Chiesa

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Dal 5 al 7 luglio, la Città del Vaticano ha ospitato una conferenza internazionale di alto livello. L'occasione è stata il terzo anniversario dell'enciclica Laudato Sì, il documento di papa Francesco in difesa del pianeta Terra, minacciato da inquinamento, cambiamento climatico e sfruttamento eccessivo delle risorse. La conferenza non ha usato mezzi termini fin dal titolo: “Salvare la nostra casa comune e il futuro della vita sulla Terra”. Per riuscire in questo salvataggio, durante il dibattito è emersa la necessità di creare un movimento dal basso ispirato all'ecologia integrale teorizzata dal pontefice: ovvero una nuova disciplina che concili le esigenze economiche con i diritti sociali, i processi tecnologici e produttivi del mondo moderno con la tutela dell'ambiente.
Ne abbiamo parlato con Tomàs Insua, fondatore del Movimento Cattolico Mondiale per il Clima, tra i promotori e gli animatori della conferenza, intervistato nel programma “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Il professor Carlo Ossola, docente presso il Collège de France di Parigi, curatore per l’Istituto Treccani dell’opera “Maria. Il culto da Oriente a Occidente” ricostruisce le principali caratteristiche della Vergine per come emergono non solo dalle fonti tradizionali, ma anche dai tanti documenti che la pubblicazione ha voluto prendere in considerazione.

Secondo dati appena diffusi dal Ministero dell'Interno, nei primi 5 mesi e mezzo del 2018, sono arrivati dal mare poco meno di 15 mila persone, per la maggior parte tunisini, eritrei, sudanesi e nigeriani. Al di là dei numeri vogliamo comprendere le difficoltà e le opportunità di rifugiati, migranti e richiedenti asilo, grazie al racconto di alcuni testimoni di questo fenomeno epocale; storie raccolte al convegno “La Chiesa in ascolto” durante la recente Festa dei Popoli a Roma.

Paola Arosio, suora della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, è la coordinatrice del Centro Pedro Arrupe, una struttura alla periferia di Roma che accoglie famiglie di migranti e minori non accompagnati.

Ecco i nuovi cardinali annunciati dal Papa per il concistoro del 29 giugno: Sua Beatitudine Louis Raphaël I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei; Mons. Luis Ladaria, Prefetto de la Congregazione per la Dottrina della Fede; Mons. Angelo De Donatis, Vicario Generale di Roma; Mons. Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato e Delegato Speciale presso il Sovrano Militare Ordine di Malta; Mons. Konrad Krajewski, Elemosiniere Apostolico; Mons. Joseph Coutts, Arcivescovo di Karachi; Mons. António dos Santos Marto, Vescovo Leiria-Fátima; Mons. Pedro Barreto, Arcivescovo di Huancayo; Mons. Desiré Tsarahazana, Arcivescovo di Toamasina; Mons. Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo de L’Aquila; Mons. Thomas Aquinas Manyo, Arcivescovo di Osaka; Mons. Sergio Obeso Rivera, Arcivescovo Emerito di Xalapa; Mons. Toribio Ticona Porco, Prelato Emerito di Corocoro; Aquilino Bocos Merino, Claretiano.

Quella di Maria è una delle figure centrali del credo e delle fede cristiana. Su di lei molto si è scritto nel corso dei secoli ed è vastissima la produzione artistica e iconografica che vede la Vergine come protagonista.
L’Istituto Treccani ha recentemente sistematizzato questi materiali proponendone una lettura originale nell’opera “Maria. Il culto da Oriente a Occidente”, un volume che ricostruisce non solo l'importanza della figura della Vergine per la teologia cristiana, ma anche il suo ruolo di ponte tra culture anche molto diverse tra loro.
Ne parla intervenendo su “A Conti Fatti” il curatore dell’opera, il professor Carlo Ossola, filologo, docente presso il Collège de France di Parigi.

