Redazione

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Per recuperare l'accesso all'Oceano Pacifico, perduto durante la guerra nel XIX secolo, la Bolivia ha deciso di tessere una bandiera di colore blu lunga 200 chilometri e larga tre metri, decorata con disegni nazionali boliviani. 
A fine mese, la Bolivia sottoporrà la sua richiesta alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja e con la creazione di un vessillo nazionale dalle dimensioni eccezionali, "un simbolo imponente e sontuoso" che il governo boliviano ha affermato essere "la bandiera più grande del mondo, estesa tra le città di La Paz e Oruro", coinvolge il suo intero popolo in quella che, dopo tanti anni nei quali non ha avuto più l’accesso al mare, sarà una battaglia lunga, difficile e dall’esito incerto. "Da parte sua – scrive La Stampa – l’organizzazione del Guinness World Records ha dichiarato di non avere intenzione di certificare se la bandiera appena creata dai boliviani sia davvero la più grande del mondo".
In concreto, il Cile ha già risposto che non c’è nulla da negoziare e che i suoi confini sovrani, concordati dopo la "Guerra del Pacifico" del 1879-1884, sono fissati attraverso un regolare trattato. Tutta da verificare dunque l’affermazione del presidente boliviano Evo Morales secondo cui era stato proprio il Cile, nel 1975, a fare un’offerta segreta per garantire al suo paese l’accesso all’Oceano Pacifico attraverso un corridoio di 10 km.
Il Presidente Morales, per mobilitare il popolo intorno al suo Governo, rivendica ora nuovamente lo sbocco al mare.
La Bolivia dopo la guerra rimase priva di accesso al mare: tale condizione è condivisa – in America Latina – solo con il Paraguay, che può comunque rifarsi essendo il fiume Paranà navigabile fino alla sua Capitale, Asunciòn. La Bolivia deve invece far transitare i propri prodotti destinati all’esportazione per il territorio straniero. Di qui un sentimento di frustrazione che – unito con la differenza etnica – affligge da allora i Boliviani.
 
 

"In un quadro economico internazionale positivo caratterizzato dal miglioramento del commercio internazionale, l’economia italiana mantiene un profilo espansivo": lo rileva l’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia. "Nel quarto trimestre del 2017 – aggiunge l’Istat – la crescita è stata sostenuta dall’intensificazione del processo di accumulazione del capitale mentre i consumi finali nazionali hanno segnato incrementi più contenuti. Il settore manifatturiero e le esportazioni esprimono segnali di forte dinamismo. L’indicatore anticipatore rimane stabile su livelli elevati confermando, per i prossimi mesi, il mantenimento di uno scenario macroeconomico favorevole".

Diventeranno santi insieme Paolo VI e Romero. Lo ha deciso Papa Francesco che ha autorizzato per entrambi la promulgazione del decreto con il quale sancisce il miracolo attribuito alla loro intercessione. Lo rende noto su Avvenire. Il 26 ottobre 2017, la Consulta medica della Congregazione delle cause dei santi - ricorda la giornalista Stefania Falasca - aveva votato all’ unanimità sia il caso miracoloso di una gravidanza ad alto rischio conclusasi favorevolmente con la nascita di una bambina sana attribuito all’ intercessione di papa Montini, sia la guarigione miracolosa di una donna in pericolo di morte dopo un parto attribuita all’ intercessione del vescovo martire Romero. Il 14 dicembre 2017 il congresso dei teologi aveva espresso il voto positivo per entrambi i casi e il 6 febbraio scorso lo stesso responso aveva dato la sessione ordinaria dei cardinali e dei vescovi. Riconosciuti i miracoli, Paolo VI e il vescovo salvadoregno ucciso in odium fidei saranno di nuovo ancora insieme nel Concistoro previsto per la prima metà di maggio nel quale il Papa annuncerà, come solitamente accade, la data della canonizzazione. Data che con ogni probabilità potrebbe cadere il 28, il 21 oppure il 14 ottobre, domenica questa che viene significativamente a trovarsi nel mezzo del Sinodo dei vescovi sui giovani a Roma. Se per questa data potrebbe essere confermata la canonizzazione di papa Montini, per il vescovo Romero potrebbe tuttavia essere considerata anche un’ altra possibilità nel quadro di un’ altra adunanza di giovani: quella della Giornata mondiale della gioventù prevista per gennaio 2019 a Panama. 

Su "A Conti Fatti" si parla di economia responsabile

Intervengono:

  • Pietro Negri, presidente Forum per la Finanza Sostenibile
  • Giovanni Battista Costa, presidente NeXt - Nuova Economia per Tutti
  • Daniel Tarozzi, italiachecambia.org

Sale la disoccupazione in Italia, ma non per i giovanissimi. A gennaio, rileva infatti l’Istat, il tasso di disoccupazione sale all’11,1%, +0,2 punti percentuali rispetto a dicembre, ma risulta in calo di 0,6 punti percentuali se confrontato con lo stesso mese del 2017. L’aumento della disoccupazione, spiega l’istituto di statistica, interessa donne e uomini e si distribuisce tra tutte le classi di età.

