Chiesa

Chiesa (122)

Ecco i nuovi cardinali annunciati dal Papa per il concistoro del 29 giugno: Sua Beatitudine Louis Raphaël I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei; Mons. Luis Ladaria, Prefetto de la Congregazione per la Dottrina della Fede; Mons. Angelo De Donatis, Vicario Generale di Roma; Mons. Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato e Delegato Speciale presso il Sovrano Militare Ordine di Malta; Mons. Konrad Krajewski, Elemosiniere Apostolico; Mons. Joseph Coutts, Arcivescovo di Karachi; Mons. António dos Santos Marto, Vescovo Leiria-Fátima; Mons. Pedro Barreto, Arcivescovo di Huancayo; Mons. Desiré Tsarahazana, Arcivescovo di Toamasina; Mons. Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo de L’Aquila; Mons. Thomas Aquinas Manyo, Arcivescovo di Osaka; Mons. Sergio Obeso Rivera, Arcivescovo Emerito di Xalapa; Mons. Toribio Ticona Porco, Prelato Emerito di Corocoro; Aquilino Bocos Merino, Claretiano.

Quella di Maria è una delle figure centrali del credo e delle fede cristiana. Su di lei molto si è scritto nel corso dei secoli ed è vastissima la produzione artistica e iconografica che vede la Vergine come protagonista.
L’Istituto Treccani ha recentemente sistematizzato questi materiali proponendone una lettura originale nell’opera “Maria. Il culto da Oriente a Occidente”, un volume che ricostruisce non solo l'importanza della figura della Vergine per la teologia cristiana, ma anche il suo ruolo di ponte tra culture anche molto diverse tra loro.
Ne parla intervenendo su “A Conti Fatti” il curatore dell’opera, il professor Carlo Ossola, filologo, docente presso il Collège de France di Parigi.

Lo scorso 25 aprile la manifestazione “Villaggio per la Terra” di Roma ha ospitato un dibattito tra religiosi, politici, giornalisti e intellettuali dal titolo “Laudato Si’, le culture si interrogano. Tra gli altri ha partecipato monsignor Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata, presente in veste di assistente ecclesiastico generale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, i cui volontari hanno avuto parte attiva alle giornate del Villaggio. A margine del convegno abbiamo avuto la possibilità di intervistare Giuliodori per fare quest’interessante excursus storico sul rapporto tra cattolicesimo, ecologia ed ambientalismo. Intervista trasmessa in “A conti fatti”, rubrica radiofonica settimanale di EconomiaCristiana.it in onda su Radio Vaticana Italia.

