“Siate costruttori di pace”. È questo l’invito che Papa Bergoglio riprendendo il Vangelo di Matteo ha spesso rivolto ai giovani in diversi dei suo viaggi pastorali in giro per il mondo.
A Torino è quello che fanno i giovani dell’Arsenale della Pace, esperienza nata dalla fraternità del Sermig (Servizio Missionario Giovani) che Ernesto Olivero ha fondato nel 1964 allo scopo di sconfiggere la fame con opere di giustizia e di sviluppo e diffondere i valori del dialogo, della solidarietà e della pace.
Al Sermig nel 1983 il comune di Torino affida la gestione del vecchio arsenale, che aveva visto la costruzione della gran parte delle armi utilizzate dal nostro paese durante i due conflitti mondiali, ormai in disuso.
Nel tempo quello che era un luogo di costruzione di morte è diventato un luogo di ospitalità, di solidarietà, di dialogo e un punto di riferimento per tutto il capoluogo piemontese.

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Una storia esemplare del connubio virtuoso tra grandi aziende e associazioni di promozione sociale arriva da Verona. Da diversi anni, la Fondazione Più di un Sogno segue le persone con disabilità intellettiva, ad esempio la sindrome di Down, guidando loro e le famiglie in percorsi di inclusione sociale e conquista dell'autonomia, attraverso una sua cooperativa. Alcune grandi aziende del territorio veneto e piemontese, hanno aderito a questi progetti, nell'ottica della Responsabilità Sociale di Impresa e non solo. “A conti fatti” la rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, ha intervistato il presidente della Cooperativa Sociale "Vale un sogno", Marco Ottocento.

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Quand’è stata l’ultima volta che avete ammirato la via Lattea senza il disturbo di un diffuso chiarore all’orizzonte? Questa è un’esperienza che ormai può capitare solo in paesi lontani, oppure in mare aperto o su qualche montagna isolata. L’Italia infatti risulta, tra i paesi del G20, quello più colpito dall’inquinamento luminoso: effetto collaterale del cosiddetto sviluppo. Illuminazione domestica, eventi serali e notturni, giochi di luce vari, ma soprattutto un’illuminazione pubblica mal concepita, indirizzano gran parte della luce artificiale verso il cielo notturno, tanto che sulle foto satellitari lo stivale risalta, di notte, come poche altre aree del globo. Le conseguenze di tutto ciò non sono solo culturali: l’aver perso quasi il ricordo del cielo stellato; ma anche pratiche e ambientali.
Ne abbiamo parlato in “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, intervistando Alberto Cora, astronomo e ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, responsabile della didattica e della divulgazione per l’Osservatorio Astrofisico di Torino.

 

Professor Cora come si misura l'inquinamento luminoso? È chiaro che debba esserci della luce in città, ma quando si supera il limite, e come lo stabilite?

Innanzitutto parliamo di come si misura, il che ci dà un’idea della rappresentazione di questo problema. L'inquinamento luminoso viene misurato dallo spazio, tramite immagini di satelliti che vedono tutta la superficie della Terra, più o meno buia di notte e più illuminata in prossimità della città, abbinandole e integrandole con osservazioni fatte al suolo. Queste osservazioni si effettuano con degli “Sky Quality Meter” che misurano la luminosità del cielo, inteso come quella parte di buio che dovrebbe esserci tra le varie stelle. Questo ci dà un'idea di quanta luce emettiamo nello spazio.

Quali sono le fonti, le cause preminenti di questo inquinamento luminoso nella città?

È proprio l'illuminazione pubblica. Avete presente quelle immagini che Samantha Cristoforetti mostrava dallo spazio? Sono spettacolari, perché si vede ad esempio tutta la penisola italiana con i bordi illuminati e le città. Però è spreco: uno spreco causato dall'illuminazione pubblica. Pochi si domandano il motivo per cui la Space Station dovrebbe essere illuminata dalle città e dalla terra: è luce male orientata; luce diffusa male; e luce forse anche troppo intensa.

A parte le fonti pubbliche come i lampioni, i monumenti, ecc.  c'è un una “colpa” di noi privati per l’illuminazione che va verso l'alto?

Certamente una componente è legata anche ai nostri giardini e a tutto il resto, ma la colpa è soprattutto del fatto che noi vogliamo avere gli ambienti molto illuminati, e questo ci dà una sensazione di falsa sicurezza e porta effettivamente a dello spreco. Ci sono state delle cittadine francesi, ad esempio Saumur (cittadina sulla Loira, ndr), che hanno semplicemente preso l'iniziativa di spegnere le luci, l'illuminazione pubblica, dopo l'una di notte. Ovviamente questo ha creato un po’ di difficoltà agli amministratori, perché il problema era la sicurezza notturna: non c’è stato nessun aumento di criminalità e il comune di Saumur è riuscito a fare un risparmio di 85 mila euro l'anno. Secondo me la nostra colpa è volere ambienti troppo luminosi. Se l'illuminazione pubblica fosse realizzata in maniera corretta, si potrebbe risparmiare circa un terzo dei bilanci delle nostre amministrazioni. Per l'Italia significa risparmiare qualcosa come 500 milioni di euro, quasi mezzo miliardo.

Lei è anche un divulgatore, e ovviamente fa moral suasion su questo tema. Che risposta vede nel pubblico? Le persone comuni sono sensibili a questo problema?

