Redazione

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Una "precarietà economica importante" che risulta ancor peggiore per le donne che vivono questa situazione come "un ricatto". Questa la condizione che vivono molti giovani di oggi e che la Chiesa non può e non deve sottovalutare. Questo il messaggio portato dal cardinale Gualtiero Bassetti all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, dove ha aperto il Congresso nazionale della Fuci, la federazione degli universitari cattolici che ebbe Aldo Moro e Giulio Andreotti come presidenti e Giovanni Battista Montini quale assistente ecclesiastico.
“Oggi i giovani – ha rilevato Bassetti – sono sempre più spesso i nuovi poveri: una povertà esistenziale caratterizzata da bambini orfani di genitori vivi e di giovani disorientati e senza regole”. Contro tutto questo “la Chiesa – ha sottolineato Bassetti – da sempre vuole i giovani protagonisti. Con questo afflato ci stiamo avvicinando al prossimo Sinodo, un appuntamento importantissimo per la Chiesa universale e una sfida per l’umanità intera perché i giovani sono dappertutto, sono una realtà antropologica e il passaggio di testimoni che si tramanda di generazione in generazione”. Bassetti si è dichiarato lontano rispetto “agli slogan e alle frasi ad effetto” sul mondo giovanile, denunciando che “spesso si parla dei giovani con grande superficialità” a causa di “una realtà sociale che parla di schemi stereotipati come quelli dei giovani bellissimi delle copertine delle riviste”. Ugualmente il presidente della Cei ha preso le distanza da “una retorica giovanilistica in politica dove molti dicono di spendersi per le giovani generazioni e ripetono a memoria ritornelli più o meno credibili in cui dicono di voler pensare al futuro dei nostri ragazzi”. Per Bassetti, “il futuro dei giovani è ora e lo vogliamo realizzare tutti insieme in sinergia, in un patto intergenerazionale”, senza recitare “un copione senza anima e senza cuore, ad effetto”. Nello stesso evento è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Le università sono un luogo nevralgico: la società di domani avrà sempre più bisogno di conoscenze, di saperi e professionalità, di coscienza civica. I giovani universitari possono svolgere una decisiva funzione sociale, proprio in presenza delle straordinarie trasformazioni che coinvolgono i nostri modelli di vita”, ha scritto Mattarella, nel messaggio inviato ai presidenti nazionali della Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci) in occasione della 67° Congresso nazionale che si è aperto la scorsa settimana a Reggio Calabria. “La Fuci – ha ricordato il Capo dello Stato – ha le proprie radici in una storia molto ricca e intensa, che ha fornito contributi di grande rilievo alla crescita civile e culturale del Paese, oltre che al rafforzamento delle sue basi democratiche”. “L’ispirazione religiosa, alimento dell’impegno degli universitari cattolici – prosegue Mattarella – ha costituito la base di un apporto al dialogo nella società pluralista, nel riconoscimento pieno della laicità dello stato, alla ricerca sincera del bene comune”. Secondo il presidente della Repubblica, “le tante esperienze maturate nella Fuci, i testimoni che le hanno animate, l’attenzione formativa e la propensione al confronto sono un prezioso patrimonio per i giovani universitari di oggi, che vivono una stagione segnata da cambiamenti veloci e profondi, e che giustamente vogliono diventare protagonisti del loro destino”.

Su "A Conti Fatti" si parla di cultura e dialogo

Intervengono:

  • Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata e assistente ecclesiastico generale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore
  • Brunetto Salvarani, teologo, scrittore e critico letterario
  • Don Pierpaolo Felicolo, direttore dell’ufficio Migrantes della Diocesi di Roma

Su "A Conti Fatti" si parla di Villaggio per la Terra

Intervengono:

  • Padre Laurent Mazas, direttore esecutivo Cortile dei Gentili, Pontificio Consiglio della Cultura
  • Riccardo Camilleri, AMU - Azione per un Mondo Unito
  • Nicola Di Niro, direttore Agenzia di Sviluppo Rurale per il Molise

Su "A Conti Fatti" si parla di Villaggio per la Terra

Intervengono:

