Dal 5 al 7 luglio, la Città del Vaticano ha ospitato una conferenza internazionale di alto livello. L'occasione è stata il terzo anniversario dell'enciclica Laudato Sì, il documento di papa Francesco in difesa del pianeta Terra, minacciato da inquinamento, cambiamento climatico e sfruttamento eccessivo delle risorse. La conferenza non ha usato mezzi termini fin dal titolo: “Salvare la nostra casa comune e il futuro della vita sulla Terra”. Per riuscire in questo salvataggio, durante il dibattito è emersa la necessità di creare un movimento dal basso ispirato all'ecologia integrale teorizzata dal pontefice: ovvero una nuova disciplina che concili le esigenze economiche con i diritti sociali, i processi tecnologici e produttivi del mondo moderno con la tutela dell'ambiente.
Ne abbiamo parlato con Tomàs Insua, fondatore del Movimento Cattolico Mondiale per il Clima, tra i promotori e gli animatori della conferenza, intervistato nel programma “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.

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"L’iniquità è la radice dei mali sociali”, ci ricorda Papa Francesco nella Evangelii Gaudium. I temi della distribuzione della ricchezza e dell’accesso al cibo e alle risorse naturali costituiscono oggi delle ferite profonde delle lacerazioni che segnano un distanza sempre più marcata tra chi ha troppo e chi ha troppo poco.

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Brunetto Salvarani, teologo, saggista e scrittore, è intervenuto il 25 aprile al Villaggio per la Terra di Roma nel convegno “Laudato Si’, le culture si interrogano”. A margine del meeting lo abbiamo intervistato per riassumere i contenuti del suo intervento e per capire quanto le religioni e le culture stiano effettivamente dialogando tra loro sui temi dell’ambiente e in questo particolare momento storico. L’intervista è stata trasmessa in “A conti fatti”, rubrica radiofonica settimanale di EconomiaCristiana.it in onda su Radio Vaticana Italia.

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Lo scorso 25 aprile la manifestazione “Villaggio per la Terra” di Roma ha ospitato un dibattito tra religiosi, politici, giornalisti e intellettuali dal titolo “Laudato Si’, le culture si interrogano. Tra gli altri ha partecipato monsignor Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata, presente in veste di assistente ecclesiastico generale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, i cui volontari hanno avuto parte attiva alle giornate del Villaggio. A margine del convegno abbiamo avuto la possibilità di intervistare Giuliodori per fare quest’interessante excursus storico sul rapporto tra cattolicesimo, ecologia ed ambientalismo. Intervista trasmessa in “A conti fatti”, rubrica radiofonica settimanale di EconomiaCristiana.it in onda su Radio Vaticana Italia.

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Nei giorni scorsi Roma ha ospitato, il Villaggio per la Terra, la principale manifestazione italiana legata alla Giornata Mondiale della Terra, istituita e celebrata in tutto il mondo dalle Nazioni Unite. La nostra redazione ha seguito le cinque giornate di convegni e incontri sui temi dell’ambiente, del confronto fra culture e della crescita della società umana. In occasione degli eventi, inseriti in un calendario scandito dai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile propagandati dall’ONU, abbiamo incontrato diversi interlocutori impegnati su questi fronti. Tra questi padre Laurent Mazas, direttore esecutivo del Cortile dei Gentili, del Pontificio Consiglio della Cultura. Padre Mazas è stato tra i relatori di un convegno incentrato sul dialogo tra le culture e le religioni, nel tentativo di trovare soluzioni ai problemi ambientali e sociali del pianeta.

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Tre anni fa papa Francesco diffuse l’enciclica “Laudato Si’”, un accorato appello alla cura della casa comune, ovvero il nostro pianeta, che è diventato un punto di riferimento e di convergenza tra il mondo dell’ambientalismo laico e quello cattolico. Il 25 aprile, a Roma, il Villaggio per la Terra ospiterà un incontro pubblico sul tema “Laudato Si’, le culture si interrogano”. Il convegno, organizzato da Earth Day Italia, dal Gruppo Editoriale Città Nuova, in collaborazione con Il Cortile dei Gentili, riunirà rappresentanti di diverse culture per una riflessione sulle conseguenze della pubblicazione dell’enciclica sul piano scientifico, politico e religioso e sociale. Ne abbiamo parlato con Piero Coda, presbitero, teologo e membro della Pontificia Accademia di Teologia, in questa intervista per “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.

