Scuola: lavoro e bullismo, soluzioni arrivano dal sud

Scritto da   Domenica, 24 Luglio 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Uno dei compiti primari della scuola è preparare e, quando possibile, introdurre i giovani al mondo del lavoro. Uno degli strumenti più utilizzati per perseguire questo scopo è la cosiddetta alternanza scuola - lavoro: progetti in cui gli studenti delle scuole superiori vengono inseriti in contesti aziendali ancora duranti il corso degli studi. Spesso però, al conseguimento del diploma, il cordone si interrompe e i ragazzi devono affrontare soli il mondo del lavoro. 
Daniele Manni, professore di informatica dell'Istituto Tecnico Commerciale Galilei-Costa di Lecce, ha fatto un passo in più creando una società cooperativa per trasformare la creatività dei suoi studenti neodiplomati in start up, nuove imprese di lavoro, nei campi dell'innovazione e delle tecnologie. Per questa iniziativa è stato nominato l'anno scorso per il prestigioso Global Teacher Prize, il cosiddetto premio Nobel dell'insegnamento.

 

Il prof. Manni è intervenuto all’interno di “A Conti Fatti”, programma a cura di economiacristiana.it, trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni domemica alle 15.40.

Quali sono i problemi maggiori che incontrano i suoi studenti, e gli studenti in generale, una volta diplomati, per entrare nel mondo del lavoro?
Sottolineo il fatto che io insegno in un istituto tecnico-economico, che non è un liceo e che deve preparare i ragazzi in due direzioni, in due sensi: sia proseguire gli studi universitari, sia dare l'opportunità, poi, di cercare un lavoro senza proseguire gli studi universitari. I maggiori problemi riscontrati sono quelli classici che sentiamo e leggiamo sui giornali: il lavoro c'è o ci sarebbe ma le aziende non trovano, nei nostri giovani, capacità e conoscenze tali da poter soddisfare le loro richieste. E' qui che consiglierei al mondo della scuola e al mondo dell'impresa di incontrarsi, perché è un paradosso che le imprese si lamentino che non ci siano giovani preparati e che la scuola diplomi tanti giovani che non riescono a trovare lavoro. Questa soluzione la chiamo "formazione on demand": mi piacerebbe che le scuole chiedessero alle imprese del territorio qual è la preparazione di cui hanno bisogno i giovani per essere assunti in quelle aziende, e mirassero la formazione in quella direzione; e chiedo alle imprese di rivolgersi alle scuole, comunicare con loro, appunto, dicendo quali possono essere le professionalità più richieste.

Che cos'è Arianoa, e come aiuta i ragazzi ad entrare nel mondo del lavoro?
Arianoa è un incubatore di start u". In parole povere è una società che da la possibilità ai nostri giovani, tutti minorenni, di poter sperimentare le loro idee d'impresa. In Italia, da minorenni, non si può avere una propria società, quindi non si può, in teoria, operare realmente con un'idea d'impresa. Arianoa viene loro in aiuto: un ragazzo ha un'idea; si inventa una nuova maglietta; la deve stampare; ha bisogno di fatturare: la società Arianoa appoggia quest'operazione e fa in modo che possa ricevere ed emettere le fatture, e gli da anche la possibilità di guadagnare grazie alla sua idea. E' vero che il ragazzo sotto i diciotto anni non può avere un'impresa, ma può guadagnare dei soldi reali, mentre studia, rilasciando delle ricevute per prestazione di lavoro occasionale.

Può citare qualche esempio di start up create dai suoi ragazzi?
Una si chiama "Island of host", fondata da Antonio Scarnero: un ragazzo, che in questi giorni sta sostenendo gli esami di maturità. E' una società che vende online spazi web. Un'altra start up è stata formata da quattro studenti, due ancora studenti e due neo diplomati: "Smart Siti", dove "s-i-t-i" non è un errore; si occupano appunto di creare siti web con la caratteristica di confezionarli con cura sartoriale. Un'altra bella start up che sta per nascere è la "Netropolitana", scritta con la N, una sorta di rete ferroviaria virtuale, dove ogni linea rappresenta un settore merceologico.

