Rifiuti organici: compost e bio gas dalla raccolta differenziata di "verde" e "umido"

Scritto da   Domenica, 18 Dicembre 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Rifiuti organici: compost e bio gas dalla raccolta differenziata di "verde" e "umido"

In molte città italiane è stata avviata la raccolta differenziata della frazione organica: ovvero gli scarti alimentari e vegetali domestici. A Milano, ad esempio, funziona talmente bene che il capoluogo lombardo detiene il record mondiale di cittadini serviti dalla raccolta dell'umido, e riescono a differenziare 100 kg a testa. 
Dove finiscono tutti questi scarti organici? Quali vantaggi economici e ambientali si possono trarre dal loro trattamento? In "A Conti Fatti" ne abbiamo parlato con Massimo Centemero, direttore generale del Consorzio Italiano Compostatori, l'associazione che riunisce imprese, enti pubblici e privati, coinvolti nella produzione di fertilizzanti organici e biogas.

Quali sono le amministrazioni locali più efficienti?
Dobbiamo partire dall'alto: non c'è l'obbligatorietà della raccolta del rifiuto organico, purtroppo. Speriamo che lo si faccia a livello europeo così da svilupparla in tutti gli stati membri. A partire dagli anni '90 ci sono state delle indicazioni da parte delle regioni: tutte le regioni hanno pianificato un obiettivo di raccolta differenziata. Ricordo che la Lombardia aveva posto un obiettivo del 35% di raccolta differenziata, in generale, non solo del rifiuto organico. I primi attori sono quindi le regioni che danno il via a una pianificazione. A suo tempo c'erano le province, che facevano la pianificazione provinciale; ma soprattutto sono i comuni, che hanno il contatto diretto con i cittadini, che poi organizzano la raccolta differenziata e la comunicazione. Quindi gli attori principali sono il comune e i cittadini.

Quali scarti biologici finiscono nella filiera del compostaggio? Quali rifiuti sono differenziabili, come vengono lavorati e qual è il prodotto finale?
Abbiamo due grandi categorie. Il rifiuto dei parchi e dei giardini pubblici e privati viene definito "il verde2; ce ne sono grossi quantitativi soprattutto nelle aree periurbane, intorno alle grandi città come Milano, Roma e i capoluoghi di provincia. Il secondo grande blocco di materiali organici differenziabili è quello che viene volgarmente definito "umido": sono gli scarti di origine alimentare.
Ognuno di noi produce scarti alimentari nella preparazione e dopo il pasto. Noi lavoriamo nel settore della raccolta differenziata e del rifiuto organico, soprattutto umido, però è bene dire che bisogna consumare tutto ciò che acquistiamo; poi, ciò che non rientra nella dieta, è giusto differenziarlo in quella classe che definiamo "umido domestico".
Queste due tipologie di materiale normalmente vanno ad impianti di compostaggio. La trasformazione, che dura 70/90 giorni, produce un fertilizzante organico, il compost, che viene utilizzato in agricoltura, nel vivaismo; alcune aziende lo mettono nei sacchetti di terriccio che poi noi andiamo a comprare al supermercato. Quindi c'è un pieno principio di economia circolare, cioè un ritorno alla terra di quello che dalla terra è derivato: il rifiuto organico.
Gli impianti di compostaggio si stanno trasformando ed evolvendo: hanno inserito una parte di gestione anaerobica. Quindi non si produce solo compost ma anche biogas, e in questi mesi stanno iniziando le prime costruzioni di impianti a bio metano.
Il settore si sta trasformando: dalla sola produzione di compost, l'evoluzione del settore provvederà la produzione sia di compost che di bio metano; metano che verrà messo in rete per il consumo domestico, oppure che potrà essere utilizzato per l'autotrazione, per rifornire di carburanti i mezzi pubblici o privati.

Lei dirige un consorzio di operatori del settore del compostaggio e della produzione di biogas. Quanti impianti ci sono in Italia, e dove sono dislocati?
Gli impianti sono circa 250, distribuiti un po' su tutto il territorio nazionale. Circa 150 sono impianti di taglia industriale, mentre gli altri sono impianti piccoli, comunali o sovra-comunali. Li troviamo dal nord al sud, però devo dire con rammarico che sono soprattutto al nord, un po' al centro e poco, purtroppo, al sud. Dobbiamo assolutamente sviluppare le raccolte differenziate della parte organica e del rifiuto, soprattutto nel centro e nel sud Italia.

Lei si è dichiarato soddisfatto degli ultimi dati (100 kg di oranico pro capite l'anno) e dello sviluppo del settore del compostaggio. Come si può migliorare? Quali sono le potenzialità e le necessità di questa filiera?
Siamo arrivati a questo "obiettivo 100", cioè ognuno di noi differenzia 100 kg di rifiuto organico. Cento chili per 60 milioni di abitanti sono 6 milioni di tonnellate. Stimiamo che si dovranno ancora differenziare circa 2/2,5 milioni di tonnellate di rifiuto organico. Quindi manca ancora una bella fetta di questo mercato, e manca soprattutto nelle grandi città e nel sud Italia.
Si devono mettere in atto delle politiche per organizzare le raccolte differenziate del rifiuto orgaanico, per far si che siano fattibili e sostenibili nelle grandi città, negli agglomerati urbani e rurali del sud Italia: pensiamo a Roma, Napoli, Bari, Palermo; pensiamo ad alcune città grandi del nord, come Genova ed altre ancora, dove questa raccolta differenziata non è arrivata. Questi sono gli orientamenti per arrivare al 100% di differenziazione per questa tipologia di rifiuto.

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