Dopo l’aumento del mese scorso, a gennaio la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni cala dello 0,6% (-83 mila). La diminuzione interessa prevalentemente le donne e i giovani 15-24enni. Il tasso di inattività scende al 34,5% (-0,2 punti percentuali).

Intanto, il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a gennaio scende al 31,5%, -1,2 punti percentuali rispetto a dicembre e di 6 punti percentuali rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Il dato rilevato, rende inoltre noto l’Istat, è il più basso registrato da dicembre 2011, quando la disoccupazione giovanile nella fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni si attestò al 31,2%.

Ma a gennaio - scrive l'Adnkronos - la stima degli occupati torna anche a crescere (+0,1%, pari a +25 mila rispetto a dicembre). Il tasso di occupazione sale al 58,1% (+0,1 punti percentuali). L’aumento dell’occupazione nell’ultimo mese, spiega l’istituto di statistica, è determinato dalla componente femminile e, con riferimento all’età, dalla forte crescita dei giovani di 15-24 anni e da quella più lieve degli ultracinquantenni, a fronte di un calo tra gli uomini e nelle classi di età centrali tra 25 e 49 anni. Crescono in misura consistente i dipendenti a tempo determinato, mentre calano i permanenti e gli indipendenti.

Secondo quanto rilevato dall’istituto di statistica, nel trimestre novembre-gennaio l’occupazione rimane sostanzialmente stabile rispetto al trimestre precedente. Segnali positivi si registrano tra le donne (+0,1%), gli over 50 (+1,0%) e soprattutto i giovani di 15-24 anni (+2,4%), a fronte di un calo tra gli uomini e nelle classi comprese tra 25 e 49 anni.

Crescono nel trimestre i dipendenti a termine (+2,4%), mentre calano i permanenti (-0,3%) e gli indipendenti (-0,5%). La stima delle persone in cerca di occupazione torna a crescere a gennaio (+2,3%, +64 mila) dopo cinque mesi consecutivi di calo.

Nel trimestre novembre-gennaio, rispetto ai tre mesi precedenti, alla sostanziale stabilità degli occupati si accompagna il calo dei disoccupati (-1,1%, -33 mila) e l’aumento degli inattivi (+0,1%, +14 mila). Su base annua si conferma l’aumento degli occupati (+0,7%, +156 mila) determinato esclusivamente dalle donne. La crescita si concentra solo tra i lavoratori a termine (+409 mila) mentre calano gli indipendenti (-191 mila) e i permanenti (-62 mila).

Aumentano soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+335 mila) ma anche i 15-24enni (+106 mila), mentre calano i 25-49enni (-285 mila). Nello stesso periodo diminuiscono sia i disoccupati (-4,9%, -147 mila) sia gli inattivi (-0,6%, -75 mila). Al netto dell’effetto della componente demografica, l’incidenza degli occupati sulla popolazione cresce su base annua tra i 15-34enni e i 50-64enni, mentre è in calo tra i 35-49enni.

PIL – Nel 2017 il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.716.238 milioni di euro correnti, con un aumento del 2,1% rispetto all’anno precedente. In volume il Pil è aumentato dell’1,5%, ai massimi dal 2010. Nel 2016, ricorda l’Istat, si era registrata una crescita dello 0,9%.

A causa di mancanza di Iodio nei primi anni di vita "quasi 19 milioni di bambini che nascono ogni anno nel mondo – il 14% – sono a rischio di danni cerebrali permanenti e prevenibili e di avere una ridotta funzione cognitiva". Di questi, 4,3 milioni, ovvero più di 1 bambino su 4 vive in Asia meridionale. 

Questi i dati in sintesi del nuovo rapporto congiunto Unicef e Gain (Global Alliance for Improved Nutrition) pubblicato nei giorni scorsi. Il rapporto Brighter futures: Protecting early brain development through salt iodization afferma che “la carenza di iodio è una delle principali cause di danni cerebrali prevenibili in tutto il mondo. Lo iodio insufficiente durante la gravidanza e l’infanzia provoca deficit neurologici e psicologici, riducendo il QI di un bambino da 8 a 10 punti. Questo si traduce in grandi perdite nel capitale cognitivo di intere nazioni e quindi nel loro sviluppo socio-economico”. “Mentre l’Asia meridionale detiene la più alta percentuale di bambini a rischio a livello globale, la regione ha il secondo più alto tasso di copertura di sale iodato con l’87% della popolazione, preceduta dall’Asia orientale e dal Pacifico con il 91% di copertura. L’Africa orientale e meridionale ha la copertura più bassa di sale iodato, dove circa il 25% della popolazione non ne ha accesso, lasciando 3,9 milioni di bambini all’anno non protetti contro i disturbi da carenza di iodio”, ricorda il rapporto.

