Ambiente e dialogo interreligioso: una chiacchierata con Franca Coen In evidenza

Scritto da   Domenica, 16 Aprile 2017 16:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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L’amore per il creato accomuna tutte le fedi e le confessioni religiose e parlando di dialogo interreligioso è inevitabile affrontare l’argomento ambiente. Su” A Conti Fatti” se ne è parlato con  con Franca Coen, presidente della comunità ebraica riformata Beth Hillel e coordinatrice del gruppo ‘Donne in dialogo’ di Religions for Peace.

L’amore per la terra e la salvaguardia del Creato rappresentano parti fondamentali di tutti i testi sacri. Quali sono i testi ebraici più rappresentativi in questo senso?

Senz'altro i più rappresentativi sono la Torah e il Talmud, hanno storie diverse che descrivono la creazione del cosmo e della terra, e danno un significato religioso a queste storie. La più nota è senza dubbio quella della Genesi che racconta il processo della creazione in sette giorni. Siccome nella Genesi si dice “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare, gli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra”, questa frase è stata interpretata, a volte, come se l'uomo avesse un dominio assoluto sulla natura. In realtà ci sono alcuni religiosi che sostengono che questo versetto, oltre a svelare un dominio dell’uomo verso le creature della terra, significa altro: bisogna infatti tener presente che il termine ebraico è lo stesso sia per intendere dominio che cura. Quindi, perché non interpretarlo come la cura di Dio della terra e dei suoi popoli, fondata, invece, sull'amore e sulla compassione? La cosa importante è che dopo aver creato il giardino terrestre, c'è il riposo. Secondo me questo è il secondo elemento di grande importanza. Ho qui davanti a me la Genesi, capitolo 2, verso 2 "Nel settimo giorno Dio aveva completato l'opera sua e cessò da tutta la sua opera che aveva compiuto, Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò". E' molto importante perché la terra ha bisogno della pausa e l'uomo ha bisogno della pausa.

 

Le religioni in questo senso possono essere considerate degli enti ambientalisti per eccellenza?
Io penso che il senso della salvaguardia della natura sia esattamente in ogni religione. C'è una festa ebraica - il Tu-bi-sh’vat - che è all'inizio dell'anno. È anche nota come ‘Il nuovo anno dell’albero’ e c'è una piantumazione di alberi;  per non parlare degli induisti. Per loro il Giva-atma, è il presupposto per l'uso delle proprie facoltà in relazione all'habitat e all'ambiente vitale e tutto questo connesso con il karma. Per la filosofia buddista esiste addirittura una natura direttamente interdipendente. Noi sappiamo l'importanza per esempio del mangiare vegetariano di questi gruppi, ma devo dire che per quanto riguarda le altre religioni, pur non essendo vegetariane, sappiamo bene quanto per gli ebrei esista il Kosher che vuol dire adatto, adatto all'uomo e adatto anche all'animale mentre  i musulmani hanno il Halal, che nasce dalla stessa formula. Al di là dell’interpretazione alla lettera del divieto di mangiare l'agnello nel latte di sua madre, qui il presupposto è quello della salvaguardia: un figlio va allattato, non bisogna privarlo del cibo né, abominio, cuocerlo nel latte della madre, lo stesso per altri elementi. L'importante è che l'uomo non si sieda al proprio desco come un animale. Che si ricordi di essere un uomo e di poter scegliere e scegliere a favore della natura.

 

Lei assieme ad altre donne rappresentanti di altre fedi sarà protagonista il 25 aprile al Villaggio per la Terra di un panel sul dialogo interreligioso su questioni ambientali.
La salvaguardia del creato è un elemento che unisce molte delle nostre religioni e ha il vantaggio di non toccare quello che può essere il tema sacramentale. Ugualmente può essere una cosa di vita, per cui io penso che sarebbe molto importante se tutti ci accordassimo su questo, ritornando all'importanza della terra e di come la terra va risparmiata e lasciata riposare. In passato forse le istituzioni scientifiche moderne, economiche e politiche hanno preso proprio il posto che storicamente era stato affidato alla religione e quindi varrebbe la pena di riprenderci noi questo ruolo. Mi piaceva ritornare un momento sul riposo: credo valga per tutti, senz'altro per le tre religioni abramitiche, che l'uomo è fatto di polvere della terra e che il signore ha poi ispirato nelle narici dell'uomo il soffio vitale, così l'uomo divenne essere vivente, attraverso il soffio vitale. Quindi questa armonia, questo suono che tu senti e che deve far sentire l'uomo qualcosa di naturale e deve spronarlo a difendere l'ambiente in cui vive. Questo riposo sabbatico poi si ripete ogni 50 anni con il Giubileo. A questo punto c'è di più, perché la terra viene lasciata a riposo e quindi il Giubileo diventa veramente una cosa sacra per l'uomo: ognuno ritorna al proprio patrimonio e ognuno ritorna nella sua famiglia. Ricordarsi di queste cose è importante.

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