Don Paolo Gentili: una famiglia di famiglie, la speranza contro la crisi del matrimonio In evidenza

Scritto da   Domenica, 23 Luglio 2017 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Don Paolo Gentili: una famiglia di famiglie, la speranza contro la crisi del matrimonio

 

La famiglia tradizionale, fondamento stesso sui cui si basa la nostra società, appare in crisi. Al di le delle politiche sociali che dovrebbero, il condizionale è d’obbligo, sostenere la famiglia il dato sotto gli occhi di tutti è quello del calo dei matrimoni.
In Italia ci si sposa sempre meno, sempre più tardi e molti giovani preferiscono la strada meno impegnativa della convivenza rispetto a quella del matrimonio; il numero di matrimoni con rito civile sta aumentando a scapito di quelli celebrati in chiesa, crescono inoltre separazioni e divorzi.

 

 

 

Don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale sulla famiglia, interviene sul tema all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

L’istituto del matrimonio, in particolare quello religioso, appare in crisi. Proiezioni del Censis ipotizzano addirittura che nel 2031 nessun matrimonio sarà celebrato con rito religioso. La pastorale come sta affrontando questa situazione?
Effettivamente il calo dei matrimoni religiosi è molto forte ed è quotidianamente vissuto dai parroci, specie in alcune zone d'Italia, ma i dati statistici possono essere superati dall'efficacia di alcuni nuovi progetti e soprattutto dalla speranza che ci anima: c'è un rinnovato entusiasmo, la pastorale familiare in questi ultimi anni attraverso il cammino sinodale amoris laetitia ha ricevuto un’iniezione di speranza. Si è cercato di avvicinare quei conviventi che non hanno al momento l'orizzonte del matrimonio per riaccendere quella nostalgia del sacramento che in tanti che hanno smarrito.


Si dice che oggi sposarsi in Chiesa non serva piùvisto che i matrimoni civili prevedono gli stessi diritti/doveri dei religiosi, i figli sono ugualmente tutelati e molte forme di convivenza sono legalmente riconosciute e tutelate. Al di la dei numeri possiamo dire che oggi chi si sposa in Chiesa sia più convinto di ieri del passo che sta compiendo?
Nel 2016, l'ufficio nazionale della pastorale sulla famiglia ha compiuto trent'anni e da lui sono nati anche molti uffici nelle varie chiese locali.
In questi ultimi decenni c'è stato un gran lavoro sulla preparazione al matrimonio; rispetto ad altre nazioni dove questo non avviene noi abbiamo un'esperienza consolidata di un vero e proprio accompagnamento dei fidanzati alle nozze. Non so se davvero chi si sposa in chiesa oggi sia più convinto rispetto alle generazioni del passato, ma sicuramente ci sembra che, almeno rispetto a chi si sposa solo civilmente, si sia meno soli, si guarisca quella sorta di solitudine che la coppia deve affrontare il giorno dopo le nozze.
È questo il nostro intento principale, penso anche alle coppie di sposi e ai sacerdoti che accompagnano i fidanzati, far percepire che c'è una vera famiglia di famiglie che può venire incontro e aiutare a condividere sia le gioie che le fatiche della vita coniugale e della vita familiare.


Nella società in cui tutto è temporaneo, dalle relazioni personali, al lavoro quanto è difficile per un giovane dire un “per sempre”?
Chi vive la gioia dell'amore sponsale vuole qualcosa di più di un amore passeggero, già in molti conviventi che si affacciano a chiedere il sacramento c'è evidentemente un desiderio di “per sempre” che però va coltivato.
Amoris laetitia dice al numero 123 che nella stessa natura dell'amore coniugale vi è “l'apertura al definitivo” e questo si scontra con la precarietà, pensiamo alla precarietà lavorativa che molti giovani stanno soffrendo, ma anche con l'oscillazione del cuore e con la difficoltà di superare le crisi; ecco perché torna la parola chiave di amoris laetitia che è proprio accompagnare e far superare ogni crisi come la scoperta di un amore più grande, far rivedere con occhi nuovi quella stagione particolare della vita familiare che si sta attraversando e scoprire che c'è una nuova pagina di amore da scrivere.


Oggi il tempo del lavoro è spesso predominante rispetto a quello della famiglia. E i confini tra l’uno e l’altro sono sempre più labili. Questo come incide sulla salute della famiglia?
Oggi sempre più spesso il lavoro manca, ma quando c'è rischia di far cessare o per lo meno ammalare le relazioni coniugali e familiari perché non c'è mai tempo; c’è inoltre un consumismo che cerca di far apparire come indispensabili dei beni che invece non lo sono.
Probabilmente il consiglio evangelico della povertà è l'antidoto per ritrovare una giusta armonia tra lavoro e famiglia e scoprire che occorre custodire le relazioni. Mi diceva un papà: “Quando torno a casa ritrovo il sorriso di mia moglie dei miei figli e la mia giornata inizia davvero, è come se loro mi restituissero il senso della fatica del lavoro”. Su questi temi occorre un cammino comune, occorre che la famiglia non sia sola da un lato nell’affrontare certe scelte, come per esempio dire dei “no” a un lavoro che vuole prendere sempre più tempo, e dall'altro nel farsi aiutare da famiglia a famiglia nella gestione della vita coniugale e dell'educazione dei figli.


Altro tema delicato è l’educazione dei figli nel momento in cui i genitori hanno meno tempo da dedicare e anche la figura del nonno sta cambiando.
Più volte il papa ci ha ricordato questo proverbio africano: “per educare un bambino c'è bisogno di un intero villaggio”. In questo senso i nonni sono memoria delle gioie e delle vicissitudini che la nostra famiglia ha vissuto, un tesoro di saggezza e di profezia per le scelte future; c’è sempre più bisogno dei nonni, ma i nonni facciano davvero i nonni.
Qualche volta l'età che si allunga non corrisponde a una vera maturità, c'è bisogno che gli adulti siano davvero adulti e che le famiglie di origine non siano invadenti nei confronti della nuova famiglia, ma siano piuttosto sostegno per un'educazione che faccia crescere quelle piccole persone fino all’età adulta.


I divorzi sono in crescita. Alla sofferenza umana che vive chiunque subisca una separazione, si aggiunge per un credente una sofferenza spirituale Che messaggio da amoris laetitia a queste persone?
I verbi dell'amoris laetitia, accogliere, accompagnare, discernere, integrare, sono il segno di un dinamismo nuovo che sta avvolgendo tutti i campi della pastorale; l’ottavo capitolo chiede a tutti noi un nuovo sguardo. “Gesù vuole una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità” (amoris laetitia, 308): la questione è che tutti possiamo cadere e allora lo sguardo verso chi ha fallito nel matrimonio o ha iniziato una nuova unione può essere molto più tenero e questo vuol dire creare quei luoghi, il Papa ha parlato più volte del ponte giuridico pastorale dove affacciare la possibilità di un processo di nullità matrimoniale, se ci sono le condizioni, o per lo meno far sentire che la comunità cristiana è una mamma che si prende cura dei suoi figli, specie di quelli più feriti.


Accompagnare è il verbo ricorrente di amoris laetitia e di questa intervista.
Le pagine di amoris laetitia si scrivono con il volto di Chiesa dell'evangelii gaudium, cioè con un volto di chiesa accogliente, in uscita, prossima alle situazioni di fragilità, che costruisce quelle relazioni feconde che costituiscono l'humus, quel terreno fertile su cui il sacramento del matrimonio può crescere e produrre i frutti che da 2000 anni, per grazia di Dio, contagiano come un fiume la società intera.

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