Economia

Economia (214)

Per salvare il pianeta è necessario un cambiamento radicale, non solo nello stile di vita di tutti i cittadini, ma nell’intero sistema economico e produttivo. Razionalizzare l’uso delle materie prime, contenere gli scarti e facilitare la riutilizzabilità dei materiali, ridurre le emissioni di gas nocivi nell’atmosfera devono diventare i pilastri su cu costruire uno sviluppo sostenibile.
La green economy e l’economia circolare sono il futuro e, se la politica non sempre lancia segnali incoraggianti per il loro sviluppo, il mondo delle imprese ha già da diversi anni intrapreso un cammino importante.

La regola d’oro dell’economia circolare è che ogni rifiuto può essere convertito in risorsa: gli scarti vengono raccolti, trattati e messi di nuovo nei cicli di produzione come nuove materie prime. Il riutilizzo di materiali come legno, carta, plastica e vetro, permette di risparmiare sui costi di produzione e di impattare meno sull’ambiente evitando l’estrazione di nuove materie prime. I vantaggi, economici ed ambientali, sono ancora più evidenti per gli oli minerali, quelli utilizzati per la lubrificazione dei macchinari. In Italia se ne occupa il CONOU, Consorzio Nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli Oli minerali Usati, in occasione della fiera Ecomondo, ha presentato un rapporto sulla situazione nazionale. “A Conti Fatti” ha intervistato il presidente Paolo Tomasi.

La Russia punta sul formaggio e per questo Mosca lancia un piano per la produzione che le permetterà secondo le prospettive più rosee di divenire il distretto caseario più specializzato nella produzione di formaggi "simili" a quelli tradizionali italiani (per questo si punta a una partnership con il nostro paese), oltre che il secondo più vsto in termini di grandezza nel panorama russo. 
L'investimento per la realizzazione dell'ambizioso progetto sarà pari a 5 miliardi di rubli (75 milioni di euro) che saranno spesi - come scrive Il Sole 24 Ore - interamente dal governo della regione di Mosca. La presentazione ufficiale sarà fatta dal ministro dell'Agricoltura russo Aleksandr Tkacev, nel corso dell’edizione 2017 dell’International Agricultural Dairy Forum, in programma a Mosca l'8 e 9 novembre. Il ministro ha inoltre già annunciato che il "parmigiano nazionale russo sarà lanciato sul mercato interno fra tre anni".
Il luogo dove sorgerà l'impero del formaggio è il "Dmitrovsky District" (12 km a nord di Mosca), di sette stabilimenti caseari per una superficie complessiva di 17 ettari e una potenzialità produttiva annua di 12mila tonnellate di formaggi di qualità. Qui sorgeranno nuovi e moderni allevamenti, stabilimenti ad alta tecnologia per la lavorazione del latte, magazzini di stoccaggio. Ma a metterci il know-how dovrebbero essere le imprese casearie italiane, invitate dalle istituzioni russe per sviluppare partnership finalizzate alla produzione di quei formaggi per i consumatori russi. Secondo il progetto russo, infatti, l'area dovrebbe essere in grado di ospitare 7-9 siti produttivi medio-grandi. I tempi? L'area industriale sarà pronta entro fine 2018. In pratica, tra un anno.
"Quello nel Dmitrovsky District - ha detto Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte - è uno dei progetti più ambiziosi varati dalle autorità russe per sviluppare l'industria lattiero-casearia e sopperire, così, ai pesanti effetti causati dall’embargo sull'importazione di formaggi dalla Ue. Il loro obiettivo di medio periodo - ha concluso Ambrosi - è quello dell'autosufficienza. Ma, nonostante questa crescita dei volumi, continua a mancare l'expertise per ottenere una produzione casearia di alta qualità".
Un carico fiscale che premia ancora una volta medie e grandi imprese a discapito delle piccole attività che dovranno attendere ancora un anno. L'Uffico studi della CGIA fa saper e che se il taglio dell’Ires (Imposta sui redditi delle società di capitali) consente alle società di risparmiare 3,9 miliardi di euro di tasse all’anno, alle piccole e micro imprese, invece, lo slittamento dell'introduzione dell'Iri (Imposta sui redditi) non consentirà di risparmiare almeno 1,2 miliardi di euro di tasse all'anno.
L'idea di tagliare le imposte sui redditi a tutte le imprese, voluta fortissimamente dal governo Renzi, è andata in porto solo in piccola parte: ad essere interessate alla contrazione dell'Ires, infatti, sono state poco meno di 630 mila attività, che costituiscono solo il 13 per cento circa del totale delle aziende presenti nel Paese.
"Pur riconoscendo che, rispetto a qualche decennio fa, tra le società di capitali troviamo anche le piccole imprese - dice il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo – è indubbio che il taglio dell'Ires ha avvantaggiato soprattutto le grandi, in particolar modo quelle appartenenti al settore energetico e a quello minerario. E sebbene la riduzione dell'Ires sia stata in parte bilanciata dall'attenuazione degli effetti positivi dell'Ace, ancora una volta si è prestata attenzione solo alle istanze sollevate dalle imprese di maggiore dimensione".