Lo scorso 25 aprile la manifestazione “Villaggio per la Terra” di Roma ha ospitato un dibattito tra religiosi, politici, giornalisti e intellettuali dal titolo “Laudato Si’, le culture si interrogano. Tra gli altri ha partecipato monsignor Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata, presente in veste di assistente ecclesiastico generale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, i cui volontari hanno avuto parte attiva alle giornate del Villaggio. A margine del convegno abbiamo avuto la possibilità di intervistare Giuliodori per fare quest’interessante excursus storico sul rapporto tra cattolicesimo, ecologia ed ambientalismo. Intervista trasmessa in “A conti fatti”, rubrica radiofonica settimanale di EconomiaCristiana.it in onda su Radio Vaticana Italia.

Bisogna rinunciare alle cose che passano e abbracciare la libertà. La Chiesa, in particolare, deve essere svincolata da potere e denaro così da testimoniare in maniera credibile che Cristo libera l'uomo. Questo in estrema sintesi il messaggio di Papa Francesco ai 150 mila, 60 mila italiani, che da tutto il mondo si sono radunati al Campus dell’Università di Tor Vergata per celebrare con il Pontefice il “Te Deum” di ringraziamento per i 50 anni del Cammino Neocatecumenale. 
Tra i gruppi, 35 nuclei missionari (di 4 o 5 famiglie ciascuno) che partiranno per la “missio ad gentes”. “Pienamente missionario – ha spiegato loro Francesco – non è chi va da solo, ma chi cammina insieme”. “Camminare insieme – ha scandito – è un’arte da imparare sempre. Bisogna stare attenti, ad esempio, a non dettare il passo agli altri. Occorre piuttosto accompagnare e attendere, ricordando che il cammino dell’altro non è identico al mio. Come nella vita nessuno ha il passo esattamente uguale a un altro, così anche nella fede e nella missione: si va avanti insieme, senza isolarsi e senza imporre il proprio senso di marcia, uniti, come Chiesa, coi Pastori, con tutti i fratelli, senza fughe in avanti e senza lamentarsi di chi ha il passo più lento”.
“Siamo pellegrini – ha ricordato il Papa – che, accompagnati dai fratelli, accompagnano altri fratelli, ed è bene farlo personalmente, con cura e rispetto per il cammino di ciascuno e senza forzare la crescita di nessuno, perché la risposta a Dio matura solo nella libertà autentica e sincera. Gesù risorto – ha poi concluso – dice: ‘Fate discepoli’, non dice conquistate, occupate, ma ‘fate discepoli’, cioè condividete con gli altri il dono che avete ricevuto, l’incontro d’amore che vi ha cambiato la vita”.
Il Pontefice ha poi lasciato il Campus dell’Università di Tor Vergata salutato da Kiko Arguello, artista eclettico, autore non solo della musica del Te Deum ma anche del maxi pannello (ispirato a un’icona, delle dimensioni di un palazzo di 4 piani) che era alle spalle del palco papale sul quale sono saliti 34 sacerdoti e 25 laici per ricevere dalle mani di Francesco il crocifisso che simboleggia la “Missio ad gentes”.
"La quantità, qualità e dignità del lavoro è la grande sfida dei prossimi anni per la nostra società nello scenario di un sistema economico che mette al centro consumi e profitto e finisce per schiacciare le esigenze del lavoro". A scriverlo i vescovi italiani nel Messaggio della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace in vista del primo maggio. Secondo i vescovi "un buon lavoro è dimensione fondamentale per svolgere il nostro ruolo di con-creatori e chiave fondamentale per la generatività, ricchezza di senso e fioritura della vita umana".
"Oggi l’indebolimento della qualità e della dignità del lavoro porta al paradosso che avere lavoro (che molte volte rischia di essere un lavoretto saltuario) non è più condizione sufficiente per l’uscita dalla condizione di povertà", sottolineano i vescovi, secondo i quali "innanzitutto necessario innovare il nostro metodo di azione". "Farsi prossimo agli ultimi, comprendere e condividere le loro urgenze non è solo un compito pastorale ma diventa un’esigenza fondamentale per l’intera società in tutte le sue componenti (art. 2 della Costituzione) e un compito ineludibile per la classe politica".
 
