Consumi elettrici sostenibili al 100%? È gia possibile. In evidenza

Scritto da   Martedì, 05 Febbraio 2019 12:45 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto pruzi / Pixabay.com

Quando accende la luce, la caldaia o il televisore, ognuno di noi attinge energia elettrica dalla rete nazionale. Anche la maggior parte di chi possiede dei pannelli fotovoltaici sul tetto fa contratti di fornitura e prelievo di energia da società più o meno grandi e strutturate che comunque attingono a fonti diverse, che secondo le stime attuali sono rinnovabili solo al 18%. L'obiettivo nazionale è di salire al 30% nel 2030. Ma c'è chi questa percentuale la promette già ora.

Si chiama ènostra, una cooperativa che fornisce ai suoi aderenti energia elettrica proveniente al 100% da fonti rinnovabili, secondo un modello di generazione “dal basso” delle comunità locali indicato come una delle soluzioni globali per la transizione alle rinnovabili.
Ne abbiamo parlato con Davide Zanoni esperto in politiche e pratiche per l’innovazione sociale e la sostenibilità, e presidente di ènostra. L'intervista è stata trasmessa in “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it dalle frequenze di Radio Vaticana Italia.


Presidente voi siete un “fornitore elettrico cooperativo a finalità non lucrativa”. Che cosa significa?
Significa che tante persone, in qualche modo decise a cambiare il mondo di consumare e produrre energia elettrica, hanno fondato una società; ed hanno scelto il modello cooperativo come miglior modo per essere rappresentati, e quindi essere sicuri di avere il proprio voto e il proprio interesse tutelati all'interno dell'organizzazione.

Da dove viene presa l'energia elettrica rinnovabile? Quali sono i fornitori?
Abbiamo due criteri fondamentali di approvvigionamento. Il primo è la selezione di impianti di proprietà o di cooperative nostre “amiche”, o di società che noi riteniamo eticamente responsabili, e quindi che possiamo ritenere amiche a loro volta. Firmiamo dei contratti bilaterali per l'acquisto di energia elettrica da fonte rinnovabile con garanzia di origine: che l'energia derivi proprio da quegli impianti. Poi compriamo energia sul mercato, da grossisti che sono, a loro volta, cooperativi. Il nostro grossista di riferimento è SEV, un consorzio di cooperative dell'arco alpino che ha sede a Bolzano. Di recente abbiamo lanciato la raccolta del finanziamento per creare il primo impianto collettivo in Italia: sarà una pala eolica, probabilmente in Puglia, con cui riusciremo a produrre il 20-25% del fabbisogno dei nostri soci.

La mappa dei fornitori sul vostro sito li localizza tutti al nord. È un caso, oppure c'è uno squilibrio territoriale in questo settore delle rinnovabili?
Credo che sia molto legato alle reti da cui noi siamo partiti: quella delle comunità di riferimento della nostra cooperativa. La cooperativa nasce da una realtà di Cuneo che si chiama Rete Energie Cooperative; da un'associazione onlus veneta, EnergoClub; e da un'organizzazione di Milano che si occupa di innovazione sociale. Queste realtà avevano delle reti di attori quindi, in qualche modo, anche la nostra capacità di intercettare fornitori è molto condizionata da questo aspetto. C'è da dire che gran parte dei fornitori elettrici cooperativi sono situati nell'arco alpino, dove c'è una lunga tradizione di cooperazione energetica.

Voi promettete il 100% di energia ricavata da fonti rinnovabili. Quali sono queste fonti?
Abbiamo una rigorosa matrice per la selezione degli impianti dei fornitori, grazie alla quale siamo in grado di escludere anche l'utilizzo di certe fonti che non riteniamo appropriate. Ad esempio il fotovoltaico a terra viene escluso dal nostro parco fornitori. Al momento abbiamo delle garanzie di origine che tutelano la provenienza dell'energia elettrica: soltanto da fonti che noi riteniamo accettabili. Quindi abbiamo una prevalenza di fotovoltaico, non a terra, di eolico ed idroelettrico.

Escludete il fotovoltaico a terra per evitare il consumo di suolo?
Si, per il consumo di suolo. È vero che in molte situazioni il fotovoltaico è compatibile con l'utilizzo del suolo, ad esempio per l'allevamento, però tendenzialmente lo riteniamo troppo impattante.