Nel presentare quest'intervista abbiamo usato il termine alternanza scuola-lavoro, perché è la definizione del metodo più utilizzato per facilitare la fase di passaggio dagli studi alla vita lavorativa; voi però preferite definire Arianoa come un raccordo scuola-lavoro. Che differenza c'è tra i due approcci: tra l'alternanza e il raccordo?
L'alternanza classica è quella applicata anche all'interno della nostra scuola: il ragazzo va presso un'impresa per un certo periodo più o meno lungo, due, tre, quattro settimane, in cui interrompe il corso degli studi e trascorre quelle mattinate presso un'impresa. E' sicuramente un passaggio molto importante per entrambe le parti: il ragazzo o la ragazza, si rendeno conto di che cos'è il lavoro, un ambiente lavorativo; l'azienda si può rendere conto di come è preparato il ragazzo e se gli può interessare. Quello che noi proponiamo è una sorta di creazione d'impresa all'interno della scuola stessa: quindi il ragazzo non va presso un'azienda a dare una mano, ma crea una propria idea imprenditoriale nuova e la porta avanti, con creatività e impegno, diventando un mini imprenditore.

Lei è un insegnante di informatica, una materia che si presta all'innovazione, alle capacità ed anche alle preferenze dei ragazzi. Ma a un insegnante di materie umanistiche, come l'italiano, o il latino, sarebbe consigliabile intraprendere la strada che avete aperto voi?
Si, può essere consigliabile. Discipline come quelle che ha menzionato si prestano un tantino meno, mentre altre discipline come economia, diritto, matematica, sono tutte indicate in questo senso. E' vero che io insegno informatica e che molte delle start up create dai miei ragazzi hanno una base informatica: magari sono siti, app; però c'è anche un 30-40% di queste start up che si muove in altri ambienti. Ci sono start up che riguardano il territorio, la promozione del turismo, i prodotti agroalimentari, che utilizzano l'informatica solo come qualsiasi altra azienda potrebbe fare: usando il web e i social, mentre la sostanza ha veramente molto poco a che fare con i computer.

Alcuni suoi studenti, utilizzato gli strumenti dell'informatica hanno creato il sito mabasta.org, un progetto di contrasto al bullismo che si serve di un sito e dei social network. Può questa attività e darci un'idea delle dimensioni del problema del bullismo scolastico, per come da lei viene percepito?
Questo è un caso un po' atipico, nel senso che è una classe prima, e di solito con le classi prime non ci spingiamo verso quello che può diventare una start up, ma portiamo avanti dei progetti. In questa classe, in particolare, a gennaio abbiamo sentito raccontare la pessima storia di una ragazza dodicenne, di Pordenone, che ha tentato suicidarsi per via di questo problema. Ne abbiamo parlato un po' in classe e abbiamo notato che il tema toccava molto. Da lì l'idea di un progetto sul tema del bullismo.
Mi ha colpito moltissimo la domanda di una ragazza che chiedeva come mai in altre scuole succedessero queste cose, mentre qui (nell'Istituto Tecnico Commerciale Galilei-Costa di Lecce, ndr.) è tutto molto pacifico da questo punto di vista. Ovviamente non ho saputo dare una spiegazione, però è nata l'idea muovere qualcosa e fare in modo che, magari, [altre scuole] possano essere come la nostra. Insistiamo molto nel "fare": mi piace che ci sia della concretezza nelle cose che fanno i ragazzi. Pian piano, siamo partiti dall'idea di creare semplicemente dei video divulgativi, che potessero sensibilizzare sul tema; poi invece progetto è cresciuto ed è venuto in mente di creare una vera e propria associazione fatta da ragazzi, da studenti. E' partita da Lecce, ma l'idea è quella di creare un'associazione nazionale in cui tutti gli studenti che non sopportano il bullismo possano unirsi a dire "basta!". Il nome del progetto è un acronimo che sta per "Movimento Anti Bullismo Animato da Studenti Adolescenti".
Questo progetto, per certi versi e per fortuna è "scoppiato in mano", nel senso che è passato subito sui media nazionali; tutta la nazione ne è venuta a conoscenza: da un lato è servito a sensibilizzare ancora di più, dall'altro è servito a far conoscere quest'idea dei ragazzi, che sta crescendo molto in fretta. Quello che non avevamo previsto a gennaio oggi sta accadendo: "Ma Basta" sta diventando una vera start up sociale. Infatti, proprio in questi giorni, è in atto un'azione di crowdfunding per raccogliere circa 5000 euro da utilizzare, a partire dal prossimo anno scolastico, per mettere in piedi alcune delle idee nuove e rivoluzionarie dei ragazzi.

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