Mutti: le aziende non sono solo realtà economiche, ma si relazionano con le comunità e l'ambiente In evidenza

Scritto da   Domenica, 30 Luglio 2017 16:02 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Mutti: le aziende non sono solo realtà economiche, ma si relazionano con le comunità e l'ambiente

Tra le imprese che più si segnalano per progetti di responsabilità sociale e ambientale c'è l'industria di conserve Mutti, che adotta buone pratiche per la difesa della qualità dei prodotti e dell'ambiente, per la crescita professionale dei propri dipendenti e per il contrasto allo sfruttamento del lavoro irregolare che caratterizza il settore agricolo. Ne abbiamo parliato con l'amministratore delegato dell'azienda, Francesco Mutti, intervistato di "A Conti Fatti", rubrica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia 105.0, in una puntata dedicata all'economia responsabile.


La sua azienda gode di ottima reputazione sia per la qualità dei prodotti, sia per la responsabilità sociale in vari ambiti. Iniziamo dalle politiche aziendali del lavoro: quali sono i programmi di crescita e di tutela dei dipendenti?
Abbiamo diversi programmi. Il primo è quello legato agli stagionali. Introduciamo tanti giovani, che per la prima volta si affacciano al mondo del lavoro, con la nostra stagionalità che parte a fine luglio e finisce nella seconda metà di settembre. Ciò dà l'abbrivio iniziale a questi, per la maggior parte studenti, di conoscere direttamente il mondo del lavoro. Abbiamo una serie di politiche che dimostrano di avere un bassissimo turnover aziendale, e con persone che, anche partendo da posizioni relativamente modeste, sono riuscite negli anni a raggiungere la dirigenza all'interno dell'azienda. Questo grazie senz'altro a un percorso di grande impegno da parte loro, ma anche di formazione da parte dell'azienda: fra tutti ricordo la nostra scuola di formazione.
L'altro elemento importante credo siano le politiche riguardanti la famiglia. Contribuiamo in modo sostanziale al pagamento delle rette per l'asilo nido, e poi ancora per l'asilo; diamo premi alle famiglie che hanno ragazzi che studiano che possono essere raddoppiati qualora il talento impegnato dal giovane studente lo porti a raggiungere dei risultati particolarmente buoni a scuola. Il tutto poi si combina con dei programmi di reinserimento dopo il parto delle donne, che possono attivare dei periodi di part-time anche più lunghi di quelli previsti dalla legge, in modo da abbinare meglio il ruolo di madre a quello di chi vuole continuare e riprendere la propria attività lavorativa.

Data la particolarità del vostro prodotto, un alimento base della dieta mediterranea, voi avete anche la responsabilità di garantirne la qualità e la genuinità, a partire dal campo, e per tutta la filiera fino al confezionamento. È noto che applicate una rigida selezione per i fornitori, che tra l'altro, gratificate con un premio. Può parlarci di questa filiera che porta alla fine alla conserva etichettata col vostro marchio?
In un prodotto estremamente semplice come il nostro la qualità della materia prima è il primo elemento; ed forse l'elemento che maggiormente impatta sulla qualità del prodotto finito. Naturalmente c'è tutta la componente tecnologica, l'attenzione ai singoli passaggi, ma la materia prima è l'elemento cardine per ottenere qualità.
Investiamo tanto sui nostri agricoltori. A Parma abbiamo circa 300 agricoltori, e un numero simile anche nello stabilimento di Oliveto Citra (in provincia di Salerno, ndr.) specializzato nelle specialità del sud Italia. Sono persone con cui si è formata una fortissima collaborazione, in modo particolare a Parma, perché qui siamo presenti da più di cento anni mentre al sud siamo da solamente cinque anni. Noi investiamo e paghiamo la materia prima mediamente oltre il 10% in più rispetto alla media del mercato. Naturalmente questo permette a noi di diventare un'azienda assolutamente e particolarmente attraente, e ci consente poi di selezionare i migliori coltivatori. Alla fine di tutto questo c'è il concorso del Pomodorino d'Oro, un ulteriore premio: di ogni singolo carico che entra in azienda analizziamo oltre venti parametri; si fa una graduatoria e, alla fine dell'anno, i migliori cinquanta produttori ricevono un pagamento extra, legato alla loro posizione in classifica e al numero di quintali o tonnellate che hanno consegnato in azienda. Perché a noi naturalmente interessa avere importanti quantità di prodotto della qualità migliore. Ciò crea un meccanismo virtuoso, che spinge ogni anno tutti gli agricoltori a migliorare la qualità della loro materia prima.