  • Antonia Testa, Movimento dei Focolari
  • Riccardo Valentini, membro IPCC - il Comitato per i mutamenti climatici delle Nazioni Unite
  • Roberto Casali, Economia del Mare
Bisogna rinunciare alle cose che passano e abbracciare la libertà. La Chiesa, in particolare, deve essere svincolata da potere e denaro così da testimoniare in maniera credibile che Cristo libera l'uomo. Questo in estrema sintesi il messaggio di Papa Francesco ai 150 mila, 60 mila italiani, che da tutto il mondo si sono radunati al Campus dell’Università di Tor Vergata per celebrare con il Pontefice il “Te Deum” di ringraziamento per i 50 anni del Cammino Neocatecumenale. 
Tra i gruppi, 35 nuclei missionari (di 4 o 5 famiglie ciascuno) che partiranno per la “missio ad gentes”. “Pienamente missionario – ha spiegato loro Francesco – non è chi va da solo, ma chi cammina insieme”. “Camminare insieme – ha scandito – è un’arte da imparare sempre. Bisogna stare attenti, ad esempio, a non dettare il passo agli altri. Occorre piuttosto accompagnare e attendere, ricordando che il cammino dell’altro non è identico al mio. Come nella vita nessuno ha il passo esattamente uguale a un altro, così anche nella fede e nella missione: si va avanti insieme, senza isolarsi e senza imporre il proprio senso di marcia, uniti, come Chiesa, coi Pastori, con tutti i fratelli, senza fughe in avanti e senza lamentarsi di chi ha il passo più lento”.
“Siamo pellegrini – ha ricordato il Papa – che, accompagnati dai fratelli, accompagnano altri fratelli, ed è bene farlo personalmente, con cura e rispetto per il cammino di ciascuno e senza forzare la crescita di nessuno, perché la risposta a Dio matura solo nella libertà autentica e sincera. Gesù risorto – ha poi concluso – dice: ‘Fate discepoli’, non dice conquistate, occupate, ma ‘fate discepoli’, cioè condividete con gli altri il dono che avete ricevuto, l’incontro d’amore che vi ha cambiato la vita”.
Il Pontefice ha poi lasciato il Campus dell’Università di Tor Vergata salutato da Kiko Arguello, artista eclettico, autore non solo della musica del Te Deum ma anche del maxi pannello (ispirato a un’icona, delle dimensioni di un palazzo di 4 piani) che era alle spalle del palco papale sul quale sono saliti 34 sacerdoti e 25 laici per ricevere dalle mani di Francesco il crocifisso che simboleggia la “Missio ad gentes”.
E’ stata un grande successo la Notte bianca della legalità che ha aperto ai ragazzi delle scuole le aule dei tribunali di Napoli, Palermo, Genova e Roma. Le varie iniziative hanno coinvolto complessivamente circa 1200 studenti in tutta italia. “L’apertura dei tribunali alle giovani e ai giovani, la possibilità che viene data loro di confrontarsi in queste “scuole di legalità” con esperti di indagini e di diritto e di avvicinarsi ai luoghi e alle pratiche della giustizia – ha commentato la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli in un messaggio inviato per l’evento – è importante per la crescita personale di cittadine e cittadini, ma anche per la vita civile di una società nel suo complesso”. “La legalità e la lotta alla criminalità organizzata deve diventare patrimonio di tutti. Si sconta ancora una mancanza di conoscenza soprattutto nelle giovani generazioni e per questo l’evento è importante”, ha detto Rosy Bindi, poco prima di intervenire alla manifestazione a Roma.
 
