Il messaggio dei vescovi per il primo maggio: “Il sistema economico mette al centro consumi e profitto, mentre schiaccia i lavoratori”

Scritto da   Giovedì, 19 Aprile 2018 13:12 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: varunkul01/pixabay.com
"La quantità, qualità e dignità del lavoro è la grande sfida dei prossimi anni per la nostra società nello scenario di un sistema economico che mette al centro consumi e profitto e finisce per schiacciare le esigenze del lavoro". A scriverlo i vescovi italiani nel Messaggio della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace in vista del primo maggio. Secondo i vescovi "un buon lavoro è dimensione fondamentale per svolgere il nostro ruolo di con-creatori e chiave fondamentale per la generatività, ricchezza di senso e fioritura della vita umana".
"Oggi l’indebolimento della qualità e della dignità del lavoro porta al paradosso che avere lavoro (che molte volte rischia di essere un lavoretto saltuario) non è più condizione sufficiente per l’uscita dalla condizione di povertà", sottolineano i vescovi, secondo i quali "innanzitutto necessario innovare il nostro metodo di azione". "Farsi prossimo agli ultimi, comprendere e condividere le loro urgenze non è solo un compito pastorale ma diventa un’esigenza fondamentale per l’intera società in tutte le sue componenti (art. 2 della Costituzione) e un compito ineludibile per la classe politica".
 
“Abbiamo bisogno sempre più di forme di sussidiarietà circolare di solidarietà che vedano nuove configurazioni di collaborazione fra tutti i soggetti, senza particolarismi o primogeniture, ma come fondamento e fine del convivere responsabilmente insieme per un futuro di speranza a partire dal lavoro ‘centro di ogni patto sociale’”, proseguono, evidenziando che “dignità della persona non significa essere destinatari di un mero trasferimento monetario ma piuttosto essere reinseriti in quel circuito di reciprocità nel dare e avere, nei diritti e doveri che è la trama di ogni società”. Tre le urgenze individuate, anche a seguito del percorso delle Settimane sociali di Cagliari: “rimuovere gli ostacoli per chi il lavoro lo crea”, “avere istituzioni formative all’altezza”, e l’urgenza di “una rete di protezione per i soggetti più deboli”.
 
La prima è ripresa dal discorso di Papa Francesco all’Ilva di Genova. Creare buon lavoro è oggi una delle più alte forme di carità perché genera condizioni stabili per l’uscita dal bisogno e dalla povertà. La seconda, si riferisce alle "istituzioni formative (scuole, università, formazione professionale) all’altezza di queste sfide. In grado innanzitutto di suscitare nei giovani desideri, passioni, ideali, vocazioni senza le quali non esiste motivazione né sforzo verso l’acquisizione di quelle competenze fondamentali per risalire la scala dei talenti".
 
"Sogniamo un mondo – scrivono ancora i vescovi – nel quale i nostri giovani non si domandino semplicemente se potranno trovare un lavoro ma lavorino con passione e costanza per raggiungere l’obiettivo della loro generatività domandandosi quanto lavoro, valore sostenibile, quanto bene comune possono creare per la società in cui vivono".
 
La terza urgenza segnalata dall’episcopato italiano "è una rete di protezione per i soggetti più deboli, uno strumento efficace di reinserimento e di recupero della dignità perduta per gli scartati, gli emarginati che desiderano reinserirsi nel circuito di diritti e doveri della società. Su questo punto chiediamo alle nostre forze politiche di superare contrapposizioni strumentali e convergere su un comune denominatore di una rete di protezione universale efficace".
Foto: varunkul01/pixabay.com
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