Rete Moblità Nuova:”Impostare i soldi dove si muovono le persone e non far muovere le persone per spostare soldi”

Scritto da   Domenica, 05 Maggio 2013 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
Vota questo articolo
(0 Voti)
Rete Moblità Nuova:”Impostare i soldi dove si muovono le persone e non far muovere le persone per spostare soldi”

Simone Dini, portavoce della Rete per la Mobilità Nuova, è intervenuto all'interno di "A Conti Fatti", programma di economia sociale realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana.

 

Gambe, bicicletta, trasporto pubblico e ferroviario, sono questi i mezzi di trasporto da dover incentivare secondo la rete di associazioni, che attraverso una proposta di legge popolare vuole spostare gli incentivi pubblici per le infrastrutture, su soluzioni più sostenibili.


Cos’è la rete mobilità nuova e cosa sono i suoi obiettivi?

La Rete Mobilità Nuova è una rete di associazioni, sigle, movimenti, comitati e cittadini che tutti insieme si prefiggono di superare la gestione degli spostamenti e del trasporto, il paradigma autocentrico, quindi gli spostamenti prettamente in automobile. Uno dei suoi obiettivi è quello di affermare un nuovo modello che si basi su quattro perni fondamentali: l'uso delle gambe, l'uso della bicicletta, l'uso del trasporto pubblico locale e del trasporto ferroviario regionale e l'uso saltuario dell'automobile in condivisione. Quindi quei nuovi modelli che non presuppongono il possesso dell'auto, car sharing, car pooling, taxi.


Secondo i vostri dati per soddisfare la domanda di mobilità del 2,8% delle persone e delle merci viene impiegato il 75% dei fondi pubblici destinati alle infrastrutture. Voi state raccogliendo le firme per una legge di iniziativa popolare che inverta questo rapporto e destini la maggior parte delle risorse allo sviluppo del trasporto locale. Può spiegarcela?

Noi intendiamo, per usare uno slogan: "impostare i soldi dove si muovono le persone e non far muovere le persone per spostare soldi", per far fare soldi a pochi a danno di tutti. La legge di iniziativa popolare, uno dei punti è quello di destinare il 75% dei fondi al trasporto pubblico locale, al trasporto regionale, ferroviario e a tutte le politiche che incentivino la pedonalità e il trasporto ciclistico, ribaltando il rapporto citato poco fa. L'altro punto fondamentale per noi è trattare lo split modale tra i vari mezzi di trasporto come è stato fatto con la raccolta differenziata, evidenziando dei targhet che siano vincolanti per le amministrazioni locali e ovviamente attivando un meccanismo che premi i più virtuosi, quindi chi è più vicino ai targhet chi ha meglio lavorato e chi si è più impegnato per affermare un modello di mobilità nuova quindi più sostenibile praticamente sblocca più fondi prende più soldi per continuare a lavorare. Terzo punto che ci sta molto a cuore, che entra tangenzialmente all'interno di questo discorso, ma che è un po' l'eredità della campagna che avevamo fatto lo scorso anno con "Salvo i ciclisti" è l'istituzione del limite di velocità dell'automobile all'interno dei centri urbani di trenta km. orari, che dovrebbe essere secondo il nostro modo di vedere, un segnale molto forte di svolta, di civiltà e di inserimento in un nuovo percorso di concezione di spazio urbano e di utilizzo anche dello spazio urbano.
 

Tra le vostre proposte anche quella di premiare con degli incentivi quei comuni che raggiungano il giusto rapporto tra una mobilità definita insostenibile, ossia gli spostamenti su auto e moto private, e mobilità sostenibile, ovvero spostamenti a piedi con bici o mezzi pubblici. Quale dovrebbe essere secondo voi un rapporto accettabile tra queste due modalità di spostamento?
La proposta di iniziativa popolare che presenteremo domani in occasione della grande manifestazione a Milano, è una bozza. L'obiettivo è quello di far scendere sotto, tra il 40 e il 30% la quota di spostamenti in automobile del mezzo privato. Il resto poi può essere ripartito in modo variabile anche a seconda della realtà territoriale. Ci sono dei centri a maggior vocazione ciclistica, ci sono dei centri urbani dove l'orografia non aiuta e quindi si deve agire di più con il trasporto pubblico.
 

Ci sono realtà come Roma, Milano le grandi città in generale, che parlando di mobilità devono affrontare problematiche più complesse rispetto alle realtà provinciali. Non c’è il rischio che un sistema incentivante di questo tipo lasci indietro proprio le città che più delle altre ne hanno bisogno?

Certo bisogna ragionare per ordine di grandezze, quindi i numeri e gli obiettivi di Roma non possono essere ovviamente gli stessi di Parma. Il principio però deve essere lo stesso, anzi le grandi città devono impegnarsi di più, perché soffrono di un ritardo figlio di tanti e tanti anni no di mala gestione, ma di mancanza di visione, non c'è stata ne a livello nazionale, ne a livello cittadino, tanti dei grossi centri urbani italiani una visione unitaria per una politica della mobilità che attivasse un meccanismo virtuoso di vivibilità, sostenesse le economie locali, disincentivasse l'utilizzo del mezzo privato, contrastasse il traffico, l'inquinamento. Tante piccole iniziative spot nei diversi centri, ma è mancata una politica unitaria, è mancata una visione unitaria. Le grandi città italiane, perché poi in Europa si va molto meglio, soffrono di un ritardo che devono colmare, dovranno correre, ci vuole coraggio soprattutto, ci vuole che cambino anche nella mente delle persone le percezioni delle distanze e della reale utilità dell'automobile che è entrata nella nostra routine, molto spesso la usiamo senza averne la necessità.
 

Fermo restando un dato stanziamento, privilegiare il trasporto locale necessariamente implica una riduzione degli investimenti nella rete ferroviaria e autostradale, rete che rispetto ai nostri partner europei è già piuttosto esigua. Una legge come quella che voi proponete non rischia di allontanarci ancora di più dagli standard europei?

La quota di spostamenti sul territorio italiano superiore ai 50km è del 2,8%, parliamo di una parte decisamente esigua, residuale degli spostamenti, e il fatto che si spenda la grande maggioranza dei fondi che già in un periodo come questo sono abbastanza risicati per soddisfare una parte residuale della domanda di mobilità, è secondo me la grande anomalia rispetto all'Europa perché se è vero che abbiamo delle carenze dal punto di vista autostradale e ferroviaria, ne abbiamo di ben più grave sul fronte del trasporto pubblico e della mobilità, "più sostenibile".

Letto 4436 volte

Informazioni aggiuntive