Papa Francesco e quel Racconto che non esclude nessuno In evidenza

Scritto da   Domenica, 07 Maggio 2017 16:02 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Papa Francesco e quel Racconto che non esclude nessuno

Abbiamo incontrato Monsignor Dario Viganò, prefetto della segreteria per la comunicazione della Santa Sede, in un incontro organizzato dall’associazione “La scossa” intitolato “La scossa di Papa Francesco” in cui si è discusso delle modalità comunicative del Santo Padre e del modo in cui queste stanno avvicinando alla figura del Pontefice anche persone distanti dalla Chiesa Cattolica.
A margine dell’incontro Don Dario si è soffermato qualche minuto con noi per una breve chiacchierata trasmessa su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di economiacristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.


Che comunicatore è Papa Francesco?
È un comunicatore molto naturale. È un uomo che, citando Dario Fo, non vive una strategia comunicativa, ma esprime ciò che è nel profondo.
La sua comunicazione trova grande accoglienza certamente perchè è una comunicazione di prossimità, una comunicazione inclusiva, ma anche perchè è innanzitutto un racconto, una storia, la storia del Vangelo che incontra ogni uomo e donna in qualunque situazione si trovi quindi senza prevedere per nessuno alcuna situazione di esclusione ed è per questo ognuno sente la narrazione di Papa Francesco come una narrazione nella quale è possibile sentirsi coinvolto, più o meno intensamente.

 

Una comunicazione inclusiva, aperta a tante persone, ma non per questo annacquata. il Vangelo rimane un punto di riferimento ribadito puntualmente e con forza.
Papa Francesco ha una comunicazione inclusiva che non significa che rende tutto sbiadito, tutto uguale a tutto.
Ogni uomo e ogni donna è discepolo e in questo cammino nella storia trova delle difficoltà, incontra dei fallimenti, delle ferite ed è proprio in queste sacche, in questi abissi che il Vangelo è consolazione, è capacità di risollevare, è indicazione di un orizzonte nuovo, anche se poi ci saranno percorsi differenti che dovranno essere intrapresi o creati dalla genialità dello Spirito Santo.
Papa Francesco è molto chiaro non tanto rispetto all'inclusione o all'esclusione, quanto rispetto al fatto che i battezzati, discepoli del Signore Gesù, vivono una vita nuova che è la vita da figli, figli che a volte sono distanti e a volte rinnegano il Padre e chiedono le sostanze per andare lontano, ma quando il Padre da lontano li vede, li abbraccia e soffoca anche le parole del pentimento.
Questo rapporto di figliolanza con il Padre, questo essere figli nel figlio Gesù è il dato fondamentale per cui ogni uomo e ogni donna può sempre ripartire daccapo e intraprendere il cammino della misericordia.

 

Il modo di comunicare del Santo Padre sta cambiando anche il modo in cui la Chiesa viene percepita fuori da se stessa?
Credo di si, ma non sta raccontando una novità perché tutti i pontefici hanno raccontato questo, ma nel suo stile, molto empatico e di presa sulle persone, sta raccontando la maternità della Chiesa. Una Chiesa quindi capace di accogliere, di consolare e di accompagnare.

 

Tutte le istituzioni sono chiamate ad affrontare la sfida imposta dalle nuove tecnologie. La Chiesa come sta affrontando questa istanza?
Certamente la convergenza digitale sta suggerendo uno scenario assolutamente inedito per certi versi, ma non è la convergenza digitale a rendere buona o cattiva, positiva o negativa, una relazione perché anche nella vita reale viviamo relazioni che molto spesso sono viziate dal desiderio di prepotenza, di dominio, di possesso.
Certamente noi che non siamo nativi digitali dobbiamo apprendere come far stare insieme l'on line e l'off line; credo che siamo chiamati a ripensare l'esperienza della parrocchia, delle relazioni, dei gruppi giovanili come esperienze che tengano insieme due modalità diverse, sempre nell'integrazione, mai nell'opposizione.

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