Zanette: con Consorzio Prosecco Doc impegnati su sostenibilità e tutela del consumatore In evidenza

Scritto da   Domenica, 25 Giugno 2017 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Zanette: con Consorzio Prosecco Doc impegnati su sostenibilità e tutela del consumatore

Tra i prodotti che rendono l’Italia tra i paesi più apprezzati a livello internazionale c’ è certamente il Prosecco la cui produzione è cresciuta molto negli ultimi anni ed ha oggi, come sistema, ampiamente superato i 500 milioni di bottiglie, tra Prosecco Doc, Conegliano Valdobbiadene e Asolo prosecco.
Un comparto chiamato a stare al passo con le sfide di oggi, dalla lotta alla contraffazione al percorso verso la sostenibilità.

Ne parla intervenendo su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, Stefano Zanette, presidente del Consorzio per la tutela del Prosecco Doc

La Doc che lei rappresenta è la prima in Italia per numero di bottiglie prodotte. Quali sono i numeri principali della filiera?
La nostra Doc copre un territorio che si estende su nove provincie che complessivamente rappresenta un vigneto di 23.250 ettari che nel 2016 ha prodotto 410milioni di bottiglie.
È una realtà grande dal punto di vista territoriale, fatta da oltre 13mila aziende per una  media di 2/2,5 ettari di superficie ciascuna.


Parlando di sostenibilità il settore agricolo e quello vinicolo sono tra quelli più attenzionati dall’opinione pubblica. Sia per l’impatto che in generale il settore primario ha sull’ambiente in termini di emissioni di co2 sia per gli effetti sulla salute umana che potrebbero derivare da un uso di particolari prodotti nella coltivazione. Il consorzio da questo punto di vista cosa sta facendo?

I prodotti utilizzati sono comunque tutti autorizzati, ma sulla sostenibilità in questo momento si è cerata una grande attenzione attorno al mondo del vino e in particolar modo intorno a quello del Prosecco scatenando delle tensioni a livello sociale che sicuramente non sono favorevoli a quella che può essere la percezione di un prodotto che poi arriva al consumatore.
Come consorzio stiamo adottando da diversi anni delle indicazioni che vanno nella direzione della massima tutela del cittadino e del consumatore.


In che modo si applicano queste direttive su una platea fatta di tante aziende?

Tutte le decisioni sono condivise e hanno un indirizzo ben preciso e diretto. Le scelte che stiamo facendo sono innovative perché nessuno era mai arrivato a imporre al viticoltore in campagna l’esclusione di due fungicidi come il Mancozeb e il Folpet e del Glifosate che è un diserbante che crea molto allarme sociale.
È giusto intervenire perché siamo consapevoli che attraverso una viticoltura sempre più attenta all'ambiente e alla salute potremo avere un sempre maggiore coinvolgimento e apprezzamento da parte del consumatore non solo italiano, ma anche a livello internazionale.
Noi dobbiamo tener conto sia del mercato interno, che per noi rappresenta il 30% di questi 400 e oltre milioni di bottiglie, ma anche del 70% e vogliamo distinguerci per essere quelli che danno una linea virtuosa in questo senso.


Il rovescio della medaglia di questo successo è il cosiddetto sounding, ossia la diffusione di simil prodotti che sfruttano in maniera illecita un nome e una reputazione. Come vi state muovendo da questo punto di vista?
Diciamo che sono molto bravi quelli che vogliono imitarci, quotidianamente ci sono nuovi esempi. È una lotta che ci impegna quotidianamente con grande dispendio di energie e risorse; sul fronte della tutela sia a livello nazionale che internazionale abbiamo creato una società con gli altri due consorzi che operano nel mondo del prosecco, il Conegliano Valdobbiadene e l'Asolo prosecco, che opera in modo congiunto e stiamo ottenendo dei grandi risultati, anche grazie al sia delle istituzioni italiane che europee.


Si stanno sviluppando sempre più forme di turismo enogatronomico. Dal vostro punto di vista il fenomeno è in crescita e come si sta attrezzando il territorio per assorbire la domanda?
Questo è uno degli aspetti positivi e si collega al discorso dell'attenzione verso il territorio e il cittadino.
Diciamo che c'era una certa mancanza dal punto di vista della ricezione, delle strutture e dell'organizzazione necessaria a ricevere questi nuovi turisti che hanno delle esigenze specifiche.
Vedo che le aziende si stanno attrezzando e, anche grazie all'aiuto dei consorzi e delle organizzazioni che operano a livello territoriale, questa sarà una delle fonti di reddito che potrà portare un benessere ulteriore non tanto a chi opera già nel campo della viticoltura e dell'enologia, ma anche a chi può sviluppare delle attività integrative e ce ne sono tante. C'è tanto spazio per poter crescere in questo senso.

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