Anvu, insieme per sciogliere il cappio dell’usura In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 06 Dicembre 2017 12:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Anvu, insieme per sciogliere il cappio dell’usura

Sono moltissime le persone, imprenditori, commercianti, privati cittadini che, a causa di un momento di difficoltà economica, finiscono nel cappio dell’usura. Una volta entrati nella trappola uscirne è estremamente complicato, l’usura non si accontenta mai e rapidamente e non solo si riprende con interessi enormi quanto prestato, ma spreme le proprie vittime all’infinito, fino, talvolta, alla morte.
L’Anvu - Associazione Nazionale Vittime dell’Usura – si propone di assistere sotto diversi punti di vista, giuridico, legale, e personale, i cittadini vittime di attività estorsive ed usurarie.
Interviene su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, la presidente dell’associazione, l’avvocato Monica Nassisi.

 

Che tipo di servizi offre l’Anvu a chi le si rivolge?
L'Anvu offre ogni tipo di assistenza, amministrativa, penale, psicologica, perché il primo bisogno che hanno le vittime dell'usura, dell'estorsione e del racket, è proprio di incontrare delle persone che conoscono bene quello che stanno provando per assisterle in modo particolare a presentare la denuncia per fare in modo di fermare questi aguzzini che stanno rovinando la loro vita.
Li seguiamo nell'ambito della fase istruttoria, nel procedimento penale e anche nelle pratiche amministrative con possibilità di accedere ai fondi antiusura stanziati per le vittime di usura, estorsione e racket.

Quanti trovano la forza di farsi aiutare da realtà come la vostra e quanto passa di solito tra l’inizio del ricatto e questa decisione?
Purtroppo passa tanto tempo, spesso si arriva all'associazione o si cerca aiuto quando si pensa di non avere più speranza.
Purtroppo i soggetti vittime di usura pensano che con il pagamento dell'ultimo importo, dell'ultima rata, si libereranno non sapendo che non se ne esce mai perché è un continuo rialzare la posta da parte degli usurai che li considerano come dei bancomat. C'è tanta paura, non tanto per se stessi, quanto per le persone che vivono intorno perché si ha paura che vengano coinvolti figli, genitori, compagni di vita.
Si arriva qui quando si pensa che non c'è più niente da fare e anche lì è difficile far capire che l'unica scelta è quella di denunciare, anche se i tempi non sempre sono molto veloci e quindi si lasciano le vittime in gravissimo pericolo.

Chi si rivolge a voi effettua contestualmente una denuncia o ci sono anche situazioni in cui si chiede aiuto, ma non si ha ancora il coraggio di rivolgersi alle forze dell’ordine?
Ci sono molte persone che si rivolgono a noi e non hanno coraggio, il loro è un grido di aiuto perché sperano che noi possiamo trovare una soluzione e magari sostituirci loro attivando quello che è l’intervento delle forze dell’ordine, cosa che noi facciamo assumendoci la responsabilità, soprattutto quando pensiamo che ci sia un pericolo di vita per le vittime e per i loro familiari.
Non ci tiriamo indietro e ascoltiamo sempre questo grido di aiuto, ma cerchiamo anche di fare in modo che siano loro a presentare la denuncia e a spiegare meglio come sono andate le cose.

Dal punto di vista psicologico ed emotivo con che tipo di persone vi trovate a relazionarvi?
Persone completamente distrutte che vivono nel terrore, che hanno paura anche della loro ombra e che pensano che la loro vita sia finita.
Anche noi dell’associazione siamo spesso sotto pressione perché temiamo per loro e che possano fare gesti sconsiderati perché qualcuno pensa anche che togliersi la vita sia l’unica soluzione anche per liberare la famiglia. È molto difficile restituire la speranza nel futuro a queste persone.

Spesso le vittime dell’usura sono imprenditori in difficoltà. Che ricaduta ha il fenomeno sul tessuto economico della società?
Un effetto devastante.
Spesso, e ormai da tanti anni, il ricorso all’usura è causato proprio da quello che è il sistema bancario attuale che non consente l’accesso al credito a causa di quelle maledette segnalazioni alle centrali rischio che non tutelano, come doveva essere nello spirito della legge, il consumatore, l’imprenditore o comunque l’utente, ma solo il sistema bancario che, a fronte di grandi profitti soprattutto in quelle che sono le fasce più deboli, non si assume rischi quindi imprese, famiglie, consumatori in alcuni casi si trovano a dover ricorrere all’usuraio quando vengono chiusi i rubinetti delle banche.
Quando l’imprenditore si rivolge all’usuraio mette a rischio tutta l’attività e l’effetto è devastante sui lavoratori; il nostro vicepresidente Luigi Leonardi aveva due fabbriche, quattro punti vendita e a causa dell’estorsione tutto è finito, non c’è più attività e come lui tantissimi altri imprenditori con famiglie che rimangono improvvisamente senza reddito.

Dal punto di vista normativo di cosa ci sarebbe bisogno nel nostro paese?
Le leggi in realtà ci sono, ma ci vorrebbe puntualità nella loro applicazione e soprattutto, a mio modo di vedere, ci dovrebbe essere un intervento per quanto riguarda il sistema bancario perché è l’origine dell’usura criminale; è da lì ché si parte per gettare imprese, famiglie, commercianti e professionisti nelle mani degli usurai.
Bisogna in primo luogo riformare le modalità di accesso al credito, ritornando a quella che era la funzione sociale e di spinta per l’economia, ma fino a quando non ci sarà questo ci sarà ancora il ricorso all’usura e da lì l’estorsione e la morte dell’economia e dello sviluppo.


Dal punto di vista penale cosa rischia un usuraio?
Dal punto di vista penale, se viene accertata l’usura, rischia condanne abbastanza rilevanti, però è molto difficile provarlo, ci vuole una grande attenzione soprattutto nelle fasi di indagine e negli accertamenti precedenti. Le condanne possono anche essere rilevanti, anche se sono sempre molto blande a meno che non ci sia la ricorrenza del vincolo associativo e quindi l’usura si inserisca in un contesto di associazione a delinquere, soprattutto di stampo mafioso.

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