Green Accord: l’uomo deve tornare in armonia col creato, solo così potrà esserne giusto custode

Scritto da   Domenica, 21 Aprile 2013 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Green Accord: l’uomo deve tornare in armonia col creato, solo così potrà esserne giusto custode

Alfonso Cauteruccio, presidente di Green Accord, è intervenuto all'interno di "A Conti Fatti", programma di economia sociale realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana.

 

Cauteruccio spiega le intenzioni della sua associazione: ritorno a un rapporto armonioso tra uomo e natura attraverso conoscenza e mezzi di informazione, che devono focalizzare maggiori attenzioni sull’ambiente

Presidente, già dal nome della vostra associazione, mi sembra di intuire che la tutela dell'ambiente, per la vostra filosofia, si persegua con un accordo, un compromesso, tra sviluppo e natura. È così?

Quando abbiamo scelto il nome Greenaccord, più che alla parola 'accord' come accordo, abbiamo pensato ad armonia. Perché questa parola ci fa capire meglio il rapporto che ci deve essere tra l'Uomo e la Natura: un rapporto di armonia. Noi vediamo tutto il Creato come una grande orchestra, l'Uomo ne rappresenta il direttore. Però, deve essere in forte sintonia con il resto dell'orchestra, altrimenti ci sono suoni che discordano. Noi pensiamo che l'Uomo deve vivere in armonia con la natura:da questo siamo partiti e questo portiamo avanti con convinzione. Se non si crea questo rapporto di armonia, e anche Papa Francesco lo ha detto qualche giorno fa, non ci sono le condizioni per vivere bene, perché in fondo tutta la vita dell'uomo, anche l'attività economica, si poggia su due grandi pilastri: il capitale naturale e il capitale umano. Questi non possono prescindere uno dall'altro, c'è necessità di entrambi e che entrambi abbiano la giusta portata.

Avete interpretato in questo senso l'omelia della messa di insediamento di Papa Francesco in cui ha fatto esplicito riferimento alla tutela dell'ambiente?
Sì, ha definito l'Uomo “custode”: analizzando la figura di S. Giuseppe come custode di Gesù, ha voluto amplificare questa parola declinandola sulle varie forme di custodia del Creato. Noi riteniamo che l'Uomo sia veramente il custode del creato, ma custode significa “chi ne ha responsabilità”, non chi può disporne a piacimento. Purtroppo quello che sta succedendo oggi ci ricorda che l'uomo lo ha fatto: tutte le forme di vita spesso sono considerate solo delle cose di cui si può disporre a piacimento, senza pensare che tutte le forme di vita sono nostre compagne nel nostro passaggio sulla Terra: perché, ricordiamolo, noi siamo di passaggio. San Bonaventura diceva che la Creazione è stata fatta da Dio sopratutto per la sua Gloria, solo in seconda battuta per l'utilità dell'Uomo: noi abbiamo disatteso la prima parte e la vediamo solo per la nostra utilità e quindi non cogliamo questo aspetto di bellezza del Creato come Gloria per Dio. La vediamo soltanto in un'ottica utilitaristica.

Secondo la vostra visione, cattolica e cristiana, la salvaguardia dell'ambiente passa attraverso una parziale rinuncia alle tecnologie e alle comodità, o a una spinta verso tecnologie ancora più avanzate che siano ecosostenibili?

Bisogna distinguere: non tutte le tecnologie sono a favore dell'ambiente, ma ci sono alcune invece che sono molto favorevoli e che ne tengono il dovuto conto. Noi riteniamo che anche la Scienza, nella sua globalità, debba avere come priorità anche i criteri di sostenibilità: portare a innovazioni che tengono in conto i problemi che già esistono e che aiutino a risolverli. Un grande sforzo in questo senso man mano si sta facendo anche se alcune volte non sembra. Naturalmente ci sono alcuni criteri di mercato che purtroppo frenano queste innovazioni. Per esempio, l'utilizzo di energia alternativa al petrolio: su molte cose oggi si potrebbe fare a meno, però finché ci sarà una goccia di petrolio sarà difficile che si decida di passare ad altri tipi di energia e di carburante