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Tra i concetti dell’enciclica Laudato Si’ sui temi dell’ambiente, papa Francesco ha incluso quello di “Ecologia integrale”: un’ecologia che non solo vuole l’uomo in armonia col mondo naturale, ma che promuove anche un contesto sociale ed economico attento alle esigenze dell’essere umano e della comunità. Nel mondo cattolico questa dottrina è ben rappresentata dall'Economia di Comunione, un movimento che coinvolge imprenditori, cittadini, economisti e professionisti vari che, nella pratica, cercano di correggere le aberrazioni del sistema capitalistico, proponendo dinamiche economiche alternative, e contrapponendo la cultura del dare a quella dell’avere. L’Economia di comunione è nata negli anni ‘90 da un’idea di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari.
“A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, ha approfondito il tema con Florencia Locascio, coordinatrice della Rete Internazionale di Incubazione di Aziende dell'Economia di Comunione.

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Un messaggio che ha rovesciato "il punto di vista della visione ormai dominante nelle nostre società" quello fatto da Papa Francesco in occasione della Giornata Mondiale della Pace. Lo ha detto Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia, durante una conferenza stampa presso la Sala Stampa della Santa Sede. Iacomini ha aggiunto, riprendendo i discorsi del Pontefice che il discorso fatto: ha visto "i flussi migratori come elemento e alimento della pace, e non della paura o del pericolo", spostando l’attenzione "dall’aspetto esteriore del fenomeno – milioni di persone in marcia evocano ataviche paure d’invasione e sconvolgimento della propria realtà – a quello interiore, alle motivazioni profonde e inderogabili che hanno spinto ciascun individuo ad abbandonare la propria casa, al bisogno di ognuno di vivere in serenità e sicurezza la propria esistenza terrena". Il che è un esercizio solo "apparentemente facile" perché, in realtà, richiede una cospicua dose di "coraggio". Iacomini - scrive FarodiRoma - ha poi aggiunto che "pensare al migrante come a una persona è l’esercizio opposto rispetto al trasformare le persone in numeri" e "ci costringe a fare i conti con ciò che ci rende simili all’altro", ovvero "il nostro desiderio di pace" e di amore, che a ben vedere "è lo stesso". "Guardare alla persona provoca empatia, guardare alle masse induce terrore", ha proseguito il portavoce Unicef osservando a tal proposito come l’immagine di un solo bambino, il piccolo Aylan Kurdi riverso sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, nel 2015, "scosse le coscienze dell’Europa più del milione di profughi siriani in marcia attraverso i Balcani".
Secondo Iacomini, il Papa grazie alle sue parole ha dato "un monito preciso e ineludibile a fare accoglienza e inclusione sociale sul serio", cosa completamente diversa dal solito (e "banale") "aiutiamoli a casa loro". Oggi - riporta ancora il sito FarodiRoma.it - ha osservato ancora il portavoce, "se chiediamo all’uomo della strada quali siano i problemi che lo affliggono, troveremo regolarmente la parola ‘invasione’ in cima alla lista delle preoccupazioni": "questo è il velenoso prodotto di quelli che il Papa definisce apertamente fomentatori di paura e seminatori di violenza". Eppure, "il mondo intero è in movimento, e noi italiani ed europei nonostante le percezioni catastrofiste restiamo ancora ai margini di questo fenomeno", ha proseguito Iacomini rivelando come dei quasi 6 milioni di civili fuggiti dalla Siria in guerra, "solamente il 15% sono arrivati in Europa, e addirittura lo 0,2% in Italia". "Paesi come Libano o la Giordania sopportano un peso inimmaginabile per noi, con una quota di rifugiati siriani che arrivano a circa un quarto della popolazione residente!", ha esclamato il rappresentante Unicef chiarendo di più a quali Paesi si riferisca Bergoglio quando nel suo messaggio parla di "famiglie e comunità che in tutte le parti del mondo, anche dove le risorse non sono abbondanti, aprono la porta e il cuore a migranti e rifugiati, con creatività, tenacia e spirito di sacrificio". Ha poi concluso con una domanda Iacomini: "il vero nodo che il Papa ci pone davanti è un altro: quanto contano davvero i valori della solidarietà nelle visioni politiche che si confrontano oggi? Quanto si salva del nostro patrimonio etico, civile e culturale quando le proposte e le decisioni con cui affrontiamo il fenomeno migratorio sono finalizzate al consenso di breve termine delle prossima prossima scadenza elettorale?".
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Venerdì e sabato 10 e 11 novembre Roma ospiterà un vertice mondiale per il disarmo nucleare, al quale parteciperanno i vertici dell'ONU, quelli della NATO e undici premi Nobel per la pace. L'appuntamento è organizzato dal Dicastero Vaticano per la Promozione Umana Integrale e sono previsti diversi interventi tra cui quello, attesissimo, di papa Francesco; quello del segretario generale dell'Onu e dell'alto rappresentante per gli affari esteri dell'UE. 
"Non una mediazione" tra Usa e Corea del Nord, ma "un convegno di alto livello", ha spiegato il direttore della sala stampa vaticana Greg Burke, avvertendo che "è falso" chiamare il summit mediazione. "Il Santo Padre - ha aggiunto Burke - lavora con determinazione per promuovere le condizioni necessarie per un mondo senza armi nucleari, come lui stesso ha ribadito lo scorso mese di marzo in un messaggio indirizzato alla Conferenza dell'Onu riunita a tale scopo". Proprio per questo ci si aspetta una presa di posizione forte da parte di papa Francesco volta a fermare "l'escalation nucleare". 
Il Papa infatti, scrive il quotidiano La Repubblica citando chi sta preparando la conferenza, intende "richiamare l'attenzione sul nucleare come strumento di morte e trovare una strada. Non potrà dunque non sottolineare che anche in casi critici come quello della Corea del Nord la soluzione non è la guerra ma il dialogo. Il tema è molto presente nella sua agenda". Il Pontefice, con tutta probabilità, metterà in guardia dalle conseguenze di un potenziale uso del nucleare in linea generale e poi inviterà gli stati ad agire in modo concreto per fermare in tempi rapidi la corsa all'atomica.
"La preparazione di questa iniziativa era iniziata ben prima che i titoli dei giornali si concentrassero sulla Corea del Nord - racconta a La Repubblica l'arcivescovo Silvano Tomasi, delegato del Papa sulle politiche del disarmo nucleare - ma è evidente che ora siamo di fronte al rischio reale di uso dell'atomica: per caso, per decisione consapevole o perché le persone che siedono nella stanza dei bottoni mancano di equilibrio mentale. Dunque, lavorare perché la sicurezza venga garantita non da armi di distruzione di massa ma dal fatto che nessuno abbia la possibilità di usarle, si è fatto più urgente".
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In Italia si è dibattuto a lungo sul tema della santità e di quanto quest’ultima si sia intrecciata con la storia della nostra Penisola: una ricca stagione di discussioni e ricerche ha condotto molti osservatori ad evidenziare una stretta connessione tra la devozione e le realtà geografiche italiane. I Santi, infatti, prima e a seguito della loro canonizzazione hanno contribuito fortemente a creare identità marcate nelle comunità a loro devote e di conseguenza hanno reso possibile lo sviluppo di una cultura comune in tutto il Paese. Ancora oggi alcune figure, talmente in sintonia con le aree in cui sono vissute, influenzano profondamente con il loro culto un’ampia fetta di realtà territoriali.

