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Last Minute Market e il recupero dei beni invenduti

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Andrea Segrè, Professore Ordinario di Politica Agraria Internazionale e Comparata dell’Università di Bologna e fondatore di Last Minute Market, è stato intervistato da “A conti Fatti”, programma di economia sociale realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana.

 

Il prossimo cinque giugno sarà la Giornata dell’Ambiente, un’occasione per parlare di problematiche ambientali e di sostenibilità. Secondo lei, la politica italiana sta facendo abbastanza per attuare politiche sostenibili?
Sostenibilità vuol dire avere una visione di lungo periodo. Deriva da sustain, il pedale del pianoforte che allunga le note. Dentro c’è il tempo, dobbiamo allungarlo. A me sembra che la politica italiana fino adesso non sia andata in questa direzione.


Lei ha scritto nel suo Blog “prima della spending review avremmo bisogno di una seria wasting review”. In che misura combattere lo spreco alimentare e le sue conseguenze deve essere una priorità economica ed ecologica?
Gli ultimi dati dell’osservatorio Waste Watcher, partito da poco, ci dicono che lo spreco costa. Prima di tutto economicamente: è come se in Italia venissero buttati in un anno circa 18 miliardi di euro. Nella maggior parte dei casi, inoltre, questi sprechi sono di natura domestica. Poi, dal punto di vista ecologico, sprechiamo delle risorse naturali che sono limitate, il suolo, l’acqua, l’energia, e che dovremmo invece risparmiare lasciando il tempo affinché queste si rinnovino. Oltre, quindi, al concetto di sostenibilità c’è anche quello di rinnovabilità. Questa wasting review, revisione non solo della spesa pubblica o privata ma anche dello spreco, è fondamentale perché permette di risparmiare tante risorse economiche e altrettante risorse ecologiche.


Lei è anche il fondatore di Last Minute Market, società spin-off dell’Università di Bologna che opera su tutto il territorio nazionale sviluppando progetti territoriali volti al recupero dei beni invenduti (soprattutto alimentari) a favore di enti caritativi. Com’è nata l’idea di questo progetto?
Alla fine degli anni ’90 siamo partiti con l’osservazione di quello che succede dietro le quinte dei supermercati dove arrivano i prodotti ma anche dove muoiono, perché magari troppo vicini alla scadenza o perché la loro confezione è danneggiata. Questa offerta, che è negativa perché non viene offerta, diventa infine un rifiuto che ha un costo ecologico e anche economico. Abbiamo compreso però che questo scarto poteva soddisfare una domanda altrettanto negativa: quella di un consumatore senza potere d’acquisto seppure temporaneamente. Abbiamo messo in relazione, allora, un potenziale donatore con un potenziale beneficiario in un’ottica di recupero sostenibile e solidale: sostenibile, perché fa durare di più quel bene invece di buttarlo via; solidale, perché si attiva in questo modo una relazione molto potente attraverso il dono. Quello che rimane alla fine è un valore: intanto recuperi il prodotto ed eviti un rifiuto e, quindi, un costo, nutri qualcuno ma ciò che rimane è la relazione fra chi dona e chi riceve. La relazione è un valore che peraltro si consuma tutto e non si spreca.


Uno dei progetti di Last Minute Market è la campagna europea “un anno contro lo spreco” il cui tema quest’anno sarà Spreco zero: che cosa vuol dire?
Quando abbiamo visto che la nostra iniziativa Last Minute Market cominciava ad essere percepita come motore di relazione e di sostenibilità siamo andati in Europa. Qui abbiamo portato una dichiarazione che è poi diventata una risoluzione europea per ridurre e prevenire gli sprechi, successivamente tradotta in una carta chiamata carta per le amministrazioni a spreco zero. Oltre 500 sindaci in Europa l’hanno firmata, impegnandosi a promuovere quelle misure per diminuire e fermare gli sprechi attraverso una visione a spreco zero.


Lei ha parlato di orizzonte ma qual è la situazione attuale? È ancora un obiettivo perseguibile quello della campagna, ovvero il dimezzamento degli sprechi alimentari entro il 2025?
È assolutamente perseguibile. Ha un’ottica temporale abbastanza lunga e le misure che si possono mettere in campo sono almeno 10 e sono quelle indicate nella carta delle amministrazioni a spreco zero. Di queste, l’ultima è la più interessante perché promuove la costruzione di una rete di comuni che hanno una stessa visione e si scambiano le buone pratiche già presenti. Ci sono tante azioni, buone pratiche che si possono scambiare e allora diventa possibile dimezzare gli sprechi.


Riguardo alla carta che ha nominato prima per lo spreco zero, perché proprio una carta e perché partire dal cibo?
Non abbiamo bisogno di manifesti e di altri appelli da firmare. Tramite questa carta possiamo agire concretamente e immediatamente. Perché il cibo? Perché è lo scandalo più grave dei nostri tempi. Non è solo un problema dell’Italia e dell’Europa: è del mondo. Secondo la Fao, infatti, un terzo della produzione, trasformazione, distribuzione agroalimentare mondiale viene perduta o sprecata, perduta quando è all’inizio della filiera, sprecata quando è nelle nostre case e che se trasformata in calorie potrebbe dar da mangiare, si capisce che è da lì che dobbiamo cominciare.


Last Minute Market rappresenta per l’Italia il programma europeo FUSIONS. Di cosa si tratta?
FUSIONS è l’acronimo di Food Use for Social Innovation by Optimising Waste Prevention Strategies: tutte quelle innovazioni che si possono applicare a livello sociale ma anche economico per ottimizzare le strategie di prevenzione degli sprechi. Il primo workshop di questo progetto europeo, dove hanno partecipato diverse Università ad enti di ricerca, Ong, Associazioni di consumatori e tanti portatori di interesse, si è tenuto a Padova il 20 maggio ed è stato aperto dal ministro dello sviluppo economico, già sindaco di Padova, Zanonato. Il workshop, inoltre si è svolto in occasione del forum per mille sindaci a spreco zero. Un momento di scambio e di relazione proprio con l’obiettivo di studiare e valorizzare la dove già ci sono le buone pratiche ed estenderle a livello europeo.

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