Il sangue di San Gennaro si scioglie davanti al cardinale Bagnasco

Scritto da   Martedì, 16 Gennaio 2018 12:32 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: valachovicova0/pixabay.com

Il sangue di san Gennaro si scioglie davanti al cardinale Bagnasco e a un gruppo di sacerdoti liguri, accompagnati dall’ex presidente della Cei e attualmente presidente dei vescovi europei in visita a Napoli per seguire gli esercizi spirituali. Il prodigio - scrive il quotidiano online FarodiRoma - è avvenuto al di fuori delle tre date tradizionali: infatti, tre volte l’anno (la domenica che precede la prima domenica di maggio, settembre e dicembre), durante una solenne cerimonia i fedeli accorrono per assistere alla liquefazione del sangue. L’annuncio è stato dato dallo stesso cardinale Bagnasco nel corso della messa celebrata successivamente nella cappella di Santa Restituta, alla presenza di un gruppetto di fedeli napoletani. Il gruppo si era riunito nella Cappella del Tesoro di San Gennaro nel Duomo di Napoli per la celebrazione delle lodi. Quindi è stata aperta la cassaforte dove oggi, all’interno di una piccola teca rotonda con una cornice d’argento, sono custodite le due boccette. Poco dopo c’è stata la liquefazione, che fu documentata per la prima volta, come riportato da “Chronicon Siculum, solo nel 1389.

Secondo la tradizione San Gennaro nacque nel III secolo d. C. a Napoli. Divenuto vescovo di Benevento, si fece ben presto amare da tutta la comunità, cristiana e pagana. Quando seppe che il giudice Dragonio aveva incarcerato il diacono Sossio, a capo della comunità di Miseno, decise di tornare a Napoli per fargli visita insieme con i diaconi Festo e Desiderio. Il proconsole, saputo del loro arrivo e credendo di fare cosa grata all’imperatore Diocleziano, li fece arrestare e li condannò a morire nell’anfiteatro di Pozzuoli, sbranati dagli orsi, o secondo alcuni, dai leoni. Le belve - spiega il sito specializzato FarodiRoma - si mostrarono stranamente mansuete e Dragonio decise così di farli decapitare il 19 settembre del 305 d. C. Inizialmente le spoglie di San Gennaro furono poste a Pozzuoli e dopo circa cento anni furono trasferite nelle catacombe di Capodimonte, chiamate poi con il nome del Santo. Durante questo spostamento avvenne ciò che nessuno avrebbe mai immaginato: il suo sangue, conservato in due ampolline, si sciolse. Una curiosità: una delle due ampolle contiene meno sangue poiché Carlo III di Borbone ne prelevò una parte per portarlo con sé in Spagna.

La sua esistenza storica è molto dubbia. Le fonti dell’epoca non ne parlano, i primi cenni risalgono a oltre un secolo più tardi. I documenti più significativi risalgono al VI e al IX secolo. Per questa ragione, poco dopo il Concilio Vaticano II, che si svolse dal 1962 al 1965, una commissione formata da vescovi e teologi, chiamata Congregazione dei Riti, pensò di cancellarlo dal calendario dei santi con una riforma liturgica del 1969. La reazione del popolo partenopeo e della Curia napoletana alla decisione fu immediata. Napoli insorse contro questa comunicazione perché non accettava di veder revocare la santità al proprio santo patrono. Vedendo la reazione dei cittadini del capoluogo campano il Vaticano decise di restituire san Gennaro ai propri fedeli, declassandolo però a santo di serie B, ossia specificando che il suo culto doveva avere una diffusione esclusivamente locale. Ma anche in questo caso, i napoletani risolsero la situazione con la simpatia che li contraddistingue. Pensando che il martire cristiano potesse risentire di questa decisione, i cittadini ricoprirono i muri della città con scritte che avevano l’obiettivo di consolarlo. Tra le più celebri si ricorda: “San Gennà, futtatenne!”. L’amore che i fedeli provavano per questo santo portò Giovanni Paolo II a proclamarlo ufficialmente patrono di Napoli e della Campania nel 1980.

Foto: valachovicova0/pixabay.com
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