Botteghe artigiane: un caso esemplare.

Scritto da   Domenica, 31 Luglio 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Il Ministero del Lavoro ha recentemente lanciato il progetto Botteghe di Mestiere e dell'Innovazione, che nel prossimo futuro darà a centinaia di giovani disoccupati tra i 18 e i 35 anni, la possibilità di effettuare un tirocinio retributo in un'azienda a carattere artigianale nei campi dell'enogastronomia, la meccanica, il legno, l'arredo, la moda, l’artigianato artistico e così via. Tra le 5000 realtà imprenditoriali di tutta l'Italia che si sono offerte per trasmettere le proprie competenze a una nuova generazione di artigiani, c'è la storica Sartoria Ragusa che da quasi 60 anni crea abiti da cerimonia a Palermo. La titolare, Tiziana Ragusa, è intervenuta all’interno di “A Conti Fatti”, programma a cura di economiacristiana.it, trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni domemica alle 15.40.

Ci racconti l'origine e il presente dell'impresa della sua famiglia.
La sartoria Ragusa nasce nel 1961. E' stata fondata da mio padre, il maestro sarto Lillo Ragusa. In realtà siamo già alla terza generazione, perché anche la nonna materna era una sarta; quindi diciamo che l'artigianato scorre nelle nostre vene. 

Che tipo di produzioni fate, e quante persone lavorano nelle vostre attività tra familiari, collaboratori e apprendisti?
Abbiamo diverse realtà. Da sempre ci occupiamo di realizzare abiti su misura per uomo e di camiceria. Da quando sono tornata a vivere a Messina ci occupiamo anche della donna e nello specifico della sposa. Con noi lavorano circa quindici persone tra sartoria, produzioni, apprendisti e addetti alla vendita.

Che momenti ha passato la vostra azienda in tutti questi decenni? Quali sono stati i periodi migliori per l'artigianato sartoriale e quali invece gli anni più difficili?
Gli anni '60 e '70 hanno visto l'esplosione massima dell'attività: c'erano numeri davvero notevoli. Con l'avvento della confezione, la sartoria ha subito una flessione. Devo però dire che chi ama il prodotto qualitativo, un prodotto artigianale, non si è mai allontanato dalla sartoria. Quindi, anche se con numeri diversi, noi continuiamo a lavorare per tanti nostri clienti. L'artigianato, come l'economia in generale, ha sicuramente risentito delle flessioni del mercato: i primi anni '90 con Tangentopoli hanno visto un calo nelle vendite, così come qualche anno fa. Questo periodo di crisi si è visto anche nel calo dei matrimoni, che invece adesso sono tornati ai livelli ordinari di nozze celebrate, a Messina ma credo, in generale, in Italia.

Quanto è importante l'apprendistato dei giovani per portare avanti la vostra professionalità? La disciplina attuale del lavoro, vi permette di far svolgere questo necessario tirocinio al meglio delle possibilità?
Credo che l'apprendistato sia fondamentale per la crescita e la formazione dei giovani. Questo lavoro ha bisogno di tanto tempo per poter formare dei professionisti seri e in questo le istituzioni stanno cominciando pian piano ad aiutare le aziende. Potrebbero fare ancora di più: aiutarci a livello fiscale e burocratico; sicuramente si dovrebbe snellire un po' il sistema.

La sua è fra le migliaia di aziende che hanno aderito al bando del Ministero del Lavoro e da settembre ospiterete dei giovani apprendisti. Che cosa vi aspettate da loro? Che cosa chiedete loro e cosa darete loro in cambio sul piano professionale?
Aspettiamo due stagisti. I ragazzi hanno avuto una formazione accademica, quindi hanno fatto tanta teoria; adesso è il momento di mettere in pratica ciò che hanno imparato sui libri, ed è molto importante che ciò avvenga nei tempi giusti perché per imparare questo nostro lavoro ci vogliono tanto tempo, dedizione e pazienza.

Sappiamo che la vostra azienda, in passato, ha anche esportato e avviato collaborazioni all'estero, nel nord Italia e negli Stati Uniti; come esponente di successo del mondo dell'artigianato, che cosa chiede alle istituzioni per proteggere e promuovere il made in Italy?
Sicuramente il valore aggiunto del prodotto fatto in Italia dovrebbe essere maggiormente tutelato dallo Stato, snellendo la burocrazia per le aziende, e anche a livello fiscale e contributivo per i nostri dipendenti. Questo potrebbe essere un grande aiuto per noi, piccole realtà artigianali, che crediamo nel valore del prodotto fatto in loco.

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