Chiesa

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Il cardinale arcivescovo di Milano Angelo Scola intervistato da Luca Collodi al termine della conferenza stampa di Milano sul prossimo incontro mondiale delle famiglie.

È sempre l’uomo la prospettiva da cui partire, anche quando si parla di economia, poiché “ogni attività nasce dall’uomo e a lui deve tornare”. Con questa premessa, il Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della CEI, ha aperto il suo discorso, parlando agli studenti della prestigiosa School of Economics di Londra sul tema “Un’economia per l’uomo e per la società”.

«Formazione, lavoro, impresa rappresentano l’essenza dell’Italia». Lo ha detto Luca Cordero di Montezemolo intervenendo in un incontro su “I Giovani e la crescita. Formazione, impresa e lavoro”, organizzato (giovedì scorso) dalla Pontificia Università Lateranense.

Giovedì, 23 Febbraio 2012 13:24

Contro la crisi un prestito per ridare speranza

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Si chiama proprio "Prestito della Speranza", il fondo di garanzia promosso dalla Cei e gestito dagli uffici diocesani di Caritas italiana.

Il Papa quando si rivolge a tutti noi con discorsi che riguardano la realtà sociale, la realtà economica, pare che ripeta un insegnamento tradizionale, proprio delle encicliche sociali. 

Lunedì, 20 Febbraio 2012 13:31

Stato e Chiesa: gli 83 anni dei patti lateranensi

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In occasione dell’83simo anniversario dei Patti Lateranensi, le autorità italiane e quelle della Chiesa si sono ritrovate per le celebrazioni all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede.

 

L’incontro “è andato benissimo”, ha affermato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha partecipato ai festeggiamenti insieme al premier Mario Monti, ad alcuni ministri e ai presidenti di Camera e Senato. Per la Chiesa Cattolica, erano presenti il segretario di Stato della Santa Sede, Tarcisio Bertone, e il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, con diversi altri cardinali e vescovi.

Lo strumento legislativo siglato tra l’Italia e la Chiesa cattolica l’11 febbraio del 1929 sancì la nascita dello Stato della Città del Vaticano e portò a compimento il cammino di conciliazione tra i due soggetti iniziato subito dopo la creazione dello Stato unitario italiano e la presa di Porta Pia. Secondo l’Osservatore Romano, i Patti Lateranensi segnarono lo sviluppo di un’idea che fu ulteriormente evidente con l’avvento della Costituzione repubblicana del 1948, “basata su una distinzione tra gli ordini – quello politico e quello religioso – come antidoto ad ogni assolutizzazione della politica così come ad ogni fondamentalismo ideologico o religioso”.

Anche il quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, ha sottolineato gli effetti benefici apportati dal trattato alla società civile italiana. La Chiesa e la fede cattolica hanno, infatti, plasmato il sentire della comunità nazionale prima ancora che avvenisse l’unità politica del Paese.

Ancora oggi Cei e Vaticano conducono “un’azione congiunta” che il card. Bertone ha definito “molto efficace”, tendente a "un'azione propulsiva dell'impegno dei cittadini cattolici nella vita sociale e politica". Inoltre, la Chiesa "conferisce molto alla Nazione italiana, l'aiuta a uscire da situazioni di disagio, la sospinge verso un futuro di maggiore solidarietà e di speranza che – ha concluso Bertone - tutti auspichiamo migliore del presente".

Esiste una cultura del bene comune?  Se ne è parlato in un seminario promosso a Roma dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace ed UCID, dove è intervenuto il ministro della Sviluppo Economico Corrado Passera.  Un appuntamento con l'obiettivo di dimostrare – hanno spiegato gli organizzatori - che la costruzione del bene comune, inteso come scopo condiviso, passa attraverso le buone pratiche delle aziende ''nel durante'' dei processi produttivi.

"Il Dio in cui si crede, o non si crede, il Dio di cui anche oggi si discute, in Occidente e in gran parte del mondo è, in sostanza, il Dio che ci ha proposto Gesù di Nazaret. Ed è vero pure l’inverso: se Gesù di Nazaret è importante anche oggi per tanti uomini e donne, è perché essi sono convinti, o almeno sperano, che egli abbia un rapporto speciale, anzi unico, con Dio”.

Lunedì, 06 Febbraio 2012 18:15

Carità di popolo o carità di sistema?