Il welfare famigliare in Italia vale 109,3 miliardi di euro, pari a circa il 6,5% del PIL nazionale: per tale motivo deve essere considerato una delle industrie trainanti del paese oltre che un’opportunità d’investimento per le imprese. Per welfare famigliare devono essere intese tutte quelle spese legate alla salute, all’istruzione alla previdenza sociale e assicurativa, piuttosto che i costi affrontati dalle famiglie per la cultura e il tempo libero e i supporti alle attività lavorative (ovvero le spese di trasporto e di alimentazione necessarie per lavorare). Questo settore ricopre nel tessuto economico italiano un peso notevole, nonostante le famiglie in alcuni casi siano obbligate ad astenersi da tutte quelle condizioni che garantiscono benessere, e di conseguenza felicità. Emerge, infatti, come sempre più famiglie italiane, soprattutto quelle che versano in condizioni di debolezza economica, rinuncino a prestazioni essenziali come le cure sanitarie (ha rinunciato o limitato la voce il 58,9% delle famiglie), l’assistenza agli anziani e ai non autosufficienti (76,2%), i servizi per la cura dei figli (54,8%) e le attività integrative per l’istruzione (57,7%).

Ad evidenziare questi dati la prima edizione dell’Osservatorio sul bilancio di welfare delle famiglie italiane, presentato oggi alla Camera dei Deputati dalla società MBS Consulting, che ha scandagliato i bisogni e le spese di welfare delle famiglie italiane. “Il welfare è un mercato in evoluzione – ha dichiarato Andrea Rappacini, Presidente di MBS – in cui operano attori diversi, tra il settore pubblico e privato. Tra questi vanno costruite reti e filiere senza una necessaria frammentazione: non ha più senso parlare di valore sociale, valore economico e valore ambientale”.

La spesa famigliare per il welfare assorbe mediamente il 14,6% del reddito netto delle famiglie, perciò rappresenta la terza voce di spesa dopo quelle relative agli alimenti e alle abitazioni. Le spese maggiori risultano essere quelle relative alla salute (33,7 miliardi) con un importo medio di 1336 per nucleo, e le spese relative al lavoro (31,2 miliardi) sostenute da 16,6 milioni di famiglie. Di seguito l’istruzione dei figli costa 15 miliardi: una voce che riguarda 7,8 milioni di famiglie che spendono in media 1937 euro. Le famiglie spendono per l’assistenza invece 14,4 miliardi; si tratta di servizi per la cura della casa, dei figli, e dei familiari anziani e non autosufficienti. Le somme relative alla cultura e tempo libero hanno un valore totale di 7,6 miliardi e sono sostenute da 16,9 milioni di famiglie. Infine risulta l’area della previdenza e protezione (assicurazioni sulle cose e le personi; fondi) con una spesa totale di 7,3 miliardi sostenuta da 7,8 milioni di famiglie che spendono in media 935 euro.