Bisogna rinunciare alle cose che passano e abbracciare la libertà. La Chiesa, in particolare, deve essere svincolata da potere e denaro così da testimoniare in maniera credibile che Cristo libera l'uomo. Questo in estrema sintesi il messaggio di Papa Francesco ai 150 mila, 60 mila italiani, che da tutto il mondo si sono radunati al Campus dell’Università di Tor Vergata per celebrare con il Pontefice il “Te Deum” di ringraziamento per i 50 anni del Cammino Neocatecumenale. 
Tra i gruppi, 35 nuclei missionari (di 4 o 5 famiglie ciascuno) che partiranno per la “missio ad gentes”. “Pienamente missionario – ha spiegato loro Francesco – non è chi va da solo, ma chi cammina insieme”. “Camminare insieme – ha scandito – è un’arte da imparare sempre. Bisogna stare attenti, ad esempio, a non dettare il passo agli altri. Occorre piuttosto accompagnare e attendere, ricordando che il cammino dell’altro non è identico al mio. Come nella vita nessuno ha il passo esattamente uguale a un altro, così anche nella fede e nella missione: si va avanti insieme, senza isolarsi e senza imporre il proprio senso di marcia, uniti, come Chiesa, coi Pastori, con tutti i fratelli, senza fughe in avanti e senza lamentarsi di chi ha il passo più lento”.
“Siamo pellegrini – ha ricordato il Papa – che, accompagnati dai fratelli, accompagnano altri fratelli, ed è bene farlo personalmente, con cura e rispetto per il cammino di ciascuno e senza forzare la crescita di nessuno, perché la risposta a Dio matura solo nella libertà autentica e sincera. Gesù risorto – ha poi concluso – dice: ‘Fate discepoli’, non dice conquistate, occupate, ma ‘fate discepoli’, cioè condividete con gli altri il dono che avete ricevuto, l’incontro d’amore che vi ha cambiato la vita”.
Il Pontefice ha poi lasciato il Campus dell’Università di Tor Vergata salutato da Kiko Arguello, artista eclettico, autore non solo della musica del Te Deum ma anche del maxi pannello (ispirato a un’icona, delle dimensioni di un palazzo di 4 piani) che era alle spalle del palco papale sul quale sono saliti 34 sacerdoti e 25 laici per ricevere dalle mani di Francesco il crocifisso che simboleggia la “Missio ad gentes”.
"La quantità, qualità e dignità del lavoro è la grande sfida dei prossimi anni per la nostra società nello scenario di un sistema economico che mette al centro consumi e profitto e finisce per schiacciare le esigenze del lavoro". A scriverlo i vescovi italiani nel Messaggio della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace in vista del primo maggio. Secondo i vescovi "un buon lavoro è dimensione fondamentale per svolgere il nostro ruolo di con-creatori e chiave fondamentale per la generatività, ricchezza di senso e fioritura della vita umana".
"Oggi l’indebolimento della qualità e della dignità del lavoro porta al paradosso che avere lavoro (che molte volte rischia di essere un lavoretto saltuario) non è più condizione sufficiente per l’uscita dalla condizione di povertà", sottolineano i vescovi, secondo i quali "innanzitutto necessario innovare il nostro metodo di azione". "Farsi prossimo agli ultimi, comprendere e condividere le loro urgenze non è solo un compito pastorale ma diventa un’esigenza fondamentale per l’intera società in tutte le sue componenti (art. 2 della Costituzione) e un compito ineludibile per la classe politica".
 
“Abbiamo bisogno sempre più di forme di sussidiarietà circolare di solidarietà che vedano nuove configurazioni di collaborazione fra tutti i soggetti, senza particolarismi o primogeniture, ma come fondamento e fine del convivere responsabilmente insieme per un futuro di speranza a partire dal lavoro ‘centro di ogni patto sociale’”, proseguono, evidenziando che “dignità della persona non significa essere destinatari di un mero trasferimento monetario ma piuttosto essere reinseriti in quel circuito di reciprocità nel dare e avere, nei diritti e doveri che è la trama di ogni società”. Tre le urgenze individuate, anche a seguito del percorso delle Settimane sociali di Cagliari: “rimuovere gli ostacoli per chi il lavoro lo crea”, “avere istituzioni formative all’altezza”, e l’urgenza di “una rete di protezione per i soggetti più deboli”.
 
La prima è ripresa dal discorso di Papa Francesco all’Ilva di Genova. Creare buon lavoro è oggi una delle più alte forme di carità perché genera condizioni stabili per l’uscita dal bisogno e dalla povertà. La seconda, si riferisce alle "istituzioni formative (scuole, università, formazione professionale) all’altezza di queste sfide. In grado innanzitutto di suscitare nei giovani desideri, passioni, ideali, vocazioni senza le quali non esiste motivazione né sforzo verso l’acquisizione di quelle competenze fondamentali per risalire la scala dei talenti".
 
"Sogniamo un mondo – scrivono ancora i vescovi – nel quale i nostri giovani non si domandino semplicemente se potranno trovare un lavoro ma lavorino con passione e costanza per raggiungere l’obiettivo della loro generatività domandandosi quanto lavoro, valore sostenibile, quanto bene comune possono creare per la società in cui vivono".
 
La terza urgenza segnalata dall’episcopato italiano "è una rete di protezione per i soggetti più deboli, uno strumento efficace di reinserimento e di recupero della dignità perduta per gli scartati, gli emarginati che desiderano reinserirsi nel circuito di diritti e doveri della società. Su questo punto chiediamo alle nostre forze politiche di superare contrapposizioni strumentali e convergere su un comune denominatore di una rete di protezione universale efficace".
Una Chiesa che deve guardare agli ultimi, ma anche ai giovani e a chi vive nelle periferie. Per questo la comunità deve essere “autentica, trasparente, accogliente, onesta, invitante, comunicativa, accessibile, gioiosa e interattiva”. Queste sono solo alcune delle idee scritte dai circa 15 mila e 30 ragazzi, provenienti da tutto il mondo, che hanno partecipato (oltre 300 fisicamente a Roma e circa 15 mila collegati attraverso i social) alla redazione del Documento della Riunione pre-sinodale in preparazione alla XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei vescovi che si terrà a ottobre, sul tema ‘I giovani, la fede e il discernimento vocazionale’.
 