Proprio nella Capitale l'evento si è aperto ufficialmente con l’inno nazionale italiano, suonato da alcuni studenti e studentesse. Subito dopo, nelle aule d’udienza sono iniziati i percorsi formativi che hanno affrontato temi cruciali riguardanti il malaffare, la corruzione, l’illegalità e la violenza. Sette tavole rotonde per parlare di stupefacenti, immigrazione, criminalità organizzata, violenza di genere, corruzione, cyberbullismo, famiglia e minori. “Oggi è la festa della legalità: un percorso che abbiamo avviato da diversi anni e siamo giunti quest’anno alla quarta edizione. Abbiamo il compito di veicolare ai nostri ragazzi, ai nostri studenti e studentesse i messaggi di legalità e giustizia, perchè sono principi non lontani da loro che appartengono a tutti e che dobbiamo coltivare quotidianamente. Questo è il significato dell’apertura ai ragazzi dei tribunali in alcune città italiane”, ha detto il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Francesco Minisci, sottolineando che “l’illegalità e la violazione delle regole hanno una sola conseguenza: la chiusura delle porte del futuro. Noi dobbiamo formare in un percorso comune, insieme alla scuola e ai genitori, le generazioni future, alle quali ci apprestiamo a consegnare le chiavi”. Tra i presenti, oltre alla già citata Rosy Bindi, anche  l’ex magistrato Gherardo Colombo, i giornalisti Massimo Giannini e Federica Angeli e il presidente del tribunale di Roma, Francesco Monastero.
La Cgia segnala che in 7 anni, tra il 2010 e il 2017, le manovre di finanza pubblica a carico delle Autonomie locali hanno comportato una contrazione delle risorse disponibili pari a 22 miliardi di euro. I più colpiti sono stati i Comuni. Se nelle casse dei Sindaci la “sforbiciata” ha raggiunto l’anno scorso gli 8,3 miliardi di euro, alle Regioni a Statuto ordinario le minori entrate si sono stabilizzate sui 7,2 miliardi. Salvate dagli italiani con la bocciatura del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, le Province, invece, hanno subito una diminuzione delle risorse pari a 3,5 miliardi, mentre le Regioni a Statuto speciale formalmente non hanno sopportato alcuna contrazione, anche se lo Stato centrale ha imposto loro di accantonare ben 2,9 miliardi di euro.
 
“Con molte meno risorse a disposizione – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – i Sindaci e i Governatori, almeno fino al 2015, hanno reagito agendo sulla leva fiscale. Successivamente, grazie al blocco delle tasse locali imposto dal Governo Renzi, molti amministratori si sono difesi riducendo la qualità e la quantità dei servizi offerti ai cittadini. Tagliando i trasferimenti a Regioni ed enti locali, lo Stato centrale si è dimostrato apparentemente sobrio e virtuoso: in realtà, il conto è stato pagato in gran parte dai cittadini e dalle imprese che hanno subito un fortissimo aumento del prelievo fiscale. Il passaggio dall’Ici all’Imu/Tasi, ad esempio, ha incrementato il peso delle imposte sui capannoni mediamente dell’80 per cento”. I dati, elaborati dall’Ufficio studi della Cgia, si riferiscono al periodo 2011-2017. L’importo di ogni anno corrisponde ai tagli previsti rispetto al 2010. Anno, quest’ultimo, in cui il governo Berlusconi ha approvato il Decreto legge numero 78 che ha dato inizio alla stagione del rigore e dell’austerità per i nostri conti pubblici. “Nonostante da qualche anno ai Comuni siano stati alleggeriti i vincoli di bilancio grazie al superamento del Patto di stabilità interno – conclude il Segretario della Cgia, Renato Mason – le risorse a disposizione risultano ancora insufficienti per rilanciare gli investimenti pubblici. Una misura, quella degli investimenti, che sarebbe indispensabile per ridare fiato ad una economia che in questi primi mesi dell’anno sembra si stia affievolendo”.
 
 
 
 
 