L’industria del welfare è un settore che vale molto di più di tanti altri che vengono ritenuti trainanti per il paese – ha commentato Andrea Dellaglio, amministratore delegato di Innovation Team/Gruppo MBS - Il settore automobilistico vale un terzo del welfare, così come l’abbigliamento. Per intenderci il settore agroalimentare consta di un valore di circa 110 miliardi, solo di poco superiore”.

La struttura del welfare famigliare però in Italia mostra grandi squilibri. L’incidenza delle spese in proporzione al reddito, infatti, risulta essere maggiore nelle famiglie classificate economicamente più deboli (19%) che nelle famiglie agiate (14,7%). Il 36,1% ha rinunciato almeno ad una prestazione essenziale, con un picco del 56,5% per i nuclei famigliari in condizione di debolezza economica. Ciò si deve al fatto – sottolinea il rapporto – di come i sistemi pubblici di welfare abbiano subito negli ultimi anni una forte riduzione delle capacità di prestazione, come necessario contenimento della spesa pubblica. Relegando, di conseguenza, sempre più spese alle famiglie stesse e accentuando il divario tra famiglie abbienti e meno: per motivi economici il 55,5% delle famiglie con un reddito pari o minore ai 13.000 euro rinuncia alle spese riguardanti lo sport, la cultura e il tempo libero, rispetto al 15,1% delle famiglie più ricche. Anche le spese riguardanti le persone anziani o non autosufficienti sono, ad esempio, un lusso: ci rinuncia il 76,6% delle famiglie; ad alcuni servizi per una componente fondamentale delle famiglie, cioè la cura dei figli, rinuncia il 41,1%. Ad essere tagliate sono le baby sitter (52,4%), l'asilo nido o la scuola materna (19%), seguiti dagli "altri servizi" (38,2%); mentre le gite scolastiche vengono tagliate nel 32,2% dei casi così come i corsi facoltativi (59,1%).

 

Fabrizio Cavallina

Una delle priorità della Commissione Ue è quella di rafforzare Schengen poiché per preservare la libera circolazione interna è necessario sapere esattamente chi entra e chi esce. Lo ha detto il commissario Ue agli affari interni, Dimitris Avramopoulos che ha inoltre annunciato che il nuovo sistema elettronico per controllare gli ingressi e le uscite nell'area sarà varato entro il 2020. Attraverso tale sistema - scrive l'Osservatore Romano - sarà possibile registrare nome, impronte digitali e immagine visuale, oltre alla data e il luogo di ingresso, dei cittadini extra-comunitari e dovrebbe essere in grado di monitorare il rispetto della durata di permanenza per chi beneficia di un permesso di soggiorno breve (90 giorni su un periodo di 180 giorni). Attraverso questo sistema - ha spiegato ancora il commissario Ue - si cercherà da un lato di reprimere l'immigrazione illegale e dall'altro di sostenere le autorità nazionali nella lotta contro il terrorismo e altri crimini gravi. L'europarlamento voterà per confermare l'accordo informale raggiunto con i governi il 20 giugno scorso. Secondo Avramopoulos, il sistema Ees "deve essere funzionante al più tardi nel 2020".
Sul tema della ricolloazione dei migranti è intervenuto anche Donal Tusk, presidente del Consiglio europeo, che ha detto: "Quando si tratta della crisi delle migrazioni, fin dall’inizio ho fatto appello perché si costruisca una risposta europea sulle cose che ci uniscono: la protezione dei nostri confini esterni. L'ho fatto spesso, sapendo che ci sono anche idee che mettono gli stati membri in uno stato di conflitto permanente. Una di queste è il ricollocamento (dei richiedenti asilo), con le quote obbligatorie: su questo tema, un consenso è improbabile oggi, come lo era molti mesi fa". 

