Il professor Carlo Ossola, docente presso il Collège de France di Parigi, curatore per l’Istituto Treccani dell’opera “Maria. Il culto da Oriente a Occidente” ricostruisce le principali caratteristiche della Vergine per come emergono non solo dalle fonti tradizionali, ma anche dai tanti documenti che la pubblicazione ha voluto prendere in considerazione.

Pubblicato in Chiesa

Quella di Maria è una delle figure centrali del credo e delle fede cristiana. Su di lei molto si è scritto nel corso dei secoli ed è vastissima la produzione artistica e iconografica che vede la Vergine come protagonista.
L’Istituto Treccani ha recentemente sistematizzato questi materiali proponendone una lettura originale nell’opera “Maria. Il culto da Oriente a Occidente”, un volume che ricostruisce non solo l'importanza della figura della Vergine per la teologia cristiana, ma anche il suo ruolo di ponte tra culture anche molto diverse tra loro.
Ne parla intervenendo su “A Conti Fatti” il curatore dell’opera, il professor Carlo Ossola, filologo, docente presso il Collège de France di Parigi.

Pubblicato in Chiesa

È dedicata a Maria la nuova opera dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani che in “Maria. Il culto da Oriente a Occidente” ricostruisce le tante declinazioni del culto mariano che si sono delineate nelle varie culture e attraverso secoli di storia.

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In Italia si è dibattuto a lungo sul tema della santità e di quanto quest’ultima si sia intrecciata con la storia della nostra Penisola: una ricca stagione di discussioni e ricerche ha condotto molti osservatori ad evidenziare una stretta connessione tra la devozione e le realtà geografiche italiane. I Santi, infatti, prima e a seguito della loro canonizzazione hanno contribuito fortemente a creare identità marcate nelle comunità a loro devote e di conseguenza hanno reso possibile lo sviluppo di una cultura comune in tutto il Paese. Ancora oggi alcune figure, talmente in sintonia con le aree in cui sono vissute, influenzano profondamente con il loro culto un’ampia fetta di realtà territoriali.

Per tale motivo il sabato antecedente la festa di Ognissanti, il 1 novembre, è stato donato a Papa Francesco il volume “l’Italia e i Santi” edito da Treccani: un testo che indaga su quanto e come il tema della santità abbia influenzato la costruzione di un’identità tutta italiana, e quindi anche europea. Il Pontefice, infatti, ha accolto in udienza privata a Palazzo Apostolico alcuni rappresentati della casa editrice, i quali hanno consegnato il volume nelle mani del Santo Padre. Al Papa è stata regalata una delle 1499 copie numerate del volume, formato da 850 pagine complessive. I 28 saggi che compongono “l’Italia e i Santi” partono dallo studio delle produzioni agiografiche erudite dei secoli XII-XV, passando per la fase di politicizzazione della santità (fu inventato, ad esempio, San Napoleone) fino ai martiri delle due guerre mondiali e ai nostri giorni. Il libro è di enorme portata poiché trattando le vite dei santi sottolinea il rapporto impossibile da scindere tra il mondo della fede e il mondo laico, evidenziando quanto la spiritualità sia stata fondamentale nel corso della storia d’Italia.

Massimo Bray, direttore generale di Treccani, ha illustrato “l’Italia e i Santi” al Papa, mostrandogli alcuni passi e le immagini raffiguranti la vita di San Francesco. Una figura naturalmente non casuale. Il santo di Assisi, infatti, oltre ad essere uno dei massimi ispiratori del Papa stesso, è divenuto prima il simbolo della sua città natia, in seguito un punto di riferimento per il paese intero fino a diventarne patrono. Nella Galleria delle carte geografiche dei Palazzi Vaticani, sulle mappe alle pareti, sono raffigurati diversi santi per ogni regione: c’è sant'Agata che blocca la lava dell’Etna, oppure la manna di sant'Andrea ad Amalfi. I santi venivano percepiti, oltre che come protettori, anche come rappresentati dei territori.
Durante l’udienza, a seguito dell’incoraggiamento del Papa a proseguire questo percorso di approfondimento, Bray ha annunciato che la Treccani nel prossimo futuro pubblicherà un volume incentrato sulla storia di tutte le religioni.

