Unicef: Il Papa rovescia il punto di vista sui migranti, non numeri ma persone

Scritto da   Lunedì, 27 Novembre 2017 10:45 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: ©TRASMO/pixabay
Un messaggio che ha rovesciato "il punto di vista della visione ormai dominante nelle nostre società" quello fatto da Papa Francesco in occasione della Giornata Mondiale della Pace. Lo ha detto Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia, durante una conferenza stampa presso la Sala Stampa della Santa Sede. Iacomini ha aggiunto, riprendendo i discorsi del Pontefice che il discorso fatto: ha visto "i flussi migratori come elemento e alimento della pace, e non della paura o del pericolo", spostando l’attenzione "dall’aspetto esteriore del fenomeno – milioni di persone in marcia evocano ataviche paure d’invasione e sconvolgimento della propria realtà – a quello interiore, alle motivazioni profonde e inderogabili che hanno spinto ciascun individuo ad abbandonare la propria casa, al bisogno di ognuno di vivere in serenità e sicurezza la propria esistenza terrena". Il che è un esercizio solo "apparentemente facile" perché, in realtà, richiede una cospicua dose di "coraggio". Iacomini - scrive FarodiRoma - ha poi aggiunto che "pensare al migrante come a una persona è l’esercizio opposto rispetto al trasformare le persone in numeri" e "ci costringe a fare i conti con ciò che ci rende simili all’altro", ovvero "il nostro desiderio di pace" e di amore, che a ben vedere "è lo stesso". "Guardare alla persona provoca empatia, guardare alle masse induce terrore", ha proseguito il portavoce Unicef osservando a tal proposito come l’immagine di un solo bambino, il piccolo Aylan Kurdi riverso sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, nel 2015, "scosse le coscienze dell’Europa più del milione di profughi siriani in marcia attraverso i Balcani".
Secondo Iacomini, il Papa grazie alle sue parole ha dato "un monito preciso e ineludibile a fare accoglienza e inclusione sociale sul serio", cosa completamente diversa dal solito (e "banale") "aiutiamoli a casa loro". Oggi - riporta ancora il sito FarodiRoma.it - ha osservato ancora il portavoce, "se chiediamo all’uomo della strada quali siano i problemi che lo affliggono, troveremo regolarmente la parola ‘invasione’ in cima alla lista delle preoccupazioni": "questo è il velenoso prodotto di quelli che il Papa definisce apertamente fomentatori di paura e seminatori di violenza". Eppure, "il mondo intero è in movimento, e noi italiani ed europei nonostante le percezioni catastrofiste restiamo ancora ai margini di questo fenomeno", ha proseguito Iacomini rivelando come dei quasi 6 milioni di civili fuggiti dalla Siria in guerra, "solamente il 15% sono arrivati in Europa, e addirittura lo 0,2% in Italia". "Paesi come Libano o la Giordania sopportano un peso inimmaginabile per noi, con una quota di rifugiati siriani che arrivano a circa un quarto della popolazione residente!", ha esclamato il rappresentante Unicef chiarendo di più a quali Paesi si riferisca Bergoglio quando nel suo messaggio parla di "famiglie e comunità che in tutte le parti del mondo, anche dove le risorse non sono abbondanti, aprono la porta e il cuore a migranti e rifugiati, con creatività, tenacia e spirito di sacrificio". Ha poi concluso con una domanda Iacomini: "il vero nodo che il Papa ci pone davanti è un altro: quanto contano davvero i valori della solidarietà nelle visioni politiche che si confrontano oggi? Quanto si salva del nostro patrimonio etico, civile e culturale quando le proposte e le decisioni con cui affrontiamo il fenomeno migratorio sono finalizzate al consenso di breve termine delle prossima prossima scadenza elettorale?".
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