Aielli (AQ): quando la mano dell’uomo e i terremoti segnano il destino di una comunità montana In evidenza

Scritto da   Mercoledì, 13 Dicembre 2017 12:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
Vota questo articolo
(0 Voti)
Aielli (AQ): quando la mano dell’uomo e i terremoti segnano il destino di una comunità montana

Recentemente il Comune di Aielli, circa 1500 abitanti in provincia de L’Aquila, è stato selezionato tra le “100 mete d’Italia” dall’Osservatorio delle Eccellenze Italiane. Si tratta di una rassegna di località portate ad esempio per la storia, l’arte, i prodotti locali, ma anche per l’ospitalità, la buona amministrazione e la capacità di reagire alle difficoltà. Aielli, comune montano dell’appennino abruzzese, nell’arco della sua storia millenaria, ha dovuto affrontare diversi momenti drammatici, dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Ne abbiamo parlato con il primo cittadino, Enzo Di Natale, intervistato in “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.

  


Signor Sindaco, può descriverci il suo comune, Aielli: la geografia del territorio, le attività economiche tradizionali e quelli invece più moderne?
Aielli è un piccolo paese in provincia dell'Aquila, quindi in Abruzzo, più o meno posizionato a metà della dorsale adriatica, perfettamente a metà strada tra Roma e Pescara, vicino anche al confine con il Lazio. È un centro che conta particolarmente su due abitati: Aielli alta e Aielli stazione. Un’economia tradizionale che è basata su quello che rimane dell’economia agricola, su un po’ di artigianato e su qualche insediamento industriale rimasto, nonostante il periodo di crisi che c'è stato dal 2008 ad oggi. Per quanto riguarda l'agricoltura del Fucino (la pianura a fondovalle, ndr) è presente qualche produzione agricola d’eccellenza, qualche presidio slow food e prodotti IGP.

Noi abbiamo preso la storia di Aielli ad esempio dei comuni montani perché, come altri comuni molto simili, è stata influenzata da diversi eventi storici. Ci racconti la reazione della comunità, per esempio al prosciugamento del lago del Fucino nell'Ottocento, e poi ai terremoti, abbastanza devastanti: quello del 1915 e l'ultimo de L'Aquila nel 2009.
Soprattutto i primi due, il prosciugamento del lago del Fucino e il terremoto del 1915, in particolare possono essere presi come date periodizzanti della nostra zona: della Marsica più in generale ma ovviamente anche del nostro paese più in particolare. Il prosciugamento del lago del Fucino ovviamente ha avuto un impatto importantissimo: era una comunità dedita principalmente alla pesca al lago e all’agricoltura di zona montana che, nell'arco di circa dieci anni, cioè da quando è  iniziato il prosciugamento a quando di fatto è stato bonificato, si è dovuta trasformare. Quindi, da popolo di pescatori ed agricoltori di zona montana si è dovuto reinventare e passare a un'agricoltura più intensiva, con il latifondo; perché alla fine il lago è diventato una grande pianura, con una grande proprietà privata dei Torlonia. Furono loro a bonificare il lago e lo resero ovviamente proprietà privata, quindi [gli aiellesi passarono] da pescatori agricoltori con proprietà privata a semplici braccianti presso altri latifondisti.
Una rivoluzione che c'è stata anche per quanto riguarda la morfologia e le caratteristiche del territorio.  Era un paese con un clima che si ritrova nei comuni adiacenti ai laghi, quindi aveva coltivazioni di ulivi, di vite, di zafferano, una ricca produzione di anice e frutteti che crescono in particolare in quei climi in cui appunto è presente un lago. Con la bonifica e il prosciugamento del lago, ovviamente, tutte queste caratteristiche e peculiarità vengono meno: si trasforma non solo il territorio, ma anche quello che nasce dal territorio. Quindi è stato un evento importantissimo per il nostro paese.
Il terremoto del 1915 è stato un evento devastante: nel nostro paese ha fatto percentuali di morti a due cifre: 205 morti su nemmeno 2000 abitanti. Anche questo, a livello geografico, ha avuto un impatto notevole, perché di fatto ha dato il via alla creazione del secondo abitato: Aielli stazione è nato in seguito al terremoto; le numerosissime case che erano crollate sono state poi ricostruite qualche anno dopo ad Aielli stazione. Quindi [il terremoto] ha cambiato la geografia, la morfologia, il tessuto politico e sociale del paese, creando quella frattura che tutt’ora comporta qualche problema; perché di fatto siamo un comune che ha due centri abitati, due parrocchie, due piazze, due vite che non sempre che viaggiano alla stessa velocità. E poi il 2009 (il terremoto de L’Aquila, ndr.) a ricordarci dopo quasi cento anni che siamo un territorio fortemente a rischio sismico, e che ha provocato ulteriori danni: non equiparabili a quelli del 1915, però di fatto abbiamo tutto le case del centro storico che sono diventate inagibili. Anche noi abbiamo nove MAP, i famosi in Moduli Abitativi Permanenti, che tutt’ora ospitano nove famiglie.
Quindi: eventi più che importanti per il nostro paese.

