Domenica, 11 Dicembre 2016 16:00

Il vero spreco alimentare è in casa

Andrea Segrè professore presso le Università di Bologna e di Trento, presidente del Comitato tecnico- scientifico Programma nazionale di Prevenzione rifiuti/sprechi e fondatore di Last Minute Market ha parlato di spreco alimentare intervento su “A Conti Fatti”, programma a cura di economiacristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia

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Basteranno una giornata, un anno o addirittura l'EXPO2015 per cambiare le abitudini e prevenire lo spreco di cibo? La situazione è troppo complessa per essere ridotta in inziative temporanee e lo sanno anche i promotori della Seconda giornata per la prevenzione allo spreco alimentare, che si celebra il 5 febbraio. In questa data, infatti, è partita l'iniziativa del Diario domestico dello spreco alimentare: un campione rappresentativo di famiglie italiane sarà impegnato nel monitoraggio scientifico del cibo sprecato.

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I dati sullo sperpero alimentare parlano chiaro, la battaglia è decisamente ancora in corso. “Lo spreco di cibo, dai campi alla filiera al bidone domestico della spazzatura, vale complessivamente 8,1 miliardi di euro all’anno”. A (ri)dirlo è stato il presidente di Last Minute Market, Andrea Segrè.
La scorsa settimana è stato presentato all’Expo Gate di Milano, il Rapporto 2014 Waste Watcher, frutto della collaborazione tra Last Minute Market, spin off dell’Università di Bologna, e SWG, società di ricerche di mercato.
Sotto i riflettori lo spreco alimentare che avviene tra le mura domestiche. Quel che finisce nella spazzatura nelle nostre case, infatti, ha enormi impatti ambientali, ma anche economici.

Lo studio ha una convinzione di fondo: “prima di aumentare la produzione alimentare mondiale è necessario promuovere un’azione che riduca e prevenga le perdite e lo spreco di cibo”. I numeri snocciolati nel Rapporto sono impressionanti. L’auspicio è che si incentivi, quantomeno, una riflessione.
Sapere che l’acqua necessaria a produrre il cibo che si spreca nel mondo equivale al consumo della città di New York fino al 2134, cioè 250 miliardi di litri, non dovrebbe lasciare indifferenti.
C’è poi un altro impressionante dato: ben 1,4 miliardi di ettari di suolo sono sprecati per produrre la quantità di cibo che finisce in spazzatura, vale a dire il 30% della superficie agricola che, globalmente, è utilizzabile. E ancora, per far riferimento alla più inflazionata CO2: produzione, trasformazione, conservazione e trasporto del cibo che finisce nei bidoni, significa anche 3,3 miliardi di tonnellate CO2 emesse nell’aria.

Se i numeri (così straordinari) dell’impatto ambientale ancora non convincono, tanto il problema si pone per le generazioni future e non ci riguarda, forse, - considerati i tempi di crisi economica - la leva monetaria potrà in qualche modo almeno far saltare il tappo dell’indifferenza? Già, perché il costo del cibo sprecato corrisponde a l’importo del PIL (Prodotto Interno Lordo) di tutta la Svizzera: circa 750 miliardi di dollari!

Per capire quello che succede “nelle nostre economie domestiche”, Last Minute Market, SWG e il DISTAL, Dipartimento di Scienze e Tecnologie agroalimentari dell’Università di Bologna, hanno ideato l’Osservatorio che fa da “sentinella”su quanto come e perché viene dissipato tra le mura di casa”.
Waste Watcher 2014/knowledge for Expo si propone di fornire alla collettività strumenti di comprensione delle dinamiche sociali, comportamentali e degli stili di vita che generano e determinano lo spreco nelle famiglie, al fine di costituire una base di conoscenza comune e condivisa, in grado di orientare le politiche e le azioni di prevenzione dello sperpero alimentare degli attori pubblici.
L’indagine è basata su una ricerca di tipo socio-economica svolta scientificamente, estrapolata da opinioni e auto percezioni, non su misurazioni oggettive né dello spreco, né di altre dimensioni.

Ecco allora una proposta del Rapporto: attivare, anche nel Bel Paese, i ‘Diari di Famiglia’, esattamente come avviene in altri Stati europei. Questo tipo di monitoraggio e rilevamenti relativi a consumi e sperperi, che le famiglie campione, appunto, dovrebbero annotare con zelo, consentirebbero di ottenere dati ancora più realistici,” laddove i monitoraggi effettuati finora possono registrare la percezione personale sullo spreco in famiglia”.

Forse, l’idea che le famiglie italiane annotino il cibo che buttano fa fatica a sembrare fattibile, ma se la guerra principale è allo spreco alimentare tra le mura domestiche, questa è sicuramente la prima battaglia da vincere.

 

15/07/2014

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