No. Secondo me il fatto, anche divertente, è che non c'è percezione del problema, C'è un episodio buffo, anche se drammatico, che si è verificato a Los Angeles nel 1994. Drammatico perché successivo a un terremoto del settimo grado. La città di Los Angeles fu interessata da un black out e la gente riuscì finalmente a vedere il cielo. E che cosa fecero? Telefonarono al 911. Non è il numero di telefono del locale osservatorio astronomico ma quello della polizia: erano allarmati dalla presenza di un qualcosa di lattescente nella volta celeste. Quel qualcosa di lattescente altro non era che la Via Lattea. Significa che tutta quella gente aveva perso completamente l'abitudine ad osservare il cielo; in quell’occasione era riuscita a vedere la Via Lattea, che è uno spettacolo eccezionale, e ne venne allarmata. Questo dà l'idea di come la gente non percepisca qual sia il problema. È un problema anche culturale: la mancanza di un rapporto con il cielo che è un rapporto millenario. Secondo me la gente non si rende conto del problema.

Quali sono, per la scienza, le conseguenze nel perdere il cielo stellato notturno?

C'è una spiacevole conseguenza culturale: il fatto di non poter osservare il cielo, anche per la gente comune, è un'esperienza che ci manca. Tenete conto che da una città come Torino (io abito vicino, a Chieri) in una nottata serena normalmente si riescono ad osservare e contare nel cielo qualche decina di stelle. Quando ci troviamo in montagna, in quelle serate eccezionali in cui vediamo la volta stellata, ci stupiamo; ma in realtà, se andassimo a contarle, conteremmo nell'ordine del centinaio di stelle. Però nel cielo notturno privo di inquinamento luminoso, in assenza di luna, si possono contare almeno tremila stelle in una notte; è come trovarsi sotto una coperta di stelle e noi, questo spettacolo, ce lo siamo persi: significa una perdita culturale per ognuno di noi. Per quanto riguarda noi professionisti, certamente abbiamo opportunità che altri non hanno: andiamo normalmente ad osservare all'estero. Non è un caso che il Telescopio Nazionale Galileo, il telescopio italiano per eccellenza, sia situato alle Canarie e non sia più sul suolo italiano.

Ci sono anche conseguenze fisiologiche per l'uomo. Quali sono le conseguenze per la salute umana?

Sono ancora soggette a studi. Si vedono abbastanza bene le evidenze per quanto riguarda la fauna. Ad esempio i chirotteri, i pipistrelli, sono molto influenzati da queste fonti di luce artificiale, nel modo in cui cercano il cibo. Tutti gli insetti sono attirati dalle luci artificiali e questo altera notevolmente l'ecosistema. Quando si altera l’ecosistema, probabilmente ci sono anche conseguenze per noi. Per l'uomo, però, ci sono effettivamente pochi studi, sebbene ci siano delle situazioni un po’ preoccupanti: ci sono città come Singapore che sono talmente illuminate di notte che praticamente l’occhio umano non ha più necessità di quell’accomodazione per la visione notturna. Che cosa questo comporterà negli anni futuri non è ancora chiaro; però, certamente, in questa maniera stiamo alterando le condizioni normali di vita.

Come si può rimediare a questa situazione? Come dovrebbero cambiare, tecnicamente, le luci della nostra città?

Visto che questo inquinamento luminoso è dovuto allo spreco, dobbiamo imparare a non sprecare. In questo ci potrebbe essere d'aiuto la nuova tecnologia del led, che è molto più efficiente di una lampadina comune: circa 50 volte più efficiente delle sorgenti fluorescenti. Sostituire l'illuminazione pubblica con quella a led ci permette per esempio di ridurre effettivamente lo spreco, anche in termini di soldi. Il problema del led è il fatto che, essendo più efficiente, i comuni sono spesso tentati ad illuminare di più, e quindi a generare nuovo inquinamento luminoso. Questo, possibilmente, dev’essere evitato, perché se si vogliono realizzare dei risparmi importanti per il nostro portafoglio è meglio fare l'illuminazione un po’ più calibrata su quelli che sono i criteri ambientali minimi. Quindi: illuminare bene e meno, in modo tale da risparmiare di più. A questo proposito posso aggiungere che inizia ad esserci anche una sensibilità nel nostro governo: infatti la Legge di Bilancio 2018 invita i comuni a rivedere l'illuminazione pubblica e adottare dei sistemi d'illuminazione più efficienti.

A questo proposito il Consiglio Regionale del Piemonte ha varato un regolamento qualche giorno fa.

Io ne sono molto felice, perché questo provvedimento giunge al momento buono: proprio nel momento in cui i comuni sono interessati a queste nuove tecnologie per ridurre i costi della bolletta. L'invito principale è ad orientare bene in luce, in modo che l'illuminazione verso l'alto sia praticamente zero; calibrare queste sorgenti luminose prendendo come riferimento dei parametri di illuminazione minima, in modo da non abbagliare il guidatore e allo stesso tempo non sprecare il vantaggio che ci offre la luce led. Altre cose importanti, e quasi banali: ad esempio ridurre gli orari di accensione delle insegne luminose. Magari evitare che ci siano queste luci inutili dopo la mezzanotte.  

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