Solidarietà e sicurezza, luoghi comuni ed emergenze reali. Il “fronte” delle strade urbane visto dai volontari dei City Angels. In evidenza

Scritto da   Martedì, 12 Giugno 2018 19:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto Charlie_7777 / Pixabay.com

La cronaca e il dibattito politico in Italia fanno continuamente riferimento alla situazione delle città dove la crisi economica, le masse di profughi e migranti, il disagio sociale dei nostri tempi, mette spesso in crisi la convivenza civile. Le strade delle grandi metropoli, di giorno, ma sopratutto di notte, sono lo specchio del malessere, della nuova povertà e talvolta purtroppo anche delle violenze. Se ne parla nei salotti televisivi e nei comizi, spesso a sproposito e senza avere esperienza diretta della situazione reale. Ci sono però persone che ogni giorno, da anni, prestano assistenza a chi vive in strada, e contribuiscono alla sicurezza delle comunità in cui vivono. Sono i City Angels: basco blu e maglietta rossa, si definiscono "volontari di strada d'emergenza", e si propongono di aiutare chiunque ne abbia bisogno con un sorriso ma anche con azioni concrete. Ne abbiamo parlato con Mario Furlan, fondatore dei City Angels, intervistato nel programma “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmessaa da Radio Vaticana Italia 105.0.

Furlan, come quando e perché ha fondato i city angels?

Li ho fondati nel 1994 a Milano per dare vita a un'associazione diversa dalle bellissime associazioni di volontariato già esistenti. Ho voluto creare un gruppo di “angeli della strada”, angeli della città, da cui il nome City Angels. Grazie a Dio ci sono tantissime associazioni che aiutano i senzatetto; noi facciamo questo ma, in più, anche un'attività di prevenzione e contrasto della criminalità; infatti sulla nostra divisa è scritto: solidarietà e sicurezza. Siamo quegli “angeli” in basco blu e giubba rossa che vanno sulla strada in venti città, da Lugano a Palermo, per aiutare chiunque abbia bisogno: senza tetto innanzitutto. Diamo cibo, coperte, vestiti, sacchi a pelo; abbiamo anche centri di accoglienza per i senzatetto. Poi aiutiamo la vecchietta che ha le borse pesanti della spesa, piuttosto che il turista che chiede informazioni; la ragazza che chiede di essere accompagnata a casa perché teme di fare brutti incontri, e l'animale abbandonato o maltrattato. È un servizio a 360 gradi.

Quanti eravate all'inizio quando siete partiti, a Milano? Quanti siete ora, e in quali città operate?

Eravamo in quattro: io, mio cugino che era un ragazzo di diciotto anni, e due amiche ventenni. Era il 1994. Poi negli anni il gruppo si è espanso. Ora siamo circa cinquecento volontari: un centinaio a Milano e gli altri sparsi nelle diciannove città in cui siamo presenti. Tengo a precisare che oggi siamo più donne che uomini: più del 50% dei City Angels sono donne.

Parliamo di questo: l'identikit di questi di questi angeli. Identikit anche fisico: perché ci si immagina delle persone prestanti.

L'importante è essere forti dentro. Noi diciamo che bisogna avere le due “C” per essere un buon city angel: le “competenze” che si imparano durante il corso di formazione, quindi primo soccorso, tecniche di squadra e anche difesa personale, sperando che non serva mai; ma soprattutto ci vuole la “C” di “carattere”. Vogliamo delle belle persone: positive, sorridenti; perché quando vai su strada devi dare amore e positività, che non puoi avere e non puoi dare agli altri se non l'hai dentro, nel tuo cuore. L'età media dei volontari è tra i 20 e i 45 anni. Circa un quarto dei volontari è straniero e oltre la metà, come dicevamo, sono donne.

Veniamo all'attività tipica del giorno e della notte. Che cosa fate quando uscite? Lei ancora esce per strada?

Uscire per strada è la cosa più bella. Di giorno curiamo i senzatetto che sono nei nostri centri d'accoglienza, e inoltre portiamo da mangiare ad anziani soli. Durante il giorno facciamo anche dei servizi. Ad esempio ci chiedono di fare servizio nei mercati in funzione antiscippo e antiborseggio.