Per tale motivo il sabato antecedente la festa di Ognissanti, il 1 novembre, è stato donato a Papa Francesco il volume “l’Italia e i Santi” edito da Treccani: un testo che indaga su quanto e come il tema della santità abbia influenzato la costruzione di un’identità tutta italiana, e quindi anche europea. Il Pontefice, infatti, ha accolto in udienza privata a Palazzo Apostolico alcuni rappresentati della casa editrice, i quali hanno consegnato il volume nelle mani del Santo Padre. Al Papa è stata regalata una delle 1499 copie numerate del volume, formato da 850 pagine complessive. I 28 saggi che compongono “l’Italia e i Santi” partono dallo studio delle produzioni agiografiche erudite dei secoli XII-XV, passando per la fase di politicizzazione della santità (fu inventato, ad esempio, San Napoleone) fino ai martiri delle due guerre mondiali e ai nostri giorni. Il libro è di enorme portata poiché trattando le vite dei santi sottolinea il rapporto impossibile da scindere tra il mondo della fede e il mondo laico, evidenziando quanto la spiritualità sia stata fondamentale nel corso della storia d’Italia.

Massimo Bray, direttore generale di Treccani, ha illustrato “l’Italia e i Santi” al Papa, mostrandogli alcuni passi e le immagini raffiguranti la vita di San Francesco. Una figura naturalmente non casuale. Il santo di Assisi, infatti, oltre ad essere uno dei massimi ispiratori del Papa stesso, è divenuto prima il simbolo della sua città natia, in seguito un punto di riferimento per il paese intero fino a diventarne patrono. Nella Galleria delle carte geografiche dei Palazzi Vaticani, sulle mappe alle pareti, sono raffigurati diversi santi per ogni regione: c’è sant'Agata che blocca la lava dell’Etna, oppure la manna di sant'Andrea ad Amalfi. I santi venivano percepiti, oltre che come protettori, anche come rappresentati dei territori.
Durante l’udienza, a seguito dell’incoraggiamento del Papa a proseguire questo percorso di approfondimento, Bray ha annunciato che la Treccani nel prossimo futuro pubblicherà un volume incentrato sulla storia di tutte le religioni.

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