Ridurre il debito pubblico

Scritto da   Domenica, 27 Maggio 2012 13:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Ridurre il debito pubblico

Il prof. Ferruccio Sbarbaro, docente di Diritto societario comparato alla Link Campus University fa parte del Comitato per l’Intervento Straordinario di Riduzione del Debito Pubblico. È stato intervistato da “A conti fatti”, il programma di economia sociale realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana (in onda ogni domenica alle 12.30 ed in replica il lunedì alle 15.05).

 

Professor Sbarbaro, il 15 Maggio scorso alla Link Campus University si è svolto un seminario sulla Riduzione del Debito Pubblico nel quale è stata presentata una proposta interessante per abbattere il debito senza gravare con nuove tasse sui cittadini. Può parlarcene?

Noi abbiamo creato un gruppo di lavoro insieme ad alcuni colleghi, prima di tutto con il prof. Antonio Rinaldi riprendendo una proposta che era stata avanzata qualche anno fa dal prof. Savona che abbiamo l’onore di avere come contitolare di questa nostra proposta volta a una riduzione straordinaria del debito pubblico cercando di portarne la quota sotto il rapporto del 100% del Pil, soglia psicologica che non è sufficiente per mandarlo a quel 60% che sarebbe nei parametri di Maastricht, che però riuscirebbe a portare il capitale di questo indebitamente a un livello tale che gli interessi possano essere controllati e fatti rientrare in un discorso di crescita tale che gli interessi stessi non riaumentino il debito.
Il meccanismo essenziale prevede che lo Stato ceda porzioni del proprio patrimonio, disponibili e non strategiche, che siano oggetto di una preventiva valutazione a valori congrui, ad un soggetto privato controllato dallo Stato al 100% che le acquisti dallo Stato con il denaro che raccoglie mediante l’emissione di obbligazioni nel mercato, garantite da quel patrimonio dello Stato che il soggetto acquista e a cui è collegata un’opzione, un warrant per l’acquisto di porzioni di quello stesso patrimonio che costituisce la garanzia.
In questo modo lo Stato incassa da questa società veicolo, Cassa Depositi e Prestiti e Fintecna sono le  società che abbiamo ipotizzato  di coinvolgere in questo meccanismo.
La raccolta di denaro mediante emissione di obbligazioni avviene senza la garanzia dello Stato in questo modo  e quindi senza gravare sul debito pubblico; questo è il primo passaggio essenziale cioè lo Stato incassa a prescindere dalla cessione reale di questi beni, quindi lo Stato non perde la reale disponibilità di questi beni nel momento in cui si riduce il debito pubblico; lo Stato incassa, abbatte il debito, il pagamento avviene mediate collocamento di obbligazioni di questo soggetto di diritto privato fa a cui collega questo warrant; in questo modo le obbligazioni che avrebbero un durata intorno ai 5 anni e una redditività non particolarmente alta perché bisogna consentire anche a questo soggetto che è nel mezzo di avere una sua gestione in positivo prevede l’aggancio di questo warrant in modo da essere appetibile sia per il risparmiatore sia per l’investitore “imprenditore”.
Questo meccanismo in realtà è abbastanza semplice e fa proprio della semplicità la sua forza e dovrebbe fare anche dell’equità uno strumento importante nel senso che cristallizzando il valore di questi beni pubblici sulla base della valutazione congrua, che viene fatta e gestita dallo Stato prima di iniziare questo meccanismo, serve proprio ad evitare le dismissioni frettolose del patrimonio dello Stato, le svendite, quelle aste deserte a cui abbiamo assistito tante volte prima di passare a una fase due in cui l’imprenditore singolo ottiene il bene a un prezzo di favore.
Si otterrebbe il risultato di una riduzione istantanea, in tempi rapidi dell’ammontare del debito pubblico perché le trance che vengono cedute potrebbero essere abbastanza sostanziose, anche di poco sotto i 100 miliardi l’una, senza aver dovuto realmente vendere sul mercato i beni, quindi in maniera frettolosa.

La proposta prevede la costituzione di nuove società statali che facciano da tramite tra lo stato ed il mercato per la collocazione di obbligazioni sui beni statali giudicati alienabili. Questo però non rischia di costruire un ulteriore maglia di un apparato già complesso con un conseguente aumento dei costi e del rischio di fenomeni come la corruzione?

Questa è una preoccupazione che certamente condivido.
Il passaggio necessario è che le obbligazioni o l’eventuale altro strumento finanziario che viene emesso sia emesso da un soggetto che non sia lo Stato, perché la garanzia non può essere fornita dallo Stato altrimenti non si ottiene l’effetto di ridurre il debito pubblico.
Necessariamente il soggetto che raccoglie il denaro deve essere un soggetto di diritto privato; è chiaro che nella nostra ottica non c’è la volontà di costruire una nuova IRI o un nuovo centro di potere per la politica, per questo la nostra idea partiva dall’utilizzo di strutture già esistenti e per questo ho menzionato Cassa Depositi e Prestiti e Fintecna, realtà controllate dallo Stato.
Abbiamo cercato, consapevoli di questo rischio, di ipotizzare la strada più diretta per arrivare all’obiettivo cercando se possibile di non creare nuove realtà o soggetti politicamente influenzabili nel mezzo.
Questo gruppo di lavoro e questa proposta è aperto al contributo di chiunque abbia a cuore l’interesse del paese e la crescita economica.


Diminuire il nostro debito pubblico è certamente la priorità con la p maiuscola. Ma dismettere parte del patrimonio statale non può essere solo un palliativo se accanto a questo non si mettono in campo concrete misure per la crescita?
Sicuramente l’idea di ridurre il debito con un intervento straordinario ha a che fare con la crescita nel senso che una riduzione di una fetta importante, tale da portarlo sotto il parametro del 100% del  Pil, è finalizzata anche ad invertire la tendenza, a portare la quota interessi ad un livello tale che non mangi tra virgolette la crescita. Il nostro progetto in realtà ha a cuore anche questo: invertire la tendenza significa anche favorire la crescita.

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