In Yemen è in corso la peggiore crisi umanitaria del pianeta. L'assistenza umanitaria sta evitando una enorme catastrofe umana... ma non è abbastanza”. Questo messaggio allarmante è stato diramato congiuntamente a dicembre da diverse agenzie delle Nazioni Unite: FAO, Unicef, e World Food Programme, a dimostrazione del fatto che i conflitti non hanno solo conseguenze politiche, ma anche sociali, sanitarie, ambientali e, soprattutto, colpiscono le componenti più deboli delle popolazioni.

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La crescita economica e sociale di una comunità non è raggiungibile soltanto attraverso il progresso tecnologico, l’industria, i grandi capitali da investire in territori finora lasciati ai margini; e soprattutto non è un problema che affligge soltanto i paesi in via di sviluppo. Anche in Italia ci sono aree geografiche, settori economici e comunità rimasti fuori dai flussi di crescita economica e sociale. Ad esempio le aree rurali e montane, che hanno conosciuto l’emigrazione di massa, lo svuotamento dei centri abitati e l’impoverimento di attività tradizionali che fino al secolo scorso ne rappresentavano l’unica risorsa. Una di queste attività è la pastorizia, attività millenaria che vive di ritmi e consuetudini sconosciuti e incomprensibili all’economia d’assalto. Eppure, con la riscoperta dei valori tradizionali e dell’agricoltura di qualità da contrapporre a quella industriale, anche queste tradizioni possono trasformarsi in modelli di sviluppo sostenibile per le comunità locali. Ne abbiamo parlato al Villaggio per la Terra con Nicola Di Niro, direttore dell’Agenzia di Sviluppo Rurale per il Molise, arrivato a Roma per raccontare un progetto legato ai tratturi, le antiche vie di transumanza, che partendo dagli appennini, è arrivato addirittura all’Unesco.

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Venerdì e sabato 10 e 11 novembre Roma ospiterà un vertice mondiale per il disarmo nucleare, al quale parteciperanno i vertici dell'ONU, quelli della NATO e undici premi Nobel per la pace. L'appuntamento è organizzato dal Dicastero Vaticano per la Promozione Umana Integrale e sono previsti diversi interventi tra cui quello, attesissimo, di papa Francesco; quello del segretario generale dell'Onu e dell'alto rappresentante per gli affari esteri dell'UE. 
"Non una mediazione" tra Usa e Corea del Nord, ma "un convegno di alto livello", ha spiegato il direttore della sala stampa vaticana Greg Burke, avvertendo che "è falso" chiamare il summit mediazione. "Il Santo Padre - ha aggiunto Burke - lavora con determinazione per promuovere le condizioni necessarie per un mondo senza armi nucleari, come lui stesso ha ribadito lo scorso mese di marzo in un messaggio indirizzato alla Conferenza dell'Onu riunita a tale scopo". Proprio per questo ci si aspetta una presa di posizione forte da parte di papa Francesco volta a fermare "l'escalation nucleare". 
Il Papa infatti, scrive il quotidiano La Repubblica citando chi sta preparando la conferenza, intende "richiamare l'attenzione sul nucleare come strumento di morte e trovare una strada. Non potrà dunque non sottolineare che anche in casi critici come quello della Corea del Nord la soluzione non è la guerra ma il dialogo. Il tema è molto presente nella sua agenda". Il Pontefice, con tutta probabilità, metterà in guardia dalle conseguenze di un potenziale uso del nucleare in linea generale e poi inviterà gli stati ad agire in modo concreto per fermare in tempi rapidi la corsa all'atomica.
"La preparazione di questa iniziativa era iniziata ben prima che i titoli dei giornali si concentrassero sulla Corea del Nord - racconta a La Repubblica l'arcivescovo Silvano Tomasi, delegato del Papa sulle politiche del disarmo nucleare - ma è evidente che ora siamo di fronte al rischio reale di uso dell'atomica: per caso, per decisione consapevole o perché le persone che siedono nella stanza dei bottoni mancano di equilibrio mentale. Dunque, lavorare perché la sicurezza venga garantita non da armi di distruzione di massa ma dal fatto che nessuno abbia la possibilità di usarle, si è fatto più urgente".
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Come è ormai evidente c’è una serie di conseguenze all’innalzamento della temperatura che si ripetono in sempre più aree del pianeta: l’effetto serra causa siccità, o alluvioni, perdita di raccolti e moria di bestiame, conflitti intorno alle fonti d’acqua residue ed esodi di intere popolazioni in fuga dalla fame. La FAO lancia continui allarmi su queste situazioni, caldeggiando programmi di sostegno economico e soprattutto tecnologico per preservare e ottimizzare le risorse idriche dei paesi in via di sviluppo. Ne abbiamo parlato con Eduardo Mansur, direttore della divisione “Acqua e territorio” della FAO.

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Domenica, 08 Ottobre 2017 16:01

Lo sviluppo sostenibile inizia dalle città

La metà della popolazione mondiale vive nelle città, dove si consuma dal 60 all’80% di energia e da cui partono i tre quarti delle emissioni di CO2. È evidente che per un futuro sviluppo sostenibile, l’ambiente urbano debba essere migliorato. L’undicesimo, dei diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite, si prefigge di migliorare le città dal punto di vista ambientale, urbanistico, sanitario e sociale.

Analizziamo la situazione delle città italiane con Walter Vitali, direttore di Urban@It, che ha partecipato al gruppo di lavoro sull’obiettivo 11 , per la stesura di un documento di obiettivi e proposte presentato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

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"Make the change happen, volounteer!" è lo slogan che il 5 dicembre  è risuonato in 80 nazioni, ricordando che ciascun volontario rende possibile il cambiamento per un mondo migliore sulla terra. Ogni anno, in questa data, si celebra in tutto il mondo  la Giornata Internazionale del Volontariato per lo Sviluppo Economico e Sociale, istituita dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1985, mediante la risoluzione 40/212.
 

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Con l’obiettivo di fornire una definizione di "lavoratori migranti" ma soprattutto stabilire degli standard internazionali per il loro trattamento, Il 18 dicembre 1990 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la “Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei Membri delle loro Famiglie”. Sono passati 25 anni e l’Italia non ha ancora ratificato questa Convenzione. Ne abbiamo parlato con Franco Pittau, coordinatore del Centro Studi e Ricerche IDOS, è intervenuto a A conti Fatti, rubrica a cura della redazione di economicristiana.it ed in onda sulle frequenze della Radio Vaticana

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Elminare la fame nel mondo: da sempre è uno dei sogni dell'umanità intera. Spesso però questo obiettivo sembra più un'utopia che un progetto concreto.

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Il Forum delle Associazioni familiari promuove la giornata indetta dall'ONU nel 1994. A Palazzo Rospiglioni di Roma ha organizzato una conferenza sulla questione delle famiglie e del lavoro giovanile e di come questi aspetti si ripercuotono sugli equilibri del Paese

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La cooperazione per l’acqua implica un approccio interdisciplinare accorpando fattori culturali, educativi e scientifici

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