Quanti soci ha ènostra? Come si può aderire? Può farlo chiunque?
La cooperativa è aperta a tutte le persone fisiche e giuridiche, quindi anche ad organizzazioni del terzo settore. La porta è sempre aperta. La cooperativa in quest'ultimo anno ha vissuto la fusione con uno di suoi soci fondatori: la cooperativa Rete Energie; quindi la base sociale oggi è di 4050 soci. Ogni anno la cooperativa cresce raddoppiando il numero di soci, quindi l'auspicio per il 2019 è di riuscire ad arrivare a 8000. Aderire è molto semplice: si fa domanda tramite il sito internet, che la cooperativa accetta a fronte di un pagamento di due quote sociali di 25 euro.

Le vostre tariffe per la fornitura di elettricità sono comparabili a quelle dei fornitori tradizionali? Sono più o meno onerose?
Le nostre tariffe in primo luogo sono etiche ed eque, perché non avendo lo scopo di lucro l'organizzazione cerca di ribaltare ai soci tutto il vantaggio. Questo significa che noi compriamo l'energia al prezzo più basso possibile, applichiamo un piccolo ricarico per i costi gestionali, e il resto viene venduto al socio. Nonostante questo comportamento responsabile ed etico, le nostre tariffe sono pienamente in linea con le tariffe di mercato; ci discostiamo soltanto di poche decine di euro dal prezzo di riferimento, che è ancora quello dell'autorità per l'energia elettrica.

Dal punto di vista professionale lei è anche un esperto di politiche sociali e sostenibilità. Abbiamo parlato in questa puntata del Piano Energia e Clima proposto dal Governo all'Unione Europea, che prevede entro il 2030 una quota del 30% per cento dell'energia lorda necessaria al paese proveniente da fonti rinnovabili. L'obiettivo per un futuro sostenibile ovviamente è il 100%: quello che voi in effetti realizzate. Ovviamente voi siete una realtà cooperativa, e un sistema paese o comunque una grande multinazionale di fornitura di energia sono una cosa diversa; ma secondo lei è così difficile eliminare le fonti fossili dal mix energetico di un paese?
Ci sono due elementi interessanti a proposito del “piccolo” e del “grande”. Molti produttori, multinazionali di grandi impianti rinnovabili, stanno trovando il modo di legarsi con dei contratti a lungo termine con delle comunità energetiche, con delle cooperative come ènostra. Questo perché il rischio è molto più basso. Preferiscono aggiudicarsi un prezzo più basso per più anni, anziché vendere l'energia sul mercato elettrico. Questo perché il mercato delle rinnovabili è cambiato completamente: gli incentivi sono venuti meno e, al momento, un grande produttore riesce quindi a produrre a un costo che gli venga garantito nel tempo. Questa relazione tra piccoli rappresentativi di consumatori e grandi produttori potrebbe essere uno degli elementi che permetterà l'inserimento ancora più consistente delle rinnovabili all'interno del mix energetico nazionale. Rimane il problema del bilanciamento però, grazie all'aiuto della tecnologia, di sistemi digitali di demand/response, cioè di fornitura elettrica coincidente col momento del consumo, questi problemi potrebbero essere superati, rendendo più intelligente il sistema di distribuzione.

C'è uno studio internazionale di Bloomberg che, analizzando il nostro paese dal punto di vista geografico, ore di luce, risorse idroelettriche eccetera, sostiene che l'Italia potrebbe produrre il 90% dell'energia che le serve da fonti rinnovabili già nel 2030. Lei crede che questo sia ottimistico o fattibile?
Sarebbe fattibile dal punto di vista delle fonti; quindi la lettura e l'interpretazione sono corrette. È corretto anche dal punto di vista tecnologico: con gli adattamenti e la digitalizzazione di cui dicevo prima. Mi sembra invece molto meno attuale dal punto di vista culturale e politico. Ciò che noi notiamo è ancora un certo ritardo da parte delle singole persone, dei consumatori, a capire quanto sia importante il consumo verde e responsabile. Invece da parte degli operatori e degli amministratori pubblici c'è un'attenzione che però non è ancora sufficiente a poter veramente lanciare un piano così ambizioso.

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