Gestire un bene come testimonianza del Vangelo

Scritto da   Domenica, 09 Ottobre 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Lo scorso 6 ottobre un incontro organizzato da Nova Res dal titolo “I luoghi dell’accoglienza cristiana” ha proposto una riflessione su tutti questi luoghi alle prese con la necessità di dotarsi di modelli di gestione compatibili con il contesto globalizzato nel quale si opera nel rispetto del significato evangelico della propria missione e dei propri carismi. Tra i relatori Lorenzo Pilon, avvocato ed esperto in diritto ecclesiastico, ha proposto una riflessione sulla gestione dei beni ecclesiastici come occasione di testimonianza in una società alle prese con cambiamenti molto profondi.

Pilon è successivamente intervenuto su “A conti fatti”, programma realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso da Radio Vaticana Italia.

 

Nel suo intervento si è parlato di amministrazione dei beni temporali ecclesiastici in un mondo che cambia. Come sta cambiando il mondo?
Sta cambiando su più piani e molto velocemente.
La crisi del 2008 ha messo in discussione sicurezze economiche e stati sociali che sembravano ormai consolidati e questo in molte persone ha generato una crisi identitaria e di valori che si sta manifestando un atteggiamento molto difensivista per cui l'altro, soprattutto se bisognoso, non è considerato una risorsa, ma sempre una minaccia.
Sul piano politico l'Europa è in crisi. L'Europa unita era un sogno che oggi viene da più parti messo in discussione; il lavoro che ha fatto l'Europa comunitaria è andato verso l’unità economica e poco verso quella sociale e politica.
La politica sociale che oggi abbiamo davanti è improntata sull'idea della filantropia, poco su quella della solidarietà e per nulla sulla categoria della carità che è quella che più ci appartiene. Tutto questo crea dibattito anche interno al mondo cristiano e in particolare in quello cattolico che è ancora confuso e alla ricerca di una pastorale efficace.

 

In questo contesto come deve cambiare la gestione di un bene ecclesiastico sempre mantenendo ferma la propria funzione e vocazione?
Fin dai primi secoli l'idea del bene temporale ecclesiastico come strumento a garanzia della libertà di evangelizzare fa parte della tradizione cristiana e della tradizione giuridica canonistica.
I beni temporali ecclesiastici vanno gestiti quali strumenti di libertà in funzione del fine principale che è quello missionario. Vanno quindi gestiti nel rispetto della generosità di chi ha contribuito a donarli e con i criteri della trasparenza e della sobrietà.

 

L’eventuale ingresso di laici nella gestione dei beni ecclesiastici non potrebbe minare la finalità pastorale degli stessi?
C’è un dato storico di cui bisogna prendere atto che è quello della crisi delle vocazioni ecclesiastiche. Due sono gli effetti che da questo derivano da questa crisi: il primo è che non esiste più la possibilità per il religioso, indipendentemente dal ruolo o ministero cui è chiamato, di estraniarsi dall'azione amministrativa; il secondo effetto è che è la comunità cristiana ad essere messa al centro, laici e religiosi insieme in quanto appartenenti della comunità dovranno svolgere la funzione tipica della Chiesa che è quella del culto e dell’evangelizzazione, anche attraverso l'azione amministrativa.
La comunità diventa la testimone dell'annuncio di Cristo ed è anche attraverso l'azione amministrativa che deve diventare testimonianza evangelica, sia che a capo ci sia un religioso che amministra da solo, sia che ci siano religiosi e laici che amministrano insieme, sia che chiamati all'amministrazione siano solo laici.

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