I nutrienti che un bambino riceve nei primi anni di vita influenzano lo sviluppo cerebrale per tutta la vita, e possono creare o distruggere la possibilità di un futuro prospero – ha dichiarato Roland Kupka, Senior Nutrition Adviser dell’Unicef -. Proteggendo e sostenendo lo sviluppo dei bambini nella prima infanzia, siamo in grado di ottenere grandi risultati per i bambini durante tutta la loro vita”.
Il rapporto indica “misure urgenti per ridurre il rischio di menomazioni mentali al cervello dei bambini in crescita: integrare la iodurazione del sale nei piani nazionali per sostenere l’alimentazione dei bambini e lo sviluppo cerebrale nella prima infanzia; allineare i programmi di iodurazione e riduzione del sale; istituire sistemi di monitoraggio per identificare le popolazioni non raggiunte; rafforzare i sistemi normativi per applicare la legislazione esistente in materia di iodurazione del sale; riconoscere la crescente importanza degli alimenti fortificati come potenziali fonti di sale iodato”.

Su "A Conti Fatti" si parla di anziani

Intervengono:

  • Marco Di Luccio, presidente Abitare e Anziani
  • Beatrice Tragni, segretario nazionale CNA Pensionati
  • Sergio Cavallaro, poliambulatorio specialistico di Borgomanero

Su "A Conti Fatti" si parla di guerre dimenticate

Intervengono:

  • Paolo Beccegato, vicedirettore Caritas Italiana
  • Francesco Rocca, presidente Croce Rossa Italiana
  • Cinzia Cannèri, fotoreporter
Un popolo in festa. Oltre 10 mila persone si sono recate nella cattedrale di San Giovanni per festeggiare i 50 anni di Sant’Egidio. Il segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, nella sua omelia è partito dal Vangelo, raccontando la guarigione del lebbroso. "Liberare tanti, come il lebbroso di Cafarnao. Liberare dalla lebbra dell’esclusione. Nessuno é escluso davanti a Dio. Avete creduto che la pace é possibile. Penso all’Africa (ed ai suoi conflitti). La via della compassione é stata ed é la via della vostra comunità". 
La compassione, ha spiegato il cardinale Parolin, è stata la chiave prima italiana e poi mondiale dell’azione della Comunità di Stant'Egidio, insieme all’impegno per il dialogo. Quando il lavoro si è esteso nel mondo infatti la "lebbra" della povertà è stata curata da Sant’Egidio in tante altre forme: ha citato il progetto portato in Africa per la cura con i farmaci più moderni ed efficaci dei malati di Aids, le mediazioni di pace per popoli che sembravano condannati a non poter essere liberati dalla violenza e dalla guerra, e poi la novità dei corridoi umanitari per migranti e richiedenti asilo, soprattutto dalla Siria e dal Corno d’Africa. Una compassione dunque legata alla compassione di Gesù che "è il cuore del suo rapporto con le persone". 
"La guarigione operata da Gesù - ha proseguito Parolin - libera "dalla segregazione", così come liberare dalla segregazione e dalla solitudine, inserendo nel circuito della vita, è quello che fate da quando – giovani studenti – avete affrontato con passione le borgate romane, oltrepassando tante barriere", ha detto rivolgendosi direttamente ai presenti, tra i quali il fondatore Andrea Riccardi e il presidente Marco Impagliazzo. Con loro, l’arcivescovo vicario di Roma, Angelo De Donatis, rappresentanti della comunità in vari paesi, ambasciatori e cristiani di diverse confessioni.
Diverse migliaia - scrive il quotidiano online FarodiRoma - le persone che hanno partecipato alla liturgia per il 50° di Sant’Egidio. Il popolo di Sant’Egidio, dove si confonde chi é servito e chi serve (come ha ricordato il card. Parolin nell’omelia) ha riempito la basilica di San Giovanni in Laterano piena nella navata centrale come nelle quattro laterali ha ospitato per l’occasione oltre 10 mila persone.
"Una parola: grazie. Avete capito presto che la domanda di giustizia non era soltanto planetaria e astratta ma riguarda le persone. Avete scelto di stare con i più deboli", ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni al termine della funzione in Laterano. "Ho incontrato la Comunità di Sant’Egidio in 25 dei vostri 50 anni – ha aggiunto – e camminando con voi ho scoperto tante cose. La prima è che la vostra è una presenza esigente, quando voi vedete una piaga non tirate indietro il dito. Penso alle vostre battaglie sui Rom in questa città, soprattutto sulle condizioni di vita dei bambini – ha concluso – scomode per chi in questa città aveva responsabilità di governo ma ne dovete essere orgogliosi perché avete contribuito a migliorare questa città".

Su "A Conti Fatti" si parla di inquinamento

Intervengono:

  • Franco Desiato, responsabile monitoraggio qualità dell’aria e climatologia operativa Ispra
  • Rosalba Giugni, presidente Marevivo
  • Alberto Cora, Istituto Nazionale di Astrofisica

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