Poi, scrivono ancora i giovani che sentono l’esigenza di essere leader nella comunità, la Chiesa deve anche essere “solerte e sincera nell’ammettere i propri errori passati e presenti”, tra cui i vari casi di abusi sessuali e una cattiva amministrazione delle ricchezze e del potere. E che continui a “rafforzare la sua politica di tolleranza zero all’interno delle proprie istituzioni”. Non solo: una Chiesa che sappia parlare di argomenti scomodi, come l’omosessualità e il dibattito sul gender, che sappia dialogare con la comunità. Il Documento in questione si articola in tre parti: le sfide e le opportunita’ dei giovani nel mondo di oggi; fede e vocazione, discernimento e accompagnamento; l’azione educativa e pastorale della Chiesa.

Alla fine le dimissioni di monsignor Edoardo Viganò, ormai ex prefetto della segreteria per la Comunicazione, sono state accettate da Papa Francesco. Fino alla nomina del nuovo Prefetto, la SPC sarà guidata dal Segretario del medesimo Dicastero, monsignor Lucio Adrián Ruiz. Viganò rimarrà come assessore per il Dicastero della comunicazione. Ad annunciarlo il portavoce della Santa Sede, Greg Burke.

In una lettera personale a monsignor Viganò il Papa lo ringrazia della disponibilità a farsi da parte e gli chiede di restare nel dicastero come “assessore”. Ecco il testo. “Reverendissimo Monsignore a seguito dei nostri ultimi incontri e dopo aver a lungo riflettuto e attentamente ponderate le motivazioni della sua richiesta a compiere “un passo indietro” nella responsabilità diretta del Dicastero per le comunicazioni, rispetto la sua decisione e accolgo, non senza qualche fatica,le dimissioni da Prefetto. Le chiedo di proseguire restando presso il Dicastero, nominandola come Assessore per il Dicastero della comunicazione per poter dare il suo contributo umano e professionale al nuovo Prefetto al progetto di riforma voluto dal Consiglio dei Cardinali, da me approvato e regolarmente condiviso. Riforma ormai giunta al tratto conclusivo con I’imminente fusione dell’Osservatore Romano all’ interno dell’unico sistema comunicativo della Santa Sede e I’accorpamento della Tipografia Vaticana. Il grande I’impegno profuso in questi anni nel nuovo Dicastero con Io stile di disponibile confronto e docilità che ha saputo mostrare tra i collaboratori e con gli organismi della Curia romana ha reso evidente come la riforma della Chiesa non sia anzitutto un problema di organigrammi quanto piuttosto l’acquisizione di uno spirito di servizio. Mentre La ringrazio per l’umiltà e il profondo sensus ecclesiae, volentieri la benedico e la affido a Maria”.

Ecco il testo della lettera di monsignor Viganò al Papa. “Padre Santo in questi ultimi giorni si sono sollevate molte polemiche circa il mio operato che, al di li delle intenzioni, destabilizza il complesso e grande lavoro di riforma che Lei mi ha affidato nel giugno del 2015 e che vede ora, grazie al contributo di moltissime persone a partire dal personale, compiere il tratto finale. La ringrazio per l’accompagnamento paterno e saldo che mi ha offerto con generosità in questo tempo e per la rinnovata stima che ha voluto manifestarmi anche nel nostro ultimo incontro. Nel rispetto delle persone, persone che con me hanno lavorato in questi anni e per evitare che la mia persona possa in qualche modo ritardare, danneggiare o addirittura bloccare quanto già stabilito del Motu Proprio L’attuale contesto comunicativo del 27 giugno 2015, e soprattutto, per l’amore alla Chiesa e a Lei Santo Padre, Le chiedo di accogliere il mio desiderio di farmi in disparte rendendomi, se Lei lo desidera, disponibile a collaborare in altre modalità. ln occasione degli auguri di Natale alla Curia nel 2016, Lei ricordava come “la riforma sarà efficace solo e unicamente se si attua con uomini “rinnovati” e non semplicemente con “nuovi” uomini. Non basta accontentarsi di cambiare il personale, ma occorre portare i membri della Curia a rinnovarsi spiritualmente, umanamente e professionalmente.