Il settore agricolo in cui operate, quello del pomodoro, purtroppo, in Italia è flagellato dalla piaga del caporalato e dello sfruttamento della manodopera straniera e irregolare. Come si contrasta questo fenomeno?
Come azienda abbiamo posto in essere diverse politiche. Innanzitutto una conoscenza e una frequentazione veramente costanti delle aziende agricole e degli agricoltori che compongono la nostra base di riferimento. Conoscendo la persona cominciamo a scremare discretamente. Poi chiediamo loro il Documento Unico di Regolarità Contributiva, che ci permette di avere un'ulteriore certificazione della regolarità, negli anni, dei loro pagamenti. Ma soprattutto, molto più importante del DURC, noi chiediamo ai nostri agricoltori di effettuare tutta la raccolta esclusivamente su base meccanica; qualora si debba intervenire, invece, con manodopera diretta, ci devono preavvisare e noi dobbiamo rilasciare una singola autorizzazione. Anche su un prodotto come il ciliegino, un pomodorino molto piccolo che fino a qualche anno fa era tutto raccolto a mano, abbiamo introdotto la raccolta meccanica proprio per evitare e scongiurare alla radice il problema. Detto questo, personalmente credo che il grande motore per sradicare completamente questa piaga debba essere la parte istituzionale: è questa che deve agire in modo costante sul mondo agricolo e industriale affinché questa piaga venga completamente e definitivamente eliminata.

Mutti ha anche una buona fama di azienda attenta all'ambiente, tanto che persino il WWF, con cui collaborate, spende parole di apprezzamento per i vostri parametri ambientali. Può riassumere le voste politiche ecologiche e i risultati raggiunti?
Abbiamo cominciato da cinque o sei anni un progetto con il WWF che si articola su singoli progetti differenti. Siamo partiti da quelli relativamente più semplici, come quello energetico, dove alla fine abbiamo avuto una riduzione di circa il 27% delle nostre emissioni di CO2. Abbiamo fatto un interessantissimo progetto per la riduzione dell'utilizzo d'acqua, non tanto al livello dello stabilimento, dove già c'era un livello di efficientamento molto, molto elevato, ma soprattutto in campagna; quindi coinvolgendo ancora una volta la nostra filiera agricola. Lì abbiamo ottenuto degli importanti risultati, intanto ponendo attenzione al problema; perché, come tutte le risorse che non si pagano, ogni tanto se ne sottovaluta l'importanza, e questo è un grande peccato. In primis gli abbiamo dato attenzione, ma poi soprattutto alcuni strumenti: tra i quali delle sonde che permettono di misurare a diverse profondità l'umidità del terreno, per sapere in modo più scientifico quando in effetti le pianta necessitavano di ulteriore irrigazione. Questo permette dei risparmi progressivi.
Questi sono i progetti sviluppati nel corso degli ultimi quattro anni. Oggi stiamo approcciando dei nuovi capitoli legati soprattutto alla biodiversità e alla sostenibilità più allargata, dal punto di vista ambientale. Un progetto che abbiamo attivato l'anno scorso si articolerà nel prossimo quinquennio con due o tre matrici prevalenti: una è la creazione di aree dedicate, di fianco delle coltivazioni, in modo che si possa avere la coabitazione tra una parte coltivata e una parte lasciata in "greening" (le regole per un'agricoltura sostenibile voluto dall'Europa prevedono la diversificazione delle colture e il mantenimento di aree ecologiche naturali intorno ai campi, ndr.), con una serie di attenzioni che consentano all'habitat naturale di mantenersi vicino alle coltivazioni stesse. Tutto questo consente una riduzione progressiva dell'impatto ambientale dell'azienda e delle sue coltivazioni.

La responsabilità sociale, l'attenzione all'ambiente, il corretto rapporto con i lavoratori, sono compatibili con l'impresa? Non rappresentano dei costi maggiori a scapito dell'interesse ultimo di un imprenditore e degli azionisti?
Vi è un interesse e un dovere dell'impresa di generare reddito, perché questo è la fonte da cui si può attingere per fare investimenti, incrementi salariali, ricerca e sviluppo e politiche ambientali. Detto questo, che l'azienda deve generare: un conto è l'interesse degli azionisti, un conto è l'estremizzazione dell'interesse. Credo che oggi definire un'azienda esclusivamente come una realtà economica, sia profondamente forviante: dev'essere anche e prevalentemente economica; ma soprattutto dev'essere una realtà integrata sempre più con la comunità locale, con l'ambiente al quale si relaziona. Questo, a mio avviso, si traduce in politiche di lungo termine che forse non massimizzano al centesimo il ritorno sull’investimento dell'azionista, ma senz'altro danno un valore, sia tangibile sia intangibile, molto, molto più forte e permettono un radicamento estremamente superiorevdella società nei confronti della comunità. Quindi, alla fine, forse non si massimizza ma comunque credo sia assolutamente compatibile.

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