Oltre l'accoglienza: formazione e lavoro per i minori stranieri non accompagnati In evidenza

Scritto da   Domenica, 30 Aprile 2017 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Oltre l'accoglienza: formazione e lavoro per i minori stranieri non accompagnati

C'è un fenomeno in crescita in questo momento storico di stravolgimenti politici e conflitti armati localizzati in Africa e medio oriente: l'arrivo in Europa di Minori Stranieri Non Accompagnati, ragazzi che per sfuggire a guerre, povertà, carestie e dittature, affrontano viaggi rischiosi verso i paesi più ricchi, nella speranza di un futuro migliore. Diventa cruciale, oltre a una prima accoglienza dignitosa e celere nel risolvere problemi logistici e burocratici, inserirli in un percorso di inserimento sociale e di formazione professionale che possa aiutarli nell'integrazione in una società del tutto differente da quella di origine. Un percorso che possa, infine, dar loro anche un lavoro che li renda parte attiva della comunità e permetta loro di sostenere le famiglie a distanza. Ne parliamo con Flavia Cerino, avvocato civilista e immigrazionista, referente del progetto "Fare sistema oltre l'accoglienza"

Quale sono le finalità le modalità del progetto?
Abbiamo visto che questi ragazzi arrivano poco allenati al lavoro, senza una conoscenza del mondo italiano ed europeo, e da qui è nato il progetto. Quindi: un fare sistema oltre l'accoglienza; perché i minori, in Italia, in qualche modo sono accolti, ma quando finisce il periodo della accoglienza c'è bisogna di una concertazione di forze, di energie, di volontà per sostenere il loro percorso. Abbiamo avviato il progetto anche con il contributo degli imprenditori dell'economia di comunione: con una cooperativa qui in Sicilia, la Foco Formazione e Comunione, che si trova in provincia di Ragusa, e con molti altri partner che hanno voluto aderire al progetto, dando un contributo o mettendo a disposizione le loro risorse.

Il progetto è in corso, quanto è stato fatto finora e con quali risultati?
Abbiamo coinvolto di maniera diversa circa 40 ragazzi tra i 16 e i 19 anni. Abbiamo attivato due percorsi di formazione. Un percorso abbastanza classico: quello della formazione professionale seguito da un inserimento al lavoro. Classico ma breve: corso di formazione di 450 ore compreso un periodo di stage, e quindi un avvio al mondo del lavoro dopo una formazione specifica. I ragazzi di Catania hanno fatto un corso per magazziniere; un altro gruppo di ragazzi è stoto inserito nel mondo del lavoro direttamente attraverso dei tirocini formativi; un altro gruppo ha potuto beneficiare di alcune borse di studio per un corso di formazione per mediatori interculturali. Un'altra parte del progetto è stata dedicata agli operatori dell'accoglienza. Con il Centro Orizzonte Lavoro dei Salesiani di Catania abbiamo organizzato un corso di formazione per diventare tutor dell'orientamento al lavoro: una figura delle strutture dell'accoglienza prevista anche nei vademecum ministeriali, per la quale, di fatto, è però molto difficile avere una specializzazione. Il progetto, che è molto ricco e variegato, ha previsto anche il coinvolgimento di vari gruppi di famiglie italiane per ospitare questi ragazzi e far loro trascorrere qualche giorno di vacanza in altre città, fuori della Sicilia. Ad oggi circa venti famiglie hanno ospitato i ragazzi a Vigevano, Milano, in Abruzzo, a Roma, in Toscana, Calabria, e nella Sicilia stessa ovviamente; per dar loro la possibilità non solo di vedere altri posti ma soprattutto di inserirsi in un tessuto familiare italiano, che sicuramente è molto diverso dal tessuto delle comunità.

Lei ha anche la tutela di alcuni di questi ragazzi e di altri l'ha avuta in passato. Come si svolge l'istituto della tutela nella pratica e quali sono i diritti che più spesso vengono negati ai minori stranieri?
La tutela, nella pratica, significa avere la rappresentanza legale di un minorenne: l'equivalente della rappresentanza legale che ha un genitore rispetto a un figlio. Significa firmare, dopo averne preso consapevolezza, una serie di atti e documenti: permesso di soggiorno, ispezione scolastiche, rilascio del codice fiscale, ispezione al servizio sanitario. Nella pratica si tratta di avere una serie di adempimenti, e soprattutto di verificare che il ragazzo possa avviare il suo percorso di integrazione. I diritti negati ai minori: il primo riguarda i sistemi d'accoglienza; perché l'Italia ha un sistema d'accoglienza per i minori, ma anche per gli adulti, estremamente variegato. Ad esempio può capitare che dei ragazzi che sbarcano al porto di Pozzallo, di Augusta o di Catania finiscano in un centro di ottima qualità, mentre altri possono finire in centri che hanno una natura emergenziale, quindi molto improvvisati, dove dovrebbero restare pochi giorni ma in realtà restano mesi e mesi. Questo compromette di molto il loro inserimento. Altri diritti negati sono i tempi per il rilascio di documenti, come il permesso di soggiorno, e la difficoltà per l'inserimento nel tessuto sociale, nella misura in cui questi centri di prima accoglienza in cui vanno i ragazzi sono lontani dei centri abitati. Quindi ci sarebbero grandi modifiche da fare rispetto all'attuale sistema d'accoglienza per i minori.

Al di là del fatto che il progetto può essere sostenuto anche da donazioni private, che cosa dovrebbero fare a suo avviso le istituzioni italiane ed europee per tentare di risolvere queste situazioni?
Bisognerebbe invertire assolutamente la rotta rispetto alle politiche migratorie che stanno mettendo in campo oggi l'Italia e l'Europa. Perché oggi in tutta Europa, Italia compresa, si sta tentando di portare il fenomeno migratorio al di fuori dei confini, creando dei grandi centri, dei grandi punti di raccolta dei migranti in Libia o in altri paesi africani. Ci vorrebbe l'inversione di tendenza. In secondo luogo occorre lavorare di più sulla cultura dell'accoglienza e dell'integrazione perché, su questo, ancora non ci siamo: lo straniero, l'immigrato che arriva, è sempre visto come un pericolo, un grande disturbo per noi. Su un piano più pratico: migliorare il sistema dell'accoglienza che è ancora eccessivamente eterogeneo come qualità. Quarto: migliorare i tempi per la regolarizzazione dei ragazzi che arrivano nel territorio italiano. Vuol dire dar loro velocemente un permesso di soggiorno che li faccia sentire una presenza stabile nel nostro territorio. Per sostenere il progetto ricordiamo che si chiama "Fare sistema oltre l'accoglienza". Esiste una pagina Facebook con numerosi aggiornamenti e un sito www.faresistemaoltrelaccoglienza.it con tutti i riferimenti per fare una donazione e sostenere le iniziative a favore di questi ragazzi.

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