Il suo comune comunque è stato nominato tra le 100 Mete d'Italia grazie: “alla capacità di innovarsi, alla trasparenza della macchina amministrativa, al rispetto delle regole e della legalità”. Quali sono gli elementi di innovazione che stanno spingendo Aielli verso il futuro?
Abbiamo fatto semplicemente una campagna elettorale, due anni fa, basandoci su delle parole, dei termini, per esempio “trasparenza amministrativa”; e nei momenti in cui abbiamo affrontato le gare per le opere pubbliche, siamo andati di fatto oltre a quella che è la disciplina sulla trasparenza dei contratti pubblici. Che cosa abbiamo fatto? Per esempio, quando abbiamo messo a gara un progetto per il Lotto B di un edificio scolastico della nostra scuola in legno, più o meno 200 mila euro, abbiamo svolto la “pesca” delle ditte su cui poi costruire la gara in piazza e in diretta Facebook; quindi andando oltre gli obblighi della trasparenza. Questo non vuol dire però che chi non lo fa abbia qualcosa da nascondere o possa essere definito un politico corrotto; semplicemente pensiamo che siamo arrivati a un momento in cui la politica vive una fase di delegittimazione totale e quindi bisogna, da amministratori, andare a volte anche oltre gli obblighi di legge. Questo insieme ad altre iniziative, come per esempio l'affidamento della mensa scolastica e l'estrazione degli scrutatori fatta non per nomina ma con un'applicazione su un telefonino, fatte sempre in diretta Facebook, ci è valsa la nomina tra i candidati a 100 Mete d’Italia, per la capacità di rinnovarsi della trasparenza della macchina amministrativa.

Quanto della vita della comunità è ancora legato alla montagna, soprattutto in considerazione del fatto che voi siete alle porte del Parco del Sirente Velino, uno dei parchi dell'appennino centrale?
Attualmente la montagna, più che una realtà rappresenta un'opportunità. È diventata marginale nella vita, anche economica, del paese. Pochissime famiglie vivono di montagna, ad esempio di pascoli in alta quota. Non esistono più zone agricole in alta montagna e quindi, ad oggi, rappresenta un'opportunità per poter intercettare tutte quelle persone a cui la montagna piace per i cammini, la flora e la fauna. Fondamentalmente per noi dev’essere un'opportunità di sviluppo e di crescita. Il Parco Regionale Sirente Velino purtroppo è anche lo specchio dei malanni che vive la politica nazionale e regionale, perché è commissariato ormai da parecchi anni. Quello che è stato un punto di riferimento importante per lo sviluppo e la crescita del territorio dei paesi montani, è diventato oggi un lontano ricordo a cui spero mettano presto mano;  soprattutto per quanto riguarda la riforma della governance, perché ad oggi appunto è commissariata, e quando un parco è commissariato, di fatto non è più utile per intercettare ad esempio tutti i finanziamenti europei che esistono su quel versante, ma diventa semplicemente una serie di vincoli per i comuni che ne fanno parte. Quindi spero che a breve si metta mano anche a questa situazione, che per noi è di vitale importanza

Ci avviciniamo al Natale e ovviamente Aielli ha le sue tradizioni. Che cosa organizzerete in questo periodo?
Natale è il periodo in cui tornano gli aiellesi che per lavoro ormai risiedono altrove, per esempio a Roma o in altre città. Tramite un’offerta natalizia articolata vogliamo rendere questo, un periodo in cui stare bene insieme. La Fiaccolata della Pace è forse l'evento clou quest'anno, perché è arrivata al trentesimo anno. È una fiaccolata che quest'anno farà anche della solidarietà, perché verranno raccolti fondi destinati a un progetto finalizzato ad aiutare le popolazioni colpite dall’altro terremoto che c'è stato qui vicino: il terremoto di Amatrice dell'anno scorso. In particolare è un progetto che si chiama “Non lasciamoli soli”, curato dall'Ordine degli Psicologi d'Abruzzo, che fornisce assistenza alle popolazioni colpite dal terremoto. Quindi alla fine della Fiaccolata Della Pace, che partirà il 30 dicembre dalla cima di Monte San Pietro e scenderà giù fino al nostro centro abitato, verranno raccolti fondi che saranno poi indirizzati al progetto “Non lasciamoli soli”.

Il monte Velino - Foto valtercirillo / pixabay.com
Letto 869 volte

Informazioni aggiuntive