Ecologia e Chiesa: breve storia della “casa comune” In evidenza

Scritto da   Martedì, 15 Maggio 2018 19:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Convegno "Laudato Si', le culture si interrogano" al Villaggio per la Terra 2018

Lo scorso 25 aprile la manifestazione “Villaggio per la Terra” di Roma ha ospitato un dibattito tra religiosi, politici, giornalisti e intellettuali dal titolo “Laudato Si’, le culture si interrogano. Tra gli altri ha partecipato monsignor Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata, presente in veste di assistente ecclesiastico generale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, i cui volontari hanno avuto parte attiva alle giornate del Villaggio. A margine del convegno abbiamo avuto la possibilità di intervistare Giuliodori per fare quest’interessante excursus storico sul rapporto tra cattolicesimo, ecologia ed ambientalismo. Intervista trasmessa in “A conti fatti”, rubrica radiofonica settimanale di EconomiaCristiana.it in onda su Radio Vaticana Italia.

Monsignor Giuliodori, qual è il significato della presenza dell'Università Cattolica al Villaggio per la Terra?

I motivi che ci inducono ad essere presenti sono molti. Innanzitutto per la valenza culturale dell'evento: parliamo di aspetti del vivere umano che oggi sono al centro della preoccupazione di tutta l'umanità. I giovani si preparano ad affrontare il futuro, e come Università Cattolica vogliamo offrire loro, non solo un alto percorso scientifico per qualificare le loro competenze e la loro professionalità, e quindi contribuire alla realizzazione della loro vita; vogliamo che acquisiscano una formazione integrale che sia anche orientata alla costruzione del bene comune. Si può studiare per se stessi o si può studiare per servire il mondo. Noi pensiamo che questa sia la prospettiva e anche la funzione propria di un ateneo cattolico: che vuole dare le migliori e più qualificate competenze e conoscenze scientifiche dentro una visione dell'esperienza umana, e del fine dell'attività professionale e lavorativa, che tenga ben presente il contributo che ciascuno è chiamato a dare alla crescita dell'umanità. Quindi quale esperienza, più del Villaggio per la Terra, offre la possibilità di misurarsi con una grande sfida per l'umanità e di mettere al servizio dell'umanità le proprie competenze? Non dimentichiamo che l'Università Cattolica ha dodici facoltà, quindi abbraccia tutto lo scibile. Se togliamo le materie più tecniche, ingegneria e architettura, tutto il resto, dalla medicina alla psicologia, dalla fisica alla matematica alla giurisprudenza alle lettere, costituisce campo di formazione. In un tema come questo dell'ambiente, come dice papa Francesco “della casa comune”, tutte le competenze sono utili. Infatti i nostri giovani qui presenti (una cinquantina) sono gli animatori dei vari ambiti culturali che affrontano sotto diversi aspetti queste sfide, cosiddette “ambientali”, che riguardano la vita dell'umanità.

Poco fa lei ha pronunciato una parola "magica" o per meglio dire, cardine: "integrale". Ovvero quella dottrina dell'ecologia integrale propria di papa Francesco e dell'enciclica “Laudato Si’”. Come esponenti del mondo cattolico, sentite di esservi trovati su un terreno comune col mondo dell'ambientalismo, tenendo conto della distanza che c’era nel secolo scorso?

