Un treno verso la vita. CasAmica accende i riflettori sui pellegrini della salute

Scritto da   Domenica, 15 Maggio 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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400mila all’anno. Tanti sono i cosiddetti “pellegrini della salute”, persone costrette a lasciare la propria città per curarsi in strutture più attrezzate per la propria malattia.
Per portare l’attenzione sul dramma dei pellegrini della salute sabato 21 maggio partirà dalla stazione termini “Un treno verso la vita”. Grazie al sostegno della Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane un treno d’epoca a vapore porterà in Vaticano 500 persone che avranno l’opportunità di attraversare la Porta Santa e riceveranno il saluto e la benedizione di Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Gianfranco Ravasi.


L’iniziativa è organizzata da CasAmica, che in trent’anni di attività a Milano ha ospitato gratuitamente circa 70.000 persone (4.000 l’anno), tra malati e parenti, e che tra poco aprirà una struttura di accoglienza anche nella capitale.
Lucia Vedani, presidente di CasAmica è intervenuta su A Conti Fatti, programma realizzato dalla redazione di economiacristiana.it, trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni Domenica alle 15,40 e in replica il Lunedì alle 11.35


Cosa fa CasAmica?
CasAmica è una fondazione che aiuta le persone che devono sottoporsi a cure oncologiche di radio o di chemioterapia presso gli istituti nazionali dei tumori, in particolare quello di Milano.
Le persone vengono a curarsi da tutta Italia e non hanno alloggio a Milano quindi CasAmica ha aperto i battenti per aiutare e sostenere queste famigliole, dar loro un alloggio, una casa, amicizia e solidarietà. Noi vogliamo sostenere soprattutto i parenti che rimangono stravolti dalla lontananza e non hanno praticamente contatti con i famigliari, che distano anche 1000/2000 km. Ad esempio in questo periodo ospitiamo due coniugi di Lecce, lui ha 41 anni ed è molto malato, che non vedono i loro due bambini da sei mesi perché le spese per farli venire a Milano sono esagerate e non possono permettersele.

 

Cosa vuol dire accogliere un malato e le famiglie che sono costrette a spostarsi per assisterlo? Di cosa hanno bisogno?
Queste persone hanno bisogno assolutamente di un tetto, di un posto dove sentirsi capiti, amati. Io li trovavo sulle panchine e la trovavo un'ingiustizia sociale enorme, non è pensabile che dopo una chemioterapia uno abbia una panchina e una fontanella, come assistenti.
Io volevo dare loro una famiglia perché hanno bisogno di tutto.
Hanno bisogno di essere accolti, sostenuti, da noi perdono la paura e la paura si trasforma in speranza perché vedono tante altre persone, malate come loro, che ce la fanno, che tornano a casa loro e questo da sostegno.
Hanno bisogno di compagnia, di condivisione. Per noi volontari questo significa condividere la misericordia su cui Papa Francesco batte continuamente; dobbiamo farci carico di questa esperienza, condividerla con loro, tenerli per mano e portarli a una speranza, a una serenità che ovviamente da soli non riescono a raggiungere.
Molto spesso i pazienti sono soli, abitano in una piccola pensione o un appartamentino e vengono colti da forme depressive molto gravi. Queste cose non succedono da noi perché sono circondati dall'affetto degli altri, di tanti volontari, ma anche dagli altri malati che si stringono attorno a chi è più grave di loro.

 

Voi da ormai 30 anni siete presenti a Milano. Tra poco aprirete una casa anche a Roma.
A Milano ormai siamo conosciuti, dopo trent'anni di lavoro e 70 mila persone accolte, ne accogliamo circa 4mila l'anno con 100 posti letto.
Ora arriviamo a Roma dove non ci conosce ancora nessuno.
Apriremo verso metà Giugno vicino all'ospedale di Trigoria che ha bisogno di una casa come la nostra perché, essendo un po' decentrato, le persone hanno quanto mai bisogno di un alloggio dove spendere pochissimo o nulla e anche solo attraversare Roma è proibitivo per tante persone anziane che non ce la fanno a sostenere l'andirivieni.

 

Per sostenere questa apertura il 21 maggio avete organizzato l’iniziativa “Un treno verso la vita”. Come si svolge e in che modo sarà usato il ricavato?
La finalità è far conoscere Casa Amica, in modo che la gente focalizzi cosa siamo, le problematiche delle persone malate che non hanno un alloggio a Roma e i drammi di queste famigliole divise a metà tra il meridione o le isole e Roma dove è in cura l'ammalato.
Il treno farà conoscere questo pellegrinaggio del dolore, ma anche della speranza, di queste persone che non si possono curare nei nelle loro città di provenienza perché non hanno centri così importanti come quelli di Roma e di Milano.
La finalità è anche quella di raccogliere i fondi per sostenere le famiglie che hanno i bambini in cura presso il Bambino Gesù o presso il Campus Bio-Medico o il Regina Elena dove noi presteremo servizio. Ci sono genitori che non vedono i bimbi che hanno al paese da 6/7 mesi perché non si possono permettere il viaggio in treno, ne per loro ne per i loro famigliari che li raggiungano nei luoghi di degenza.

Recentemente a Milano è mancata una bimba di 12 anni che è stata nostra ospite per mesi. Per il trasporto della salma hanno chiesto alla famiglia chiesti 5.000 euro che per loro era una somma irraggiungibile e noi di CasAmica abbiamo fatto una raccolta per poter pagare loro questo viaggio.
Tutto il ricavato che arriverà dal “Treno verso la Vita" servirà a sostenere i viaggi di ritorno a casa delle persone o per offrire a un nonno o a un bambino un viaggio per far si che possa raggiungere l'ammalato nelle grandi città dove viene curato.

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