Dal Malawi alle Filippine in “Azione contro la fame” In evidenza

Scritto da   Domenica, 05 Marzo 2017 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Dal Malawi alle Filippine in “Azione contro la fame”

Lotta contro la fame e impegno e nell’assistenza alle popolazioni in difficoltà.
L’organizzazione umanitaria Azione contro la Fame da 35 anni affronta situazioni di criticità dovute a conflitti, disastri naturali e insicurezza alimentare cronica.
Sulla rubrica radiofonica “A Conti Fatti” la testimonianza  della responsabile delle emergenze per Azione contro la Fame, Chiara Saccardi.

 

Lei è stata sul campo in diversi contesti emergenziali: Filippine, Malawi, Sudan, Equador. Cosa vuol dire gestire un’emergenza?
Gestire un'emergenza può essere una cosa molto complessa perché le emergenze possono essere di diverso tipo: abbiamo emergenze per dei conflitti o scontri tra gruppi armati, per questioni che possono essere vincolate ai cambiamenti climatici oppure a problemi politici, economici, di sicurezza.
Gestire un'emergenza vuol dire quindi innanzitutto capire il contesto, capire che cosa sta succedendo e capire la rapidità che serve per portare un aiuto umanitario alle popolazioni colpite.


In Malawi in particolare il fenomeno del Ninho sta privando 3 persone degli alimenti base necessari alla sopravvivenza.
Il Malawi è un paese che si conosce poco e che tutto sommato gode di una certa stabilità dal punto di vista della sicurezza e del contesto politico, ma è un paese che sta soffrendo di una crisi alimentare. Il fenomeno del Ninho e i cambi climatici stanno avendo un impatto diretto sulla capacità di produzione del paese, manca l'acqua perché non piove nel periodo in cui ci si aspetta che piova e non si riesce a garantire l'alternanza nelle coltivazioni. Dallo scorso anno è stata dichiarata una crisi alimentare e si calcola che siano 2 milioni e 800mila le persone colpite da questo problema.
Il paese dipende largamente dalle importazioni di derrate alimentari dall'estero, ma il fenomeno del Ninho sta colpendo diverse zone, per cui anche i paesi vicini non riescono a provvedere al mais o ad altri alimenti base della dieta delle popolazioni del Malawi. La popolazione vive di commercio e agricoltura e non potendo più coltivare viene meno la capacità economica, non hanno più lavoro e questo può avere un peso altissimo sulla popolazione di un paese come il Malawi che non ha altre risorse naturali; il paese dipende dall'agricoltura e l'agricoltura è proprio quello che sta mancando.

 

Com'è la vita in loco di un operatore umanitario?
È fondamentale l’aspetto umano e il rapporto con la popolazione locale. Le popolazioni locali sono le prime ad attivarsi per far fronte al problema per sono loro che ci insegnano e ci guidano nell'identificazione di ciò di cui hanno bisogno, sono loro che ci dicono cosa manca e cosa non funziona bene a livello territoriale. Sono la nostra base di lavoro; come professionisti del settore umanitario abbiamo un portato di esperienze, capacità tecnica, una professionalità specifica a mettere a disposizione di queste persone, ma lavoriamo insieme, mettendo a frutto quello che noi siamo capaci di fare con quello che la loro conoscenza del territorio e la loro capacità di essere presenti lì dove è necessario quando è necessario.

 

Che esperienza è dal punto di vista umano?
Assolutamente arricchente. Vedere che essere lì a lavorare con loro è utile è una soddisfazione molto grande, è la finalità per cui lavoriamo in questo settore.
A volte è utile anche solo essere lì. Noi abbiamo la nostra esperienza, la nostra capacità, abbiamo accesso a diverse risorse tra cui i fondi per sostenere i progetti, portiamo gli aiuti, portiamo gli alimenti o l'accesso all'acqua, le strutture sanitarie, ma la base è proprio essere proprio lì con loro, fargli sapere che non sono soli e che stiamo dedicando tempo e risorse per risolvere un problema che li coinvolge a livello quotidiano.

 

Cosa succede una volta gestita la prima emergenza?
Purtroppo le emergenze hanno un decorso molto lungo. Noi ci ricordiamo dell'emergenza immediata come un tifone o un terremoto quando la prima cosa è essere rapidi nella risposta, la cosa di cui c'è assolutamente bisogno è la capacità di rimanere, di poter dare una risposta a lungo raggio, di poter accompagnare il processo perché passati il primo, il terzo, il sesto mese ci sarà bisogno di ricostruire e di restituire una certa stabilità alle persone.

 

Le popolazioni che incontra sono rassegnate alla propria condizione?
Assolutamente no. È impressionante arrivare in paesi come il Malawi, le Filippine dove c'è stato un tifone o arrivare in un paese con un conflitto in corso il Sud Sudan, e trovare persone che, pur vivendo in una situazione di emergenza che può durare molto tempo, non sono rassegnate.
Queste persone sono potenti, forti e combattono per sistemarsi e tornare alla normalità, ma hanno bisogno di un appoggio extra quando le cose diventano difficili ed è per quello che è importante esserci e capire l'importanza di poterli accompagnare e aiutare.

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