Coworking: condividere i sogni per fare sviluppo economico. L’esperienza di Casa Netural

Scritto da   Domenica, 19 Luglio 2015 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
Vota questo articolo
(0 Voti)

L’esperienza di Casa Netural, spazio di coworking nato a Matera nel 2012 è stata raccontata assieme ad altri casi di comunità rurali e montane che hanno saputo “inventare” nuovi modelli di sviluppo per il territorio nel progetto Tra Campagne intelligenti e Montagne all’avanguardia”, curato da Earth Day Italia in collaborazione con il ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e recentemente presentato ad Expo.


Su A conti Fatti, trasmissione a cura della redazione di Economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia ne abbiamo parlato con Mariella Stella, cofondatrice di Casa Netural.

 

Cos'è Casa Netural?
Casa Netural è uno spazio di Co-working rurale e incubatore di sogni professionali, che nasce nei Sassi di Matera nel 2012. Nasce dall'idea di un architetto biellese, Andrea Paoletti, esperto di spazi di collaborazione, che voleva portare il modello del co-working a livello rurale, quindi nei luoghi lontani dalle grandi città, in cui si faceva un tempo parlare di innovazione sociale e in cui questo modello era già di per se affermato.
C’era l’idea di portare non solo co-working, proprio tutti i temi dell'innovazione sociale all'interno delle comunità territoriali.
La grande sfida che abbiamo condiviso quando abbiamo fondato Casa Netural era proprio quella di portare le grandi tematiche dell'innovazione sociale in maniera applicata a un territorio che di per se non ne era direttamente a contatto.

Perché la scelta di Matera?
Perché Matera è una città carica di risorse, poi ha dimostrato di avere tutte le carte in regola anche per diventare capitale Europea della cultura per il 2019; Matera è una città da una parte ricca di potenzialità, dall'altra un territorio, un humus su cui si può molto lavorare dal punto di vista culturale. E' sicuramente una città che in questo momento è a metà tra l'innovazione e la tradizione, quindi ci sembrava un ottimo punto di partenza per il nostro esperimento, anche come dimensionamento, non troppo piccola, ma neanche troppo grande.

Hai definito Casa Netural come un incubatore di sogni. Cosa intendi e cosa c’è di diverso rispetto all’incubatore di impresa?
Ci siamo resi conto che, soprattutto in questi territori, c'è un vuoto tra le persone e il sistema degli Incubatori d'Impresa. L'Incubatore d'Impresa è un luogo in cui arriva già un'idea pronta anche dal punto di vista del business, con tantissime potenzialità. Quello che a noi interessava non era tanto partire dal business, a noi interessava partire dal sogno professionale, perché nel territorio in cui lavoriamo ci rendiamo conto che uno dei limiti più grandi è proprio la mancanza di fiducia in se stessi, nelle proprie potenzialità, nelle proprie risorse; forse per troppi anni si è stati abituati al fatto che l'ente pubblico, il fondo pubblico, sopperiva anche a una mancanza di possibilità lavorative professionali e quindi si aspettava sempre dall'alto che cambiasse qualcosa e come è facile immaginare questo a valanga determina una serie di problemi.
Il concetto nuovo che noi abbiamo voluto introdurre con l'Incubatore di sogni professionali è cercare di partire dalle risorse che le persone hanno e tra queste risorse ci sono sicuramente le passioni, i sogni, il famoso che cosa vuoi fare da grande e partendo da quello è possibile costruire tutto un processo di valorizzazione di se stessi e delle proprie capacità e competenze.
Basta anche solo riconoscendole, poi c’è la costruzione di un progetto professionale che successivamente può accedere ad un incubatore d'impresa, ma sta capitando che dei progetti professionali si stiano auto determinando e si stiano definendo come imprese individuali da soli senza passare per l'incubatore d'impresa.

Quanti progetti sono nati da Casa Netural?
Noi siamo partiti nel 2012, c'è stato bisogno di almeno 6/8 mesi di rodaggio per far capire il concetto; quello che proponiamo è un concetto molto nuovo quindi ha i suoi tempi.
Da quando siamo nati abbiamo incubato almeno una ventina di progetti, un progetto di questi che è stato il primo in assoluto incubato, si è staccato lo scorso gennaio 2014 ed è diventato un progetto d'impresa individuale, un progetto d'insegnamento dell'inglese con metodologie non formali, che si chiama Netural talk.
Gli altri progetti che stiamo incubando stanno seguendo il processo standard d'incubazione, quindi alcuni sono pronti per staccarsi altri sono ancora in fase d'incubazione, ma quello c’è una cosa che voglio dire e che ci differenzia dall'incubatore d'impresa.
Quello che per noi è determinante non è che il progetto si stacchi e si crei l'impresa, ma è il processo che questo innesca, il processo di valorizzazione della persona e delle sue competenze; abbiamo assistito anche a persone che hanno iniziato a incubare il sogno dopo di che hanno preso un'altra strada, ma hanno fatto tesoro di tutto il processo che avevano seguito, quindi comunque siamo riusciti nell'intento che è quello di riattivare persone.
È molto importante che si sperimenti il fallimento e nell'incubatore di sogni professionali le persone possono anche fallire, possono sbagliare e rialzarsi. Il fallimento non è una macchia incancellabile, è quasi un valore.

Uno dei vostri punti di forza è stato quindi la capacità di creare relazioni
La relazione è il punto di partenza, la cosa più bella che stiamo creando; è il senso di appartenenza ad una comunità.
Quello che notiamo è che quando la gente si mette in gioco ha sempre una grandissima paura, questa è un'altra differenza con l'incubatore d'impresa, nel senso che non c'è quella sensazione di paura perchè ti stai buttando e stai investendo anche dei capitali. Nell'incubatore di sogni professionali il processo è più dolce perché è un lasciarsi andare in una comunità. Quando arrivano questi progetti la prima cosa che noi facciamo è di chiedere alle persone di condividerli con il resto dei membri della community, perché spesso nella community si trovano i membri del team e quindi non si lavora  mai da soli. La cosa bella è che si arriva da soli con il proprio sogno e si esce in gruppo; non si resta mai soli.
La rete che si crea è davvero enorme perché poi non è una rete locale, ma è una rete internazionale, ognuno mette a disposizione i propri contatti, la propria rete, naturalmente questo determina un network forte, che a prescindere dai risultati ha già creato una riattivazione delle persone in un contesto sociale comunitario.

Letto 1437 volte

Informazioni aggiuntive