Bring the Food: un sito e un'app per donare il cibo in eccesso

Scritto da   Domenica, 11 Dicembre 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Secondo l'Istat, in Italia, oltre un milione e mezzo di famiglie, per un totale di circa 4 milioni e mezzo di persone, vive sotto la soglia di povertà assoluta, ovvero quella che assicura l'acquisto dei beni primari come il cibo e il vestiario. Nello stesso tempo, nel nostro paese, si spreca un'enorme quantità di cibo: a seconda delle stime si parla di un terzo o addirittura della metà di quello disponibile che finisce tra la spazzatura.

Per contrastare queste due ingiustizie, e fare in modo che i generi alimentari in eccesso non prendano la strada della discarica ma vengano distribuiti a chi ne ha bisogno, ci sono delle reti di solidarietà che si avvalgono della tecnologia per far incontrare donatori, enti caritativi e persone bisognose. Un esempio è Bring The Food, letteralmente "Porta il cibo", un progetto lanciato dalla Fondazione Bruno Kessler di Trento. La nostra rubrica "A Conti Fatti" trasmessa da Radio Vaticana 105.0, ha incontrato Adolfo Villafiorita, responsabile dell'Unità di ricerca "ICT4Good" che opera all'interno della fondazione.

In quale contesto è nata l'idea di Bring the Food, e qual è l'intento di questa iniziativa?
Bring The Food nasce all'interno di un centro di ricerca, la Fondazione Bruno Kessler, da un'unità che si occupa di informatica per lo sviluppo sociale ed economico: quindi verfica come l'informatica può essere utilizzata per contribuire a migliorare le condizioni sociali ed economiche in situazioni di marginalità. L'idea è nata diversi anni fa all'interno di un hackathon, una maratona di programmazione: un evento in cui i volontari si trovano per costruire soluzioni che possano dare valore e aiutare le persone. L'idea è piaciuta da subito ed ha interessato diversi enti che raccolgono eccedenze alimentari; da allora è nata una collaborazione molto stretta con alcuni di questi enti proprio per supportare ed aiutare la raccolta di alimenti.

Come funziona la condivisione di cibo attraverso questo software? Chi lo mette a disposizione, in che modo, e chi sono le persone destinatarie delle donazioni?
L'applicazione è disponibile via web all'indirizzo www.bringfood.org ed è accessibile a tutti. Diamo la possibilità a privati di segnalare eccedenze di alimenti o raccogliere donazioni, e in questo caso è utilizzata più come un'applicazione anti spreco. Mentre con diverse reti di raccolta abbiamo delle collaborazioni specificamente mirate a raccogliere donazioni da particolari donatori, e renderle disponibile a persone che hanno bisogno. Ad esempio, in Veneto lavoriamo con le ACLI che hanno messo in piedi una rete di raccolta, chiamata "Rete Solida": raccoglie eccedenze di produzione e, grazie anche alla nostra applicazione, negli ultimi due anni sono riusciti a ridistribuire più di 900 tonnellate di prodotti, che poi hanno raggiunto circa 19.000 persone.

Da quanto tempo è attiva l'applicazione e quali risultati avete raggiunto finora?
L'applicazione è attiva da ormai quattro anni. Negli ultimi due anni abbiamo avuto una crescita più spiccata grazie alle collaborazioni con diversi enti. Con le ACLI lavoriamo nell'ambito delle eccedenze di produzione, dove le donazioni sono molto grandi in termini numerici, e richiedono l'uso della nostra soluzione per essere efficienti nella distribuzione. In Trentino Alto Adige lavoriamo con il locale Banco Alimentare che in particolare si occupa di raccolta nel settore della ristorazione aziendale e con i piccoli esercenti di alimenti. In questo caso in realtà il problema è opposto: sono donazioni che hanno un "basso indice di recuperabilità" e devono essere utilizzate molto rapidamente per conservare tutte le proprietà e qualità dei prodotti. In questo caso abbiamo attivato una collaborazione con diverse mense aziendali, e abbiamo aiutato a raccogliere 2 tonnellate di prodotti negli ultimi sei mesi.

A parte queste grandi realtà, quali sono i donatori più attivi? Quali categorie di privati o enti?
Tra i donatori più attivi nell'ambito della ristorazione collettiva potremmo mensionare Cir Food e Risto3 che stanno collaborando col Banco Alimentare; per quanto riguarda le ACLI: una serie di organizzatori, si chiamano monoproduttori, che sostanzialmente gestiscono eccedenze di produzione. Abbiamo appena attivato una rete nella provincia di Parma che utilizzerà l'applicazione per la raccolta di eccedenze. Per quanto riguarda il lato privato, la "funzione anti spreco", abbiamo alcune centinaia di utenti; i volumi però in questo caso sono naturalmente più contenuti... per fortuna: vuol dire che lo spreco domestico in realtà è più ridotto, meno significativo, che in altri settori.

A questo proposito, come può contribuire un privato cittadino o un piccolo gruppo, ad esempio parrocchiale? Come si entra nella rete?
E' molto semplice: sul sito bringfood.org è possibile registrarsi gratuitamente. L'uso dell'applicazione è gratuito. Nel caso di reti di raccolta il nostro consiglio è di entrare in contatto con noi, perché poi mettiamo a disposizione tutte le nostre risorse per aiutare a mettere in piedi la rete, e fare in modo che l'uso dell'applicazione, in realtà molto semplice, risulti particolarmente intuitivo.

Quali sono gli sviluppi futuri per questo progetto? Ci può spiegare anche l'ambito diverso delle due applicazioni parallele: GasApp e BTF Ristorazione?
Abbiamo ideato Bring The Food come un'applicazione per donare le eccedenze alimentari e poi ci siamo accorti che lo stesso motore, la stessa tecnologia, può essere utilizzata per una nuova applicazione, GasApp, che sostanzialmente intende aiutare i Gruppi di Acquisto Solidali nel gestire i propri acquisti. Anche in questo caso abbiamo un'applicazione per web e telefonino. L'applicazione web si trova sul sito gasapp.me, mentre sul Playstore di Google è possibile scaricare le relative applicazioni per telefonino. L'uso, anche in questo caso, è gratuito per i gruppi di acquisto solidali. L'obiettivo e l'intento è favorire il km zero, i piccoli produttori, e aiutare i gruppi di acquisto a semplificare le loro attività gestionali.
Un'altra direzione verso cui ci stiamo muovendo è mettere insieme i tre elementi: sostenibilità, salute e donazione. Lo spreco alimentare ha sicuramente un impatto sul pianeta: alcune stime dicono che tra il 30 e il 50% delle emissioni di gas serra dipende dall'agricoltura e dall'allevamento; quindi ridurre gli sprechi significa far bene al pianeta, e riuscire a migliorare la dieta, la qualità dei prodotti che si mangiano, non solo fa bene a noi ma anche al pianeta. Uno studio, ad esempio, riporta che se i suoi abitanti seguissero meglio le indicazioni e le raccomandazioni relative alla buona alimentazione, il Regno Unito ridurrebbe del 17% le proprie emissioni di gas serra. Il terzo fattore, ultimo ma non in termini di importanza, è il contribuire ad aiutare le persone che hanno bisogno, e quindi sostanzialmente favorire un accesso più equo al cibo: un accesso migliore e dignitoso a un bene così prezioso.

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