La riforma della Curia non si attua in nessun modo con il cambiamento delle persone – che senz’altro avviene e avverrà – ma con la conversione nelle persone”.
Credo che il “farmi in disparte” sia per me occasione feconda di rinnovamento o, ricordando
l’incontro di Gesr) con Nicodemo (Gv 31,L), il tempo nel quale imparare a “rinascere dall’alto”. Del
resto non d la Chiesa dei ruoli che Lei ci ha insegnato ad amare e a vivere, ma quella del servizio,
stile che da sempre ho cercato di vivere. Padre Santo, La ringrazio se vorrà accogliere questo mio “farmi in disparte” perchè la Chiesa e il suo cammino possa riprendere con decisione guidata allo Spirito di Dio.
Nelchiederle la sua benedizione, Le assicuro una preghiera per il suo ministero e per il cammino di
riforma intrapreso”.

Martedì, 13 Marzo 2018 13:16

Diventeranno santi insieme Paolo VI e Romero

Scritto da

Diventeranno santi insieme Paolo VI e Romero. Lo ha deciso Papa Francesco che ha autorizzato per entrambi la promulgazione del decreto con il quale sancisce il miracolo attribuito alla loro intercessione. Lo rende noto su Avvenire. Il 26 ottobre 2017, la Consulta medica della Congregazione delle cause dei santi - ricorda la giornalista Stefania Falasca - aveva votato all’ unanimità sia il caso miracoloso di una gravidanza ad alto rischio conclusasi favorevolmente con la nascita di una bambina sana attribuito all’ intercessione di papa Montini, sia la guarigione miracolosa di una donna in pericolo di morte dopo un parto attribuita all’ intercessione del vescovo martire Romero. Il 14 dicembre 2017 il congresso dei teologi aveva espresso il voto positivo per entrambi i casi e il 6 febbraio scorso lo stesso responso aveva dato la sessione ordinaria dei cardinali e dei vescovi. Riconosciuti i miracoli, Paolo VI e il vescovo salvadoregno ucciso in odium fidei saranno di nuovo ancora insieme nel Concistoro previsto per la prima metà di maggio nel quale il Papa annuncerà, come solitamente accade, la data della canonizzazione. Data che con ogni probabilità potrebbe cadere il 28, il 21 oppure il 14 ottobre, domenica questa che viene significativamente a trovarsi nel mezzo del Sinodo dei vescovi sui giovani a Roma. Se per questa data potrebbe essere confermata la canonizzazione di papa Montini, per il vescovo Romero potrebbe tuttavia essere considerata anche un’ altra possibilità nel quadro di un’ altra adunanza di giovani: quella della Giornata mondiale della gioventù prevista per gennaio 2019 a Panama. 