Il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, intervenuto a Francoforte in apertura di una conferenza circa le "riforme strutturali nell'Eurozona", applaude il Jobs Act del governo Renzi. "Le agevolazioni fiscali - ha spiegato Draghi - rafforzano l'efficacia delle riforme strutturali. È stato il caso ad esempio del Jobs Act italiano che è ha generato un aumento di mezzo milione di occupati". Questi i nuovi contratti a tempo indeterminato dal 2015, in gran parte permessi dalle agevolazioni alle imprese per le assunzioni con contratti a tutele crescenti.

Draghi ha poi parlato anche di altri paesi europei come Spagna e Portogallo che, grazie ad altre riforme del mercato del lavoro, hanno ridotto il numero dei disoccupati e, in generale, hanno reso l'occupazione più reattiva alla crescita. "Naturalmente - ha segnalato Draghi - altrettanto fondamentali si sono rivelate le politiche finanziarie e macroeconomiche di sostegno". Il riferimento è ancora una volta diretto alla politica monetaria accomodante, attuata e difesa dal presidente della BCE: "Si è spesso detto che questa politica monetaria scoraggia le riforme, togliendo ai governi la pressione per agire durante i periodi di crisi. Tuttavia la ricerca della Bce non ha mai riscontrato nessuna prova che alti tassi di interesse portino più riforme. Semmai è più probabilmente vero l’opposto; bassi tassi di interesse tendono a favorire le riforme, poiché conducono a un migliore scenario macroeconomico".

Lunedì, 23 Ottobre 2017 15:42

Bankitalia: occupazione in ripresa

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Una netta ripresa dell'occupazione con dei numeri molto vicini a quelli precedenti all'avvio della crisi economica che ha falcidiato l'intero pianeta. Dal 2014, infatti, sono stato creati 800 mila nuovi posti di lavoro. Questo quanto emerge da un bollettino economico della Banca d'Italia (proprio in questi giorni al centro di un dibattito politico con il governatore Ignazio Visco sfiduciato da molti partiti). Nel report si sottolinea comunque che le ore lavorate sono però ancora al di sotto dei livelli pre-crisi, con un ampio sottoutilizzo della forza lavoro. La Banca d'Italia - riporta l'agenzia AskaNews - è ottimista: la crescita accelera, e il bollettino odierno indica che l'espansione dell'occupazione è proseguita anche in luglio e agosto (0,5 per cento rispetto al bimestre precedente). Mentre le retribuzioni contrattuali continuano a crescere a tassi storicamente bassi. I risultati delle indagini sulle aspettative occupazionali delle imprese condotte dall'Istat suggeriscono un ulteriore, contenuto incremento dell'occupazione nei mesi autunnali.

Sono molti gli italiani che ospitano nelle proprie case almeno un animale domestico. Tra cani gatti, pesci, uccelli e altre specie sono circa 60 milioni i “pet” che vivono nel nostro paese.
Un rapporto che sfiora l’uno a uno con l’intera popolazione italiana e che muove ormai un’economia importante, tra generi alimentari, spese veterinarie e altri articoli per il benessere animale.
Per esplorare questo fenomeno è intervenuto su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia Gianmarco Ferrari, presidente di Assalco - Associazione Nazionale tra le Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia -  che lo scorso maggio ha presentato assieme a Zoomark il decimo rapporto su questo particolare settore.

Dalla lotta alla fame, all’impegno per la protezione dell’ambiente, dalla battaglia per la parità di genere allo sforzo per garantire la pace nel mondo, sono molti i campi in cui la comunità internazionale è chiamata ad impegnarsi per garantire al pianeta uno sviluppo che possa definirsi sostenibile. Le nazioni unite li hanno riassunti nei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile su cui ogni nazione è chiamata a riflettere e agire concretamente ridefinendo la propria agenda politica ed economica alla luce di questi target fondamentali per garantire un futuro alle prossime generazioni.

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