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Mense gratuite, centri d’ascolto, banco alimentare e farmaceutico. Così si combatte la crisi quando lo Stato centrale non riesce più a trasferire agli enti locali risorse sufficienti a garantire il buon funzionamento dei servizi sociali. Il sociale diventa dunque privato, nel momento in cui sono le imprese e gli enti locali a dover fronteggiare le emergenze nel segno di una sussidiarietà distribuita sul territorio. In questo contesto di privato-sociale emerge forte la presenza della componente ecclesiale – come hanno sottolineato i Vescovi italiani durante la sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente. I dati* parlano di 420mila operatori attivi in oltre 14mila servizi sociali e sanitari di ispirazione cristiana che operano stabilmente su tutto il Paese. Di questi servizi, oltre il 27,5% è promosso da parrocchie, il 19% da realtà diocesane, il 18,1% da associazioni di fedeli, mentre il 13,1% da istituti di vita consacrata o apostolica.
Nonostante i tagli al sociale degli ultimi anni, “se il sistema non è collassato – ha detto nella prolusione del Consiglio il cardinale presidente della CEI, Angelo Bagnasco – è appunto perché è in atto una ritessitura che mette in rete tutte le buone risorse per offrire risposte non episodiche né casuali, ma organiche e continuative”. Tra queste, vanno citate le molte iniziative di micro-credito, i fondi anti-usura, le “adozioni” temporanee, le tavole amiche e molto altro ancora. Anche lo strumento del “Prestito della Speranza” si sta ormai diffondendo per soccorrere le famiglie in situazioni di emergenza. “Il criterio è quello classico – come si legge ancora nella Prolusione – dell’ascoltare, osservare e discernere” che funziona per le forme sociali più organizzate, come quelle citate sopra, ma anche nel caso del caro e vecchio aiuto offerto a quanti bussano alla porta di una canonica.
Ciò detto, il servizio che la Chiesa offre non vuole sostituire quello dello Stato, né “assopire la coscienza collettiva e civile”. Negli ultimi anni però le richieste sono aumentate dell’80% e, sebbene il principio di sussidiarietà sia fondamentalmente rispettato, talvolta questo sembra pendere maggiormente verso un solo lato. Ciò non implica una richiesta di privilegi da parte delle strutture ecclesiali - il cardinal Bagnasco l’aveva già precisato trattando la questione ICI - ma solo di “avere applicate a sé, per gli immobili utilizzati per servizi, le norme che regolano il no profit”, senza che si sprechi tempo in polemiche inutili o che si facciano nascere sospetti infondati.

* Rilevazione delle opere sanitarie e sociali ecclesiali in Italia, promossa dalla Consulta ecclesiale nazionale degli organismi socio-assistenziali, da Caritas Italiana e dall’Ufficio Nazionale per la pastorale della sanità.

Martedì, 31 Gennaio 2012 10:43

CEI: crisi economica e crisi di fede

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“Di crisi economiche ce ne sono state tante fino ad oggi; la novità è che quanto accade in economia e nella finanza non si può spiegare se non lo si collega ad altri fenomeni contestuali come la mondializzazione dei processi, le migrazioni, le mutazioni demografiche nei Paesi ricchi, l’offuscamento delle identità nazionali, il nomadismo affettivo e sessuale”. Così il cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della CEI, ha introdotto il tema della crisi finanziaria durante i lavori del recente Consiglio Episcopale Permanente. Una crisi che scuote il mondo da qualche anno, ma che è entrata in una fase inedita tale che la politica stessa ne risulta sottomessa e sempre più debole. “Al di là di ogni ventata antipolitica, - ha sottolineato il cardinale - va detto che la politica è assolutamente necessaria, e deve mettersi in grado di regolare la finanza perché sia a servizio del bene generale e non della speculazione”. Laddove il mercato impera contro ogni forma di democrazia reale, la Chiesa ha il compito e il dovere di rilanciare itinerari formativi che, alla luce della Dottrina sociale, aiutino a riscoprire l’orizzonte del bene comune, a rimettere al centro l’uomo e la famiglia. Si torna dunque a parlare di valori con la consapevolezza che “il contributo più necessario che la Chiesa può dare al Paese rimanga quello della fede”. Questo dato emerge chiaramente dal comunicato finale. La crisi è soprattutto crisi di valori, crisi di fede. Con questa premessa, il Santo Padre, Benedetto XVI, ha indetto infatti l’Anno della Fede (ott. 2012 – nov. 2013): “se non arriveremo ad un vero rinnovamento nella fede, tutta la riforma strutturale resterà inefficace” (Discorso al Comitato centrale dei Cattolici tedeschi, 24/09/2011).
Impossibile, a questo punto, non citare la questione italiana, su cui sono ricaduti gli effetti della crisi mondiale, e le responsabilità del passato Governo. Su questi aspetti, il presidente della CEI si è ampiamente soffermato nella prolusione citando l’incapacità, in un sistema politico come quello attuale, di attuare riforme in tempi normali e di prendere decisioni difficili laddove si impongono. Il nuovo Governo ha assunto “l’impegno primario e caratterizzante di affrontare i nodi più allarmanti di una delicata contingenza”. “Va da sé - ha continuato ancora Bagnasco – che, dal punto di vista etico, non possa esserci sospensione della responsabilità della politica, […] per questo è irrinunciabile che i partiti si impegnino per fare in concomitanza la propria parte, in ordine a riforme rinviate per troppo tempo tanto da trovarsi ora in una condizione di emergenza”. È questo il momento perché tutti lavorino davvero al solo bene comune.
E ai Vescovi italiani, il cardinale presidente ha affidato proprio il compito di ricordare a tutti che riguadagnare stima e fiducia è sempre possibile e che “per certi versi questa è una stagione propizia per imprimere allo Stato e alla stessa comunità politica strutture più efficienti e lontane da sprechi”. È necessario, dunque, cooperare con lo Stato per ripristinare l’equità reale e contrastare l’evasione. “Evadere le tasse è peccato” – ribadisce con fermezza il cardinale – “e la Chiesa non può e non deve coprire auto-esenzioni improprie”.
In ultimo, l’appello accorato ai connazionali a “scorgere il positivo che potenzialmente può annidarsi anche all’interno di una situazione ingrata” perché “oggi c’è da salvare l’Italia e c’è da far sì – cosa non scontata – che i sacrifici che si vanno compiendo non abbiano a rivelarsi inutili”.

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