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Domenica, 22 Ottobre 2017 16:00

La quotidianità della santità

Sotto Giovanni Paolo II, in particolare tra il finire del secolo scorso e l’inizio dell’attuale, il pontificato ha intrapreso un interessante percorso che ha portato alla beatificazione e alla canonizzazione di molte figure che, pur non godendo di un larghissimo seguito devozionale, sono state in grado di esaltare quelle virtù civili care al Magistero della Chiesa.
All’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, interviene sul tema Daniele Menozzi, professore di storia contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e curatore per Treccani dell’opera “L’Italia e i Santi - Agiografie, riti e devozioni nella costruzione dell’identità italiana”.

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Nei primi anni sessanta il pontefice Paolo VI pensò alla figura di San Benedetto da Norcia come patrono, protettore e ispiratore della neonata Europa Unita. In seguito, con la crescita dell’unione e le nuove esigenze pastorali, fu Giovanni Paolo II a completare con due successive proclamazioni il novero dei compatroni europei con i Santi Cirillo e Metodio, Santa Brigida di Svezia, Santa Caterina da Siena e Santa Teresa Benedetta della Croce.

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I simboli e i linguaggi tipici del martirologio cristiano sono stati abbondantemente usati durante uno dei periodi più controversi e difficili della storia italiana come il ventennio fascista e la successiva lotta di liberazione. Dal primo dopoguerra all’ascesa e caduta del fascismo, alla resistenza partigiana e all’Italia post seconda guerra mondiale il ricorso al tema del martirio fu uno strumento fondamentale per aggregare una popolazione sempre più disorientata.
Ne parla intervenendo su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, il professor Daniele Menozzi, docente di storia contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e curatore del volume Treccani “L'Italia e i Santi. Agiografie, riti e devozioni nella costruzione dell’identità italiana” che contiene un approfondimento ad hoc su questo particolare periodo storico.

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Quando Carlo Pisacane nel 1857 organizzò la sua sfortunata spedizione per liberare l’Italia meridionale dalla dominazione borbonica venne accolto dalle popolazioni locali come un bandito più che come un patriota.
Poco più di dieci anni dopo Giuseppe Garibaldi con i suoi Mille risaliva l’Italia dalla Sicilia verso la Campania e veniva accolto dalle popolazioni che incontrava con ospitalità, entusiasmo, in alcuni casi con venerazione.
Il movimento per l’unità nazionale italiana non fu solo susseguirsi di battaglie, accordi e trattati, ma un vero e proprio movimento culturale cui diedero un contributo centrale tanti protagonisti dell’epoca, da Pellico ai fratelli Bandiera, a Garibaldi, figure a metà tra eroi e martiri sulle cui storie si costruì la base per la definizione di un’identità nazionale prima e dopo l’unità.

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Anche noi italiani siamo stati un popolo di migranti. Dalla fine dell’800 migliaia di nostri connazionali hanno varcato l’oceano verso le Americhe alla ricerca di un futuro migliore, ed anche loro, come i migranti di oggi, avevano bisogno non solo di accoglienza, ma anche di ritrovarsi attorno a delle radici comuni, radici che puntualmente si ritrovavano nella Chiesa e nei culti delle regioni di origine.È questo un fenomeno che descrive bene il volume Treccani “L'Italia e i Santi, agiografie, riti e devozioni nella costruzione dell’identità italiana” che dedica un capitolo proprio a “Santità e migrazioni”.

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Roma e l’Italia sono state il centro dell’impero romano prima e della Chiesa poi, ed è per questo che oggi il nostro Paese può godere di un patrimonio artistico e culturale immenso. Patrimonio che non è fatto solo di monumenti e opere d’arte, ma di un’identità collettiva che nel corso dei secoli si è costruita intorno alle vite dei filosofi e degli imperatori romani così come sull’esempio delle vite dei Santi della Chiesa.
Il tema della santità è legato a doppio filo alla storia italiana tanto che in determinati contesti storici il potere politico ha attinto a questo universo simbolico per autolegittimarsi.

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