Mercoledì, 14 Febbraio 2018 11:00

Sant'Egidio, 50 anni in prima linea

Scritto da
Un popolo in festa. Oltre 10 mila persone si sono recate nella cattedrale di San Giovanni per festeggiare i 50 anni di Sant’Egidio. Il segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, nella sua omelia è partito dal Vangelo, raccontando la guarigione del lebbroso. "Liberare tanti, come il lebbroso di Cafarnao. Liberare dalla lebbra dell’esclusione. Nessuno é escluso davanti a Dio. Avete creduto che la pace é possibile. Penso all’Africa (ed ai suoi conflitti). La via della compassione é stata ed é la via della vostra comunità". 
La compassione, ha spiegato il cardinale Parolin, è stata la chiave prima italiana e poi mondiale dell’azione della Comunità di Stant'Egidio, insieme all’impegno per il dialogo. Quando il lavoro si è esteso nel mondo infatti la "lebbra" della povertà è stata curata da Sant’Egidio in tante altre forme: ha citato il progetto portato in Africa per la cura con i farmaci più moderni ed efficaci dei malati di Aids, le mediazioni di pace per popoli che sembravano condannati a non poter essere liberati dalla violenza e dalla guerra, e poi la novità dei corridoi umanitari per migranti e richiedenti asilo, soprattutto dalla Siria e dal Corno d’Africa. Una compassione dunque legata alla compassione di Gesù che "è il cuore del suo rapporto con le persone". 
"La guarigione operata da Gesù - ha proseguito Parolin - libera "dalla segregazione", così come liberare dalla segregazione e dalla solitudine, inserendo nel circuito della vita, è quello che fate da quando – giovani studenti – avete affrontato con passione le borgate romane, oltrepassando tante barriere", ha detto rivolgendosi direttamente ai presenti, tra i quali il fondatore Andrea Riccardi e il presidente Marco Impagliazzo. Con loro, l’arcivescovo vicario di Roma, Angelo De Donatis, rappresentanti della comunità in vari paesi, ambasciatori e cristiani di diverse confessioni.
Diverse migliaia - scrive il quotidiano online FarodiRoma - le persone che hanno partecipato alla liturgia per il 50° di Sant’Egidio. Il popolo di Sant’Egidio, dove si confonde chi é servito e chi serve (come ha ricordato il card. Parolin nell’omelia) ha riempito la basilica di San Giovanni in Laterano piena nella navata centrale come nelle quattro laterali ha ospitato per l’occasione oltre 10 mila persone.
"Una parola: grazie. Avete capito presto che la domanda di giustizia non era soltanto planetaria e astratta ma riguarda le persone. Avete scelto di stare con i più deboli", ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni al termine della funzione in Laterano. "Ho incontrato la Comunità di Sant’Egidio in 25 dei vostri 50 anni – ha aggiunto – e camminando con voi ho scoperto tante cose. La prima è che la vostra è una presenza esigente, quando voi vedete una piaga non tirate indietro il dito. Penso alle vostre battaglie sui Rom in questa città, soprattutto sulle condizioni di vita dei bambini – ha concluso – scomode per chi in questa città aveva responsabilità di governo ma ne dovete essere orgogliosi perché avete contribuito a migliorare questa città".

I viaggi in Terra Santa nel 2017 sono aumentati del 30 per cento così come quelli a Fatima, restano stabili invece i pellegrinaggi a Lourdes. Lo ha detto monsignor Remo Chiavarini, nuovo amministratore delegato dell’Opera Romana Pellegrinaggi, aprendo i lavori del Convegno nazionale teologico-pastorale. "Nel 2017 c’è stata una bella ripresa dei pellegrinaggi in Terra Santa: 12 mila persone a fronte delle 9000 partite l’anno precedente, dunque il 30 per cento in più", ha spiegato Chiavarini, mentre continua il "grande boom" delle visite a Fatima in occasione del centenario delle apparizioni. 

Secondo il nuovo ad di Orp, che ha preso il posto del mitico monsignor Liberio Andreatta che ha gestito il settore per circa 30 anni, “attualmente la Siria e l’Iraq restano un sogno”, l’Egitto, sui passi di Mosè e della Sacra Famiglia, e la Turchia, nel solco delle prime comunità cristiane, sono i due itinerari che entrano a far parte delle proposte dell’Orp. “C’è grande interesse per entrambe le mete”, ha confidato l’amministratore delegato annunciando che “lunedì di Pasqua partirà per la Turchia un gruppo di sacerdoti guidati dal vicario di Roma”, mentre “l’11 febbraio faremo memoria delle apparizioni di Lourdes in un grande incontro a san Pietro alla presenza del Vicario e probabilmente del papa”. Secondo Chiavarini, nonostante la crisi economica e le paure legate alla sicurezza, l’esperienza del pellegrinaggio rappresenta “un sogno che continua costantemente ad essere un linguaggio capace di narrare e muovere ad emozioni profonde”.

Chiavarini, è stato presentato con grande affetto e semplicità all’assemblea dal nuovo vicario di Roma, monsignor Angelo De Donatis, che ha citato un brano di Sant’Ambrogio per ricordare che al principio di tutto c’è la misericordia "che ha la meglio sul giudizio".

Pagina 1 di 9

Informazioni aggiuntive