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Terremoto: il futuro di Arquata è nel recupero della propria identità culturale In evidenza

Scritto da   Lunedì, 27 Febbraio 2017 12:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font
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L'Oratorio della Madonna del Sole di Arquata dopo il terremoto del 30 ottobre - Foto da: www.fondoambiente.it

Fino al 24 agosto scorso Arquata del Tronto era uno dei tanti, splendidi, borghi antichi degli appennini. Abitato da oltre 1000 persone e incastonato nella natura di ben due parchi nazionali, il Gran Sasso e i Monti Sibillini. Il paese è celebre per la sua rocca medievale e per il Vino Pecorino, vitigno autoctono marchigiano. Un connubio tra storia, arte, natura ed eccellenze gastronomiche che però il terremoto di agosto, e la seconda serie di scosse di fine ottobre, hanno quasi completamente raso al suolo. Ci sono però dei segnali di ripresa, per lo meno culturale. Ne abbiamo parlato in "A Conti Fatti" (rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana 105.0) con Alessandra Stipa, presidente del Fondo Ambiente Italiano delle Marche che sta promuovendo un progetto di ricostruzione tra le macerie di Arquata.

Presidente, può tracciare una storia di Arquata in questi mesi terribili, dalla prima scossa 24 agosto fino ad oggi?
La scossa del 24 agosto è durata oltre due minuti, e ha creato i danni noti. Poi la particolarità di questo terremoto, occorre sempre ricordarlo, è che le scosse sono continuate con un ritmo sostenuto tra i 2 e i 4 gradi della scala Richter, per culminare poi con quelle del 26 e del 30 ottobre. Mentre il 26 ottobre, a prescindere da Pescara del Tronto, gli altri borghi erano grosso modo rimasti in piedi subendo crolli parziali, la scossa del 30 ottobre ha buttato giù quasi tutto. Si tratta di crolli "totali", e la differenza è sostanziale.

Come vivono gli abitanti di Arquata e dei borghi del circondario? Abbiamo visto in foto e filmati che il paese è completamente distrutto. Dove sono oggi, e che speranze hanno di tornare?
La differenza tra crollo totale e crollo parziale incide in maniera enorme sul morale e sulle capacità organizzative dei cittadini. Questi borghi del nostro appennino sono borghi fantasma: non c'è quasi più nessuno e c'è stato un esodo verso la costa; un massiccio esodo che comunque deve essere in qualche modo frenato. Sono stata nella zona rossa cinque volte e ho notato, con estremo stupore, che i cittadini avevano fatto, perlomeno fino ai primi di novembre, una sorta di transfert tra le loro vite e i beni identitari più significativi del loro territorio. Per fare un esempio, mi sono trovata lì quando la sindone veniva portata via da Arquata del Tronto, naturalmente per essere ricoverata nella diocesi di Ascoli Piceno. I cittadini si opponevano in maniera, direi quasi "feroce", perché non volevano questa spoliazione dei beni. Questo ha costituito un altro significativo problema perché il Ministero dei Beni Culturali si è trovato spesso ad operare in situazioni non condivise dalla cittadinanza. Ora una parte vuole tornare e una parte è perplessa. Certamente la situazione è molto difficile.

Sappiamo che ad Arquata la rocca medievale è uno dei pochi edifici rimasti in piedi. Qual è l'importanza, anche economica, delle opere d'arte in questi luoghi?
Negli ultimi sette, otto anni si era verificata una sorte di rivoluzione culturale: molte amministrazioni di questi piccoli borghi dell'entroterra appenninico avevano finalmente compreso la grande potenzialità che avevano. Un esempio di tutto questo sono state le giornate FAI di primavera del 2016, che hanno visto proprio Arquata del Tronto mettersi in mostra attraverso una rassegna, non solo dei suoi beni culturali più significativi, ma anche di tutte le realtà economiche locali, piccole aziende agricole per lo più, che nei due giorni delle giornate FAI hanno fatto una mostra-mercato con i loro prodotti. Ciò aveva portato a un maggior dialogo tra le pro loco di Amatrice, Norcia, Arquata, e di tutta questa catena di borghi meravigliosi disseminati sugli appennini. Naturalmente il terremoto ha interrotto anche questo, ed è una cosa di cui tener conto: è chiaro che facendo di nuovo le casette o dando loro modo di tornare ad abitare lì, dobbiamo tener conto che devono tornare ad avere un'identità culturale; quella che permetterà poi la fruizione di questi borghi a gente che viene da fuori. Altrimenti restano isolati: sono borghi poco abitati, non riescono ad avere un'autosufficienza, se non vista nella chiave prospettica di un'ulteriore offerta culturale diretta ai visitatori, che comprenda le vicine Ascoli Piceno, Macerata, Camerino e tutti i piccoli borghi disseminati nell'entroterra.

In questo senso si inserisce il progetto della ricostruzione dell'Oratorio della Madonna del sole, portato avanti dal FAI. Ce ne può parlare?
L'Oratorio della Madonna del Sole è forse, nell'arquatano, il bene più significativo. È un tempietto ottagonale, quindi dalla forma inusuale, su disegno di Cola dell'Amatrice (XVI sec., ndr.). Dentro ci sono degli affreschi, ugualmente di scuola crivellesca; quindi è particolarmente significativo. Sorge in una località, Capodacqua, che era particolarmente ridente. Sia i cittadini residenti, che sono pochi perché è un piccolo borgo, sia i capodacquani che sono a Roma, prima del sisma si erano auto tassati per dare del denaro al parroco di Capodacqua che aveva intrapreso il restauro di questi affreschi. Poi, noi siamo riusciti a collaborare con il Ministero dei Beni Culturali, con il commissario Errani (Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione sisma 2016, ndr.) e con la protezione civile e la chiesa è stata messa in sicurezza. Questo le ha permesso di resistere al sisma del 30. È rimasto l'unico simbolo della bellezza del luogo, perché purtroppo le altre chiese, dopo i crolli parziali del 24 agosto, sono crollate quasi per intero; mentre questa chiesetta è rimasta in piedi, quindi effettivamente è diventato un luogo-simbolo e adesso tutti gli abitanti, che sono a San Benedetto del Tronto, ci chiedono di far presto. Stiamo aspettando l'apertura delle strade, perché per ora non è possibile arrivarci. Abbiamo fatto una grande campagna raccolta fondi e raccolto 200.000 euro. Vogliamo dire a tutti i cittadini italiani che vogliano aiutarci, che questo bene rimarrà in piedi e rappresenterà la profonda valenza storico-culturale di questa zona. Invito tutti gli italiani che vogliono collaborare a collegarsi con il sito del FAI; troveranno le indicazioni per dare il loro contributo, piccolo o grande che sia. Appena avremo le strade aperte, verranno i nostri tecnici, faremo il progetto in simbiosi con la Sovrintendenza, e procederemo poi con una gara d'appalto. Il lavoro verrà appaltato, possibilmente, a delle imprese locali. Questo sarà molto importante perché è l'unico bene, per ora, rimasto in piedi nell'arquatano.

L'Oratorio della Madonna del Sole di Arquata dopo il terremoto del 30 ottobre - Foto da: www.fondoambiente.it Foto: www.fondoambiente.it
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