“Abbiamo bisogno sempre più di forme di sussidiarietà circolare di solidarietà che vedano nuove configurazioni di collaborazione fra tutti i soggetti, senza particolarismi o primogeniture, ma come fondamento e fine del convivere responsabilmente insieme per un futuro di speranza a partire dal lavoro ‘centro di ogni patto sociale’”, proseguono, evidenziando che “dignità della persona non significa essere destinatari di un mero trasferimento monetario ma piuttosto essere reinseriti in quel circuito di reciprocità nel dare e avere, nei diritti e doveri che è la trama di ogni società”. Tre le urgenze individuate, anche a seguito del percorso delle Settimane sociali di Cagliari: “rimuovere gli ostacoli per chi il lavoro lo crea”, “avere istituzioni formative all’altezza”, e l’urgenza di “una rete di protezione per i soggetti più deboli”.
 
La prima è ripresa dal discorso di Papa Francesco all’Ilva di Genova. Creare buon lavoro è oggi una delle più alte forme di carità perché genera condizioni stabili per l’uscita dal bisogno e dalla povertà. La seconda, si riferisce alle "istituzioni formative (scuole, università, formazione professionale) all’altezza di queste sfide. In grado innanzitutto di suscitare nei giovani desideri, passioni, ideali, vocazioni senza le quali non esiste motivazione né sforzo verso l’acquisizione di quelle competenze fondamentali per risalire la scala dei talenti".
 
"Sogniamo un mondo – scrivono ancora i vescovi – nel quale i nostri giovani non si domandino semplicemente se potranno trovare un lavoro ma lavorino con passione e costanza per raggiungere l’obiettivo della loro generatività domandandosi quanto lavoro, valore sostenibile, quanto bene comune possono creare per la società in cui vivono".
 
La terza urgenza segnalata dall’episcopato italiano "è una rete di protezione per i soggetti più deboli, uno strumento efficace di reinserimento e di recupero della dignità perduta per gli scartati, gli emarginati che desiderano reinserirsi nel circuito di diritti e doveri della società. Su questo punto chiediamo alle nostre forze politiche di superare contrapposizioni strumentali e convergere su un comune denominatore di una rete di protezione universale efficace".
Una Chiesa che deve guardare agli ultimi, ma anche ai giovani e a chi vive nelle periferie. Per questo la comunità deve essere “autentica, trasparente, accogliente, onesta, invitante, comunicativa, accessibile, gioiosa e interattiva”. Queste sono solo alcune delle idee scritte dai circa 15 mila e 30 ragazzi, provenienti da tutto il mondo, che hanno partecipato (oltre 300 fisicamente a Roma e circa 15 mila collegati attraverso i social) alla redazione del Documento della Riunione pre-sinodale in preparazione alla XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei vescovi che si terrà a ottobre, sul tema ‘I giovani, la fede e il discernimento vocazionale’.
 
Poi, scrivono ancora i giovani che sentono l’esigenza di essere leader nella comunità, la Chiesa deve anche essere “solerte e sincera nell’ammettere i propri errori passati e presenti”, tra cui i vari casi di abusi sessuali e una cattiva amministrazione delle ricchezze e del potere. E che continui a “rafforzare la sua politica di tolleranza zero all’interno delle proprie istituzioni”. Non solo: una Chiesa che sappia parlare di argomenti scomodi, come l’omosessualità e il dibattito sul gender, che sappia dialogare con la comunità. Il Documento in questione si articola in tre parti: le sfide e le opportunita’ dei giovani nel mondo di oggi; fede e vocazione, discernimento e accompagnamento; l’azione educativa e pastorale della Chiesa.

Alla fine le dimissioni di monsignor Edoardo Viganò, ormai ex prefetto della segreteria per la Comunicazione, sono state accettate da Papa Francesco. Fino alla nomina del nuovo Prefetto, la SPC sarà guidata dal Segretario del medesimo Dicastero, monsignor Lucio Adrián Ruiz. Viganò rimarrà come assessore per il Dicastero della comunicazione. Ad annunciarlo il portavoce della Santa Sede, Greg Burke.

