Carcassi, Uil, “la green economy è una grande occasione di sviluppo e di rilancio dell'economia del Paese

Scritto da   Domenica, 01 Marzo 2015 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Paolo Carcassi, segretario Confederale Uil, è intervenuto su A Conti Fatti, trasmissione a cura di Economiacristiana.it trasmessa dalle frequenze di Radio Vaticana Italia.

 

Dottor Carcassi all’interno di una crisi occupazionale che il nostro Paese sta vivendo, l’economia verde e i Green job possono offrire una speranza?

 

Le tematiche collegate all'ambiente sono state sempre viste come un’alternativa alla produzione. Storicamente, infatti, la produzione è qualcosa che impatta negativamente sull'ambiente. Occorre, quindi, cambiare completamente l'ottica: la green economy è una grande occasione di sviluppo e di rilancio dell'economia del paese. Basta pensare al settore dell'edilizia. In un settore come quello edile dove si sono persi a causa della crisi più un milione di posti di lavoro, l’unico elemento che non ha risentito di questo tracollo sono stati gli incentivi per l'efficientamento energetico degli edifici. Questo ha potuto consentire ad un settore in crisi, di avere degli elementi di sviluppo. Dal punto di vista delle energie, la crescita della filiera delle rinnovabili è stato un elemento che ha consentito di poter comprare meno petrolio e meno gas. Questo ha portato alla nascita di tutta una serie di professionalità nuove che fino a quel momento non esistevano all'interno del nostro paese. Ormai da tempo collaboriamo con le aziende del Veneto, con la Anev ad esempio, e organizziamo dei corsi professionali che siano in grado di formare delle competenze utili per lo sviluppo di queste realtà.

 

 

 

Questa dinamicità che c’è all’interno del mercato del lavoro verde secondo lei nasce dal mercato stesso o è stata agevolata da provvedimenti governativi?

 

L'uno e l'altro. Chiaramente questa inversione di tendenza implica la necessità di un'agevolazione, però si tratta di elementi che, nel momento in cui riescono a sviluppare le loro potenzialità,  permettono dei ritorni economici positivi. Un esempio è la questione del riciclo dei rifiuti e del riuso delle materie prime. Si sta sviluppando, infatti, una filiera di riutilizzo del materiale grazie alla quale riusciamo a recuperare le plastiche, il vetro, il ferro e la carta. In questo modo si spende di meno impattando di meno sull'ambiente. Ma anche la questione della chimica: in questo momento a Porto Torres e a Porto Marghera si stanno sviluppando delle iniziative molto interessanti che puntano a trasformare elementi che non sono più propulsivi, con prodotti dal punto di vista ambientali più compatibili.

 

 

 

La conversione del sistema economico del nostro Paese da una economia brown a una più green passa anche per la riconversione di alcune produzioni come ad esempio quella dell’acciaio che coinvolge in maniera molto forte il mercato del lavoro…

 

Noi siamo un paese manifatturiero e quindi la problematica dell'acciaio è molto sentita, perché buona parte di tutta la nostra produzione si basa proprio su questo prodotto primario. Le questioni di Taranto, ma anche di Piombino, ci hanno mostrato che bisogna trovare delle soluzioni che rendano questi prodotti, impattanti a causa dell’utilizzo di vecchie tecnologie, più rispettosi dell'ambiente. Apprezzo ciò che in qualche maniera stanno cercando di affermare in alcuni paesi europei, come ad esempio in Germania, dove si è definito un patto fra organizzazioni sindacali e organizzazioni datoriali, che risponde alla cosiddetta regola del quattro: raddoppiare il benessere, dimezzando le risorse utilizzate. Questa potrebbe essere una bella sfida anche per il nostro Paese.

 

 



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