Il Natale dei rifugiati al Centro Astalli In evidenza

Scritto da   Domenica, 25 Dicembre 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Sebbene molti di loro non siano cristiani, il Natale è un momento particolare anche per le migliaia di rifugiati che arrivano in Italia fuggendo da nazioni e situazioni di conflitto. Molti sono accolti a Roma da strutture religiose e civili, che rispondendo ai dettami di papa Francesco stanno moltiplicando gli sforzi per aprire le porte dell'accoglienza. Ne abbiamo parlato in "A conti Fatti" con padre Camillo Ripamonti, presidente dell'Associazione Centro Astalli, sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS), impegnata da anni ad accogliere e fornire servizi a queste persone bisognose di assistenza.

Chi sono oggi, a fine 2016, i rifugiati che arrivano in Italia? Da quali paesi provengono, da quali situazioni si allontanano e che prospettive hanno una volta arrivati in Europa?
Quelli arrivati nel 2016 sbarcando sulle nostre coste provengono prevalentemente dall'Africa subsahariana: dalla Nigeria, dal Corno d'Africa. Scappano da persecuzioni, alcune volte personali, legate al credo religioso, altre volte da situazioni di instabilità politica dei loro paesi. Per tutti c'è una situazione di grave ingiustizia che caratterizza il continente africano. Le persone sono vittime di questa ingiustizia che in parte noi, come occidente, abbiamo condizionato nel corso degli anni.
Inoltre sono sempre più quelli che fuggono dai disastri ambientali che i cambiamenti climatici stanno determinando.

Il Centro Astalli si appoggia a diverse altre strutture, come la Casa di madre Teresa, il Centro Pedro Arrupe, la Casa di Marco e altre. Ci può descrivere le diverse attività di questi luoghi, che sono anche indicative delle diverse situazioni dei rifugiati?
I servizi del Centro Astalli sono su più livelli: ci sono dei livelli di prima assistenza, ma poi ci sono dei centri di accoglienza dove le persone vivono e imparano a riappropriarsi della loro quotidianità. Il centro Pedro Arrupe è il centro per le famiglie rifugiate; di supporto ci sono delle case famiglia per minori non accompagnati, come la Casa di Marco e la Aver Drom. Nella grande struttura del centro Pedro Arrupe c'è poi una casa famiglia per mamme in difficoltà.
A Roma ci sono altre tre realtà di accoglienza: due accolgono circa 70 uomini dai 20 ai 30 anni; poi c'è una realtà di accoglienza per circa 30 donne dai 20 ai 30 anni. E' un servizio di accompagnamento per queste persone che, superata la fase delle prime necessità, si avviano a un cammino di integrazione sul territorio.

La prospettiva è quella dell'integrezione sul posto o della partenza verso altre destinazioni?
E' molto varia, soprattutto nel centro di via degli Astalli. Incontriamo persone molto diverse: alcune sono di passaggio, altre sono più stanziali. Quelli che arrivano ai centri di accoglienza hanno una progettualità più intensa sul territorio di Roma, del Lazio o comunque, in generale, in Italia. Nel corso degli ultimi anni, grazie alla collaborazione di 25 istituti religiosi di Roma, accogliamo un centinaio di persone che, uscite dai centri di accoglienza, si avviano sempre più ad un processo di integrazione nel territorio di Roma e del Lazio. Hanno un piccolo lavoro e il bisogno di una maggiore stabilità, dal punto di vista affettivo, di relazione, ma anche lavorativo. Gli istituti religiosi, dopo l'appello di papa Francesco, hanno dato la disponibilità ad accompagnare queste persone e a creare quel clima di relazione.

Quali sono le attività particolari del centro in questo periodo di festività, e come possono gli ascoltatori volenterosi contribuire ad aiutare queste persone e il vostro sforzo?
La nostra attività per i giorni di Natale cerca di ricostruire il clima familiare. Bisogna sottolineare che la maggior parte delle persone nei nostri centri sono di religione musulmana, però sono molto rispettose della nostra sensibilità di cristiani e cattolici; allora si crea un momento di festa, familiare, e nei vari centri di accoglienza si organizzano feste con i bambini, la tombola o dei momenti di convivialità con gli ospiti e i volontari. Questo clima familiare che si costruisce è fondamentale per i rifugiati che, non dimentichiamolo, spesso fuggendo interrompono le loro relazioni. Questo è un modo per ricostruire le relazioni. Come aiutarci? Come dicevo ci sono dei momenti di festa con le tombole; quindi ci sono dei regali che noi diamo ai bambini e agli ospiti. Si può contribuire condividendo dei regali, oppure partecipando a questi momenti di convivialità che ci sono nelle varie realtà distribuite sul territorio di Roma (per informazioni: Ass. Centro Astalli tel. 0669700306 - www.centroastalli.it).

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