La Russian Cryptocurrency and Blockchain Association ha assegnato al Petro venezuelano il Satoshi Nakamoto Prize per il suo "eccezionale contributo allo sviluppo dell’industria blockchain". Le autorità di Caracas affermano di aver raccolto 735 milioni di dollari con la pre-vendita del token, ricevendo più di 200 mila ordini da 133 paesi.
Venezuela e Russia vogliono aumentare il volume del commercio bilaterale del 30 percento quest’anno. Le due parti hanno discusso altri progetti strategici, tra cui un’alleanza tra le compagnie energetiche Rosneft e Petroleos de Venezuela. I rapporti economici saranno ampliati nonostante le sanzioni occidentali imposte a entrambe le nazioni (il mese scorso il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che vieta ai cittadini americani di utilizzare il Petro). Secondo bitcoin.com, in particolare funzionari di Venezuela e Russia, stanno progettando possibili investimenti russi nel token venezuelano.
Come è noto, il Petro può essere acquistato con rubli russi, yuan cinesi, lire turche e euro, nonché con criptovalute come bitcoin. Maduro ha annunciato la creazione di quattro zone economiche esclusive in cui sarà accettato come mezzo di pagamento. I venezuelani potranno comprare case e altri beni con il Petro (le offerte immobiliari saranno autorizzate a partire dal 20 aprile).
Fortunatamente il prelievo complessivo riconducibile alle tasse patrimoniali è in calo nel nostro Paese dove tuttavia chi possiede immoboli resta ugualmente penalizzato su altri fronti. Lo denuncia la CGIA di Mestre, che ha analizzato in uno studio le tasse patrimoniali di fatto vigenti in Italia.
 
Nei giorni scorsi sia l’OCSE sia il Fondo Monetario Internazionale ne hanno chiesto la re-introduzione. E sebbene dal 2016 non paghiamo più la Tasi sull’abitazione principale, dalla CGIA fanno sapere che in quell’anno (ultimo disponibile con dati aggiornati) gli italiani hanno comunque versato al fisco ben 45,4 miliardi di euro di imposte patrimoniali. In poco più di 25 anni la loro incidenza sul Pil è raddoppiata, mentre in termini assoluti il gettito è aumentato di 5 volte.
 
Quante sono le imposte patrimoniali presenti in Italia? “Una quindicina – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – anche se le due imposte che gravano sulle abitazioni e sugli immobili ad uso produttivo e commerciale, ovvero la Tasi e l’Imu, garantiscono quasi la metà del gettito complessivo. Nel 2017, ad esempio, per onorare questi due tributi le famiglie, le imprese e i lavoratori autonomi hanno versato oltre 20 miliardi di euro. Un po’ meno onerose, ma altrettanto invise dai contribuenti, sono le imposte di bollo, che includono anche il prelievo annuale di 34,20 euro sui conti correnti con depositi superiori i 5 mila euro, quello del 2 per mille sugli strumenti finanziari e il bollo auto”.
L'obbiettivo è quello di intercettare il mercato turistico dei Paesi del Golfo. Per questo la Regione Campania ha partecipato per la prima volta alla fiera dell'Arabian Travel Market di Dubai, in svolgimento dal 22 al 25 aprile. Alla fiera hanno partecipato 2 mila e 800 espositori, rappresentativi di 86 Paesi, con la presenza di oltre 26 mila visitatori professionisti.
Il Direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania, Rosanna Romano, ha presentato l’offerta turistica della Campania ad una platea di tour operator e giornalisti di stampa specializzata intervenuti alla conferenza stampa tenutasi nei giorni scorsi presso lo stand istituzionale all’interno del Padiglione Italia. Alla conferenza stampa, sono intervenute, inoltre, il Console Generale Valentina Setta e la Responsabile Marketing dell’ENIT Alessandra Zita.
Partendo dal positivo trend di crescita di arrivi e presenze nei principali siti di attrazione turistica, l’amministrazione regionale intende consolidare la posizione raggiunta su tutto il territorio regionale attraverso il giacimento dei beni archeologici e artistici, naturali, enogastronomici e tra questi particolarmente apprezzato e’ stato il numero di beni UNESCO, ben 9, concentrati in Campania.
E’ stato evidenziato, in particolare, l’investimento che in ambito culturale gli Emirati stanno perseguendo, intercettando le opportunità di interscambio conseguenti alla crescente produzione culturale campana, capace ormai di proporre a nuovi mercati contenuti per mostre ed eventi culturali di altissimo livello scientifico e a forte impatto emozionale.
Inoltre, la partecipazione alla manifestazione fieristica vuole favorire, in collaborazione con GESAC, l’avvio di esplorazioni utili ad attivare collegamenti aerei diretti con lo scalo partenopeo. Tale possibilità, permetterebbe sicuramente un incremento dell’incoming turistico dal momento che lo scalo di Dubai è un importante snodo logistico di destinazioni da e verso l’estremo oriente.

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