Ma la nostra attività prevalente è di sera, infatti ci conoscono anche come gli “angeli della notte”. Si va in giro a piedi e sui mezzi pubblici per aiutare chiunque ne abbia bisogno: come ai senza tetto a cui portiamo cibo e coperte; ma soprattutto, la cosa più importante, è portare un sorriso, positività, calore umano. Andiamo anche nei punti più delicati delle città, dove si deice che la gente abbia paura: sui mezzi pubblici, autobus, metropolitane, in quei posti e su quelle linee dove accadono I fatti più brutti. La gente è felicissima di vederci. Andiamo lì a portare serenità.

Sono quasi venticinque anni quindi che fate tutto questo, avete quindi una memoria storica di come è cambiata la strada e le persone che sono costrette a viverci. Ci sono tanti luoghi comuni, anche nel mondo dell'informazione: come è cambiata la strada in questi, quasi, venticinque anni? Ci sono più migranti, più stranieri o, come si dice, tanti italiani che hanno perso il lavoro?

La povertà è aumentata. Quando siamo partiti, negli anni '90, i senzatetto erano più o meno per due terzi italiani e un terzo stranieri; oggi sono per due terzi stranieri e per un terzo italiani. C'è un forte aumento di migranti, ma c'è anche un aumento di italiani che hanno perso la casa, la famiglia, il lavoro, la salute fisica o mentale, e sono finiti sulla strada. Per quanto riguarda la criminalità, la situazione bene o male è quella, non è peggiorata: già negli anni '90 c'erano situazioni particolarmente delicate. Ciò che noto oggi rispetto ad allora è una maggiore paura della criminalità, e in particolare una maggiore paura dello straniero.

Le donne sono più o meno sicure del '94? Ovviamente le chiedo una risposta basata più sull'esperienza che sulla statistica.

All'incirca la situazione è rimasta quella. Semmai le donne oggi hanno più paura di uscire perché ci sono più stranieri in giro. Non credo che si tratti di razzismo, ma di paura del diverso: quando una donna esce per strada, a una certa ora di sera, e sul mezzo pubblico vede che sono quasi tutti stranieri, le viene paura; anche se magari quegli stranieri sono tutti brave persone.

Come ci si può unire alla sua associazione e diventare un volontario?

Abbiamo il sito www.cityangels.it. Per diventare city angel serve essere fortemente motivati a fare questo tipo di volontariato, che è un volontariato di frontiera, in prima linea: un volontariato per la solidarietà e la sicurezza. Bisogna avere diciotto anni compiuti; non c'è limite massimo di età, anche se sono pochi i nostri volontari sopra i sessant'anni: per lo più sono tra i venti e i quarantacinque anni. Si fa un colloquio: valutiamo che la persona vada bene, che abbia testa e cuore. Dopo di ché esce qualche volta con noi sulla strada: l'aspirante volontario vede se gli piace quello che facciamo, e noi vediamo se si inserisce bene nel gruppo. Poi viene invitato a frequentare un corso di formazione della durata di un fine settimana; se passa il corso di formazione diventa city angel. A quel punto l'impegno è di tre ore consecutive, una volta alla settimana.

In una recente intervista rilasciata a La Repubblica, lei ha raccontato il suo passato da “bullo”. Più che questo suo aneddoto personale mi interessa invece quello che ha detto a fine intervista: questa esperienza la porta a consigliare sia i cosiddetti bulli, le persone violente e aggressive, sia le vittime su come contrastare questo fenomeno.

Tanto le vittime di bullismo quanto i bulli sono dei deboli. Questo è evidente nelle vittime, ma [è così] anche nel caso dei bulli. Sa prendono con i più deboli perché si sentono fragili e hanno bisogno di manifestare la loro forza prendendosela con vittime inermi. Se una persona diventa forte non ha bisogno di essere un bullo; non ha bisogno di essere arrogante, prepotente e violento. Quando vedete una persona prepotente sappiate che è un debole.

Si possono recuperare queste persone? Vale la pena di lavorare con loro?

Si possono sicuramente recuperare, l'importante è che prendano consapevolezza di ciò che sono: che si rendano conto che non sono forti perché intimidiscono gli altri. Tutti vogliamo essere forti. Se ti rendi conto che la forza non è quella, che la forza è un'altra cosa, allora cominci a cambiare.

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