La Chiesa nell’epoca del Web

Scritto da   Domenica, 10 Giugno 2012 13:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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La Chiesa nell’epoca del Web

Mauro Facondo, esperto di comunicazione e docente all’Università Luiss Guido Carli di Roma, è stato intervistato da “A conti fatti”, il programma di economia sociale realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana (in onda ogni domenica alle 12.30 ed in replica il lunedì alle 15.05).


Professore, c'è un consiglio che vuole dare soprattutto ai giovaniche utilizzano il web?
 Il consiglio in questo campo nessuno lo può dare; se parliamo dei giovani sono loro che dovrebbero dare a me e a tutti quanti noi consigli sostanziali, nell’ambito della mia attività c’è un continuo scambio con i giovani. Tuttavia una cosa mi sento di dirla: il nuovo web, il web fatto dai social network, dalle comunità virtuali e dai forum è uno strumento molto potente che fa si che tutto quello che una persona scrive rimane permanente, se scriviamo una cosa in un forum o pubblichiamo un video su you tube queste informazioni restano reperibili per tanti anni nella rete; il consiglio che mi sento di dare è quello di pensare sempre prima di scrivere qualcosa perché queste informazioni saranno reperite un domani; se ,come può capitare a tutti, si fa qualcosa di cui poi ci si pente un domani le società di ricerca del personale, che già ne fanno un uso massivo oggi e questa tendenza aumenterà sempre di più, prenderanno queste informazioni in maniera funzionale per decidere se prendervi o non assumervi in una società; stessa cosa vale per un’università che vuole decidere se ammettervi ad un numero chiuso e che potrà disporre di queste informazioni. Quindi pensare sempre all’utilizzo che se ne fa. L’altra cosa che voglio dire è di ritornare anche alla vita reale, cioè gli strumenti del web devono essere molto utili per organizzare meglio quello che facciamo nella nostra vita, quindi non dimentichiamoci degli affetti, degli amici, della famiglia e di un sano divertimento, un cinema, un teatro, un concerto; se rimaniamo davanti al computer tutto il tempo c’è qualcosa che non va facciamo un passo indietro e ricominciamo tutti quanti a vivere.

Spesso fanno notizia gli aspetti negativi di internet. Eppure il web è uno strumento di sensibilizzazione straordinario anche su alcune tematiche sociali. Qual è la sua esperienza in proposito?
Di esperienze ce ne sono tante, in realtà quello che oggi mi colpisce è che sul web c’è tutto un mondo di personaggi, giovani e non giovani, che fanno opinione caricando contenuti, scrivendo blog, pubblicando video; questi personaggi diventano delle vere e proprie web star e sono in grado di dare un messaggio teso a sensibilizzare su qualsiasi argomento, in maniera molto più potente di quanto avviene nel mondo esterno perché nel web il passaparola è molto più veloce; mi ha colpito la scorsa estate un comico molto famoso nel web,  che ha abituato tutti i suoi ascoltatori a delle pillole comiche quotidiane, che invece un giorno ha pubblicato un video molto struggente che parlava di un incidente stradale che aveva avuto una ragazza, un video in cui si vedeva un ragazzo che portava ogni giorno sulla tomba della sua amata dei fiori e scriveva una lettera d’amore. Questo video ha avuto la forza di sensibilizzare tutti quanti gli utenti sulle tematiche della sicurezza stradale, degli incidenti e anche del perdono . È interessante notare quanto alcune volte un messaggio riesca ad essere più penetrante direttamente dal basso, dal web, che tramite le istituzioni che utilizzano ancora strumenti di comunicazione tradizionali come la televisioni e i giornali.

Un giudizio sul rapporto tra la Chiesa Cattolica e il web. La Chiesa si sta confrontando adeguatamente con questo mezzo straordinario di comunicazione?
Il giudizio non sta a me darlo; quello che so io la Chiesa è stata tra i primi a utilizzare il web, il Vaticano è stato tra i primi ad andare sul web come stato e ricordo che un anno fa fu convocato un grosso incontro con tutti i blogger proprio dal Cardinal Ravasi e Mons. Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni; quindi un’apertura ai blogger, alle persone che scrivono, alla rete di una chiesa che viene definita 2.0 perché permette di ascoltare il territorio e da la possibilità ai sacerdoti e a chi vive il territorio quotidianamente di poter dialogare con le singole realtà: c’è un utilizzo consapevole, sobrio e flessibile di questi nuovi  strumenti per ascoltare, per condividere e per comunicare, tutti fattori che comunque contraddistinguono  la Chiesa e che non hanno certo bisogno dei social network  e del web come tecnologia abilitante.

Ricorda un momento particolarmente significativo nel rapporto tra Chiesa e web?
Uno molto forte sicuramente: la mia prima lezione in facoltà  è cominciata anni fa, era il 2001, con un’immagine di Papa Giovanni Paolo II che inviava una mail, non c’è altro da dire. Tutti oggi parlano di web e social media scrivendo libri, andando a convegni e facendo corsi di laurea. In quell’occasione Papa Giovanni Paolo II si è fatto riprendere mentre mandava un primo documento papale, credo si trattasse di un documento ufficiale relativo all’esortazione apostolica ecclesia in Oceania; eravamo nel novembre del 2001 si vede lui che invia una mail, un’immagine veramente molto forte che diede una definizione del web, web dove ci si incontra, dove l’essere umano si può esprimere al suo meglio e al suo peggio; in quell’occasione la definizione del web che diede Papa Giovanni Paolo II, molto semplice, era molto più forte di tante definizioni che si danno oggi; ancora una volta per descrivere un fenomeno in crescita la soluzione è la semplicità.

 

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