richiederà lo stesso impegno.

 

Quando si dice a qualcuno che le sue braccia sono state rubate all’agricoltura non gli si sta facendo un complimento. Voi invece avete come motto “braccia restituite all’agricoltura”
Anche se scherzosamente, significa per noi rivendicare il desiderio di ritornare alla terra.
Io lavoro tutto il giorno al computer, ma sono più felice quel sabato o quella domenica in cui lavoriamo in campo 10/12 ore. Non lo vediamo come un lavoro meno dignitoso, anzi, è un lavoro che da da mangiare e siamo orgogliosi di poter essere un po' contadini. Poi dietro c'è il rimando a quello che vogliamo fare a livello sociale, perché pensiamo davvero che l'agricoltura sia uno strumento educativo e un mezzo molto valido per star bene.

 

In che modo questo ritorno alla terra sta cambiando te e i tuoi compagni di viaggio?
Ci sta insegnado ad essere un po' più semplici. Il lavoro fisico e la condivisione della fatica aiutano molto a stringere delle amicizie. Per ora ci basta questo, poi siamo pronti a metterci in gioco, gradualmente e con le dovute cautele, ma chissà, potrebbe anche darsi che io e o qualcuno degli altri ci si trovi poi un giorno cambiare lavoro, a cambiare vita.

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