Tra i compiti che Greenaccord si è data c'è quello di sensibilizzare i mass media, e in particolare i giornalisti, a propagandare la difesa dell'ambiente. Quali sono i doveri del mondo della comunicazione?
Noi riteniamo che i giornalisti siano la chiave di tutto il processo informativo e formativo della gente comune, nel senso che loro hanno in mano una leva molto potente che può aiutare tantissimo nel processo di educazione alla responsabilità. In questo senso, noi stiamo lavorando ormai da 11 anni perché riteniamo che il profilo informativo abbia una connotazione importante. Il giornalista non può interessarsi della natura solo quando accadono catastrofi e quindi vedere in qualche maniera il discorso ambientale solo legato ad eventi disastrosi. Cominciare invece a parlare costantemente di questi temi aiuta tantissimo la gente a capire che non c'è solo l'Economia, la Politica o altri aspetti che sono importanti, ma anche la casa che ci accoglie(perché ecologia significa cura della casa comune) ha un aspetto determinante importante nella nostra vita quotidiana per la nostra felicità e per la nostra qualità della vita.

Quali sono i temi legati all'ambiente di cui non si parla abbastanza sui giornali e in tv?

Un po' tutto, tenga conto che l'ambiente è il tema più censurato nelle redazioni perché intorno ad esso si muovono degli interessi economici rilevanti. Io ritengo che occorra iniziare a parlare di ambiente in termini positivi e propositivi. Noi stiamo facendo un grande lavoro in questo senso: analizziamo i problemi che ci sono, non solo in chiave negativa, ma cercando di proporre soluzioni. Noi siamo alla ricerca di soluzioni adottate in giro per il mondo che riproponiamo ai giornali in modo tale che possano essere diffuse queste notizie positive sul green e che possano essere imitate in qualche parte del mondo. Stiamo cercando di fare questo lavoro e riteniamo che il saper portare la parte positiva di tutte le questioni che ci sono sia importante. Faccio un esempio. Si può parlare di rifiuti soltanto come problema e basta, lanciare un po' di immagini o sentire un po' di persone e si vede subito l'aspetto negativo, però se ne può parlare anche in termini positivi portando delle esperienze, abbiano trovato soluzioni in grado di risolvere completamente il problema o addirittura far diventare un problema una risorsa e queste cose esistono ci sono già e molto spesso non si conoscono, noi stiamo cercando di far conoscere quello che ancora non si conosce, quindi portarlo alla ribalta.


Greenaccord organizza meeting con i giornalisti per educarli ed aggiornarli sui temi dell'ambiente. Come si svolgono questi convegni?
Noi abbiamo a giugno un incontro per i giornalisti della stampa cattolica dove accedono altri giornalisti interessati il cui tema sarà le nuove vie di comunicazione sia quelle vecchia fino ad arrivare a quelle nuove e quindi in questo senso inserito nel contesto diciamo così ambientale e visto che lo facciamo a Trento lo inseriremo anche nel contesto delle Dolomiti. Invece a novembre avremo un forum internazionale, portando giornalisti da tutto il mondo, sul tema di un futuro senza rifiuti. Noi miriamo a questo, non a vedere dove esistono i problemi, ma soprattutto a vedere dove esistono le soluzioni. Quindi prospettare idee che ci possa essere un futuro senza rifiuti. Abbiamo l'ambizione e stiamo lavorando per farlo proprio a Napoli, che è una città bellissima, che è stata al centro dell'attenzione sul negativo, noi vorremmo che Napoli diventasse un centro di pensiero per alcuni giorni sull'innovazione sulle tecniche che aiutano a ripensare un futuro per l'umanità senza rifiuti.

In questi ultimi mesi sono saliti alla ribalta temi ambientali come le risorse idriche, con le polemiche se privatizzarle o meno, e l'energia nucleare, con l'incidente di Fukushima. Avete notato errori nel comunicare questi argomenti al grande pubblico?
Sulla questione dell'acqua non saprei risponderle con esattezza e con dati, invece sulla questione del nucleare in Giappone. Noi abbiamo portato ad un nostro forum internazionale di due anni fa l'esperienza di un giornalista giapponese, che ha raccontato come la comunicazione su quanto è avvenuto in Giappone sia stata molto carente soprattutto sugli aspetti legati alla sicurezza alla salute dei cittadini e soprattutto alla pericolosità di quello che avveniva. Tutto questo ci ha portato a guardare con ancora più diffidenza il nucleare che non sembra almeno per la nostra esperienza soddisfare tutti i requisiti che una visione diciamo così anche etica ci impone di guardare.

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