C'è un percorso che tutti sono chiamati a fare. Dal punto di vista ecclesiale ritroviamo i temi dell'ambiente in tanti interventi del magistero: questi temi cominciavano ad emergere già con Giovanni Paolo II nella “Centesimus annus” (1991, ndr.) ed anche conPaolo Sesto nella “Populorum in progressio” (1967); ma non erano mai stati oggetto di una focalizzazione e di una trattazione così mirata come ha fatto papa Francesco. Quindi, da un punto di vista ecclesiale, è evidente lo sviluppo e anche l'approfondimento di queste tematiche, viste però sempre dentro un orizzonte globale che esprimiamo attraverso l'espressione “integrale”, cioè tesa a sottolineare come noi non divinizziamo la natura, né pensiamo che il fine dell'uomo sia semplicemente quello di salvaguardare questa condizione perché siamo in cammino verso un compimento. Siamo anche consapevoli che la Terra, la creazione, ha un suo limite ed anche una sua fragilità, e questo perché guardiamo ai cieli nuovi, alla terra nuova, ma non sottovalutiamo, tantomeno disprezziamo questa Terra che ci è stata data, l'opera della creazione. Qui l'incontro, il dialogo ed anche il reciproco arricchimento con ambiti e filoni culturali come quello ambientalista, è certamente un percorso possibile. Lo si è visto in questi ultimi anni nella diversità degli sguardi, delle accentuazioni e, se vogliamo, anche delle prospettive, però certamente con una possibilità di dialogo, di incontro, di collaborazione, come il Villaggio per la Terra ampiamente testimonia, che è sicuramente il presupposto per andare insieme verso l'obiettivo di salvaguardare la casa comune. Anche l'ambientalismo si è evoluto, perché da una settorializzazione, una focalizzazione a volte anche eccessivamente assoluta e unilaterale, oggi tutti convergiamo in uno sguardo più globale e onnicomprensivo. Questo fa sì che la politica, l'economia e tutte le realtà acquisiscano una sensibilità più comune e condivisa. Questo mi sembra anche il grande tema della “Laudato Si'”, in cui il Papa sviluppa un pensiero fondamentale: tutto è connesso, nessuno può affrontare queste sfide da solo o con una visione unilaterale, né semplicemente religiosa, né semplicemente ecologista, né semplicemente economicista. Dobbiamo lavorare tutti insieme con una consapevolezza e una maturità che ci veda tutti contribuire davvero alla causa comune.

Lei ha collaborato strettamente con Giovanni Paolo II, con papa Francesco e immagino anche con Benedetto. Qual era il loro rapporto con l'ambiente, con la natura? Le chiedo di raccontare qualche aneddoto.

Ho avuto una particolare fortuna nel mio ministero sacerdotale prima, e oggi da vescovo. Nel 1991 mi sono trovato a coordinare per la Chiesa italiana la partecipazione dei giovani alla Giornata Mondiale della Gioventù, in Polonia a Czestochowa. Era impressionante: nel ‘91 la Polonia, dopo la caduta del muro di Berlino, stava cominciando a riprendere un respiro che consentiva di guardare attorno. Quando andai per i primi viaggi di preparazione al pellegrinaggio dei giovani italiani, mi impressionò che nei negozi non ci fosse niente: c’era una bottiglia di aranciata, una di coca cola... Era davvero un paese allo stremo, che poi si è riempito di giovani, di vita, ha ripreso a respirare. Due anni dopo, nel ’93, la Giornata Mondiale era a Denver. Per la prima volta, tra i grandi temi dell'esperienza giovanile venne introdotto quello ecologico: persino nell’organizzazione della giornata, nell'individuazione dell'area dove abbiamo fatto incontri finali, non potevamo toccare neanche un arbusto: ricordo che dovemmo posizionare tende e sacchi a pelo tra un arbusto e l'altro, perché era assolutamente vietato toccare qualsiasi elemento naturale. Era forse un approccio eccessivo ma fu la prima volta. Nei suoi discorsi a Denver, Giovanni Paolo II dedicò una particolare attenzione a questo tema. Con Benedetto XVI ricordo la Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia: mi ha molto colpito il suo arrivo in battello sul fiume che segnava anche il rapporto con la realtà concreta dei temi ecologici, percepita in maniera molto forte in Germania. Arrivando a papa Francesco, ovviamente abbiamo solo l'imbarazzo della scelta; perché non c'è discorso, incontro, occasione in cui non richiami tutti a una grande attenzione e sensibilità. Inoltre la “Laudato Si’” è davvero un'enciclica profetica, perché intercetta la grande questione del nostro tempo, e soprattutto riesce a coinvolgere tutti in una visione comune e condivisa: in un impegno e in una responsabilità di fronte al creato.

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