In una lettera personale a monsignor Viganò il Papa lo ringrazia della disponibilità a farsi da parte e gli chiede di restare nel dicastero come “assessore”. Ecco il testo. “Reverendissimo Monsignore a seguito dei nostri ultimi incontri e dopo aver a lungo riflettuto e attentamente ponderate le motivazioni della sua richiesta a compiere “un passo indietro” nella responsabilità diretta del Dicastero per le comunicazioni, rispetto la sua decisione e accolgo, non senza qualche fatica,le dimissioni da Prefetto. Le chiedo di proseguire restando presso il Dicastero, nominandola come Assessore per il Dicastero della comunicazione per poter dare il suo contributo umano e professionale al nuovo Prefetto al progetto di riforma voluto dal Consiglio dei Cardinali, da me approvato e regolarmente condiviso. Riforma ormai giunta al tratto conclusivo con I’imminente fusione dell’Osservatore Romano all’ interno dell’unico sistema comunicativo della Santa Sede e I’accorpamento della Tipografia Vaticana. Il grande I’impegno profuso in questi anni nel nuovo Dicastero con Io stile di disponibile confronto e docilità che ha saputo mostrare tra i collaboratori e con gli organismi della Curia romana ha reso evidente come la riforma della Chiesa non sia anzitutto un problema di organigrammi quanto piuttosto l’acquisizione di uno spirito di servizio. Mentre La ringrazio per l’umiltà e il profondo sensus ecclesiae, volentieri la benedico e la affido a Maria”.

Ecco il testo della lettera di monsignor Viganò al Papa. “Padre Santo in questi ultimi giorni si sono sollevate molte polemiche circa il mio operato che, al di li delle intenzioni, destabilizza il complesso e grande lavoro di riforma che Lei mi ha affidato nel giugno del 2015 e che vede ora, grazie al contributo di moltissime persone a partire dal personale, compiere il tratto finale. La ringrazio per l’accompagnamento paterno e saldo che mi ha offerto con generosità in questo tempo e per la rinnovata stima che ha voluto manifestarmi anche nel nostro ultimo incontro. Nel rispetto delle persone, persone che con me hanno lavorato in questi anni e per evitare che la mia persona possa in qualche modo ritardare, danneggiare o addirittura bloccare quanto già stabilito del Motu Proprio L’attuale contesto comunicativo del 27 giugno 2015, e soprattutto, per l’amore alla Chiesa e a Lei Santo Padre, Le chiedo di accogliere il mio desiderio di farmi in disparte rendendomi, se Lei lo desidera, disponibile a collaborare in altre modalità. ln occasione degli auguri di Natale alla Curia nel 2016, Lei ricordava come “la riforma sarà efficace solo e unicamente se si attua con uomini “rinnovati” e non semplicemente con “nuovi” uomini. Non basta accontentarsi di cambiare il personale, ma occorre portare i membri della Curia a rinnovarsi spiritualmente, umanamente e professionalmente.

La riforma della Curia non si attua in nessun modo con il cambiamento delle persone – che senz’altro avviene e avverrà – ma con la conversione nelle persone”.
Credo che il “farmi in disparte” sia per me occasione feconda di rinnovamento o, ricordando
l’incontro di Gesr) con Nicodemo (Gv 31,L), il tempo nel quale imparare a “rinascere dall’alto”. Del
resto non d la Chiesa dei ruoli che Lei ci ha insegnato ad amare e a vivere, ma quella del servizio,
stile che da sempre ho cercato di vivere. Padre Santo, La ringrazio se vorrà accogliere questo mio “farmi in disparte” perchè la Chiesa e il suo cammino possa riprendere con decisione guidata allo Spirito di Dio.
Nelchiederle la sua benedizione, Le assicuro una preghiera per il suo ministero e per il cammino di
riforma intrapreso”.

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