La longa manus della mafia arriva anche sul comparto agricolo

Scritto da   Giovedì, 24 Ottobre 2013 09:47 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Di ben 1.558 aziende confiscate alle mafie, oltre 90 erano attive in ambito agricolo; dei 10.563 beni confiscati, ben 2.500 erano terreni con destinazione agricola. Inoltre dalle 38.696 ispezioni fatte dai carabinieri del Nas sono state accertate 22.206 infrazioni (+8%) sempre in ambito agricolo. Le regioni con il più alto numero di reati riguardanti il settore agricolo sono Lazio e Campania rispettivamente con 2.091 e 2.011 reati.
 
Questo e molto altro è emerso dal secondo Rapporto Agromafie sui crimini agroalimentari in Italia elaborato da Coldiretti ed Eurispes e presentato a Cernobbio durante il Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione. Quello che è chiaro è che le organizzazioni criminali hanno allungato le loro mani anche sul comparto agricolo e alimentare, un comparto che gli rende, dati alla mano, ben 14 miliardi d’euro l’anno e che è diventato il loro business principale. Solo due anni fa questa cifra si aggirava attorno ai 12,5 miliardi. Un aumento vertiginoso per le organizzazioni mafiose.
 
Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes, nell’introduzione al Rapporto spiega come «è peculiarità del moderno crimine organizzato estendere con approccio imprenditoriale il proprio controllo dell’economia invadendo i comparti che si dimostrano strategici ed emergenti, come è appunto quello dell'agroalimentare. La conquista di una fetta importante di questo settore da parte delle organizzazioni mafiose rientra quindi nel processo, osservato in questi anni, di consolidamento come holding finanziaria attiva praticamente in tutti gli ambiti dell'economia».
 
«In questa opera di infiltrazione, afferma sempre Fava, le mafie stanno approfittando della crisi per penetrare anche nell’imprenditoria legale, visto che quello dell'agroalimentare rimane un comparto vivo, a differenza di altri, perché del cibo, anche in tempi di difficoltà, nessuno potrà fare a meno quali che siano le circostanze e indipendentemente dalle congiunture economiche. Controllano in molti territori la distribuzione e talvolta anche la produzione del latte, della carne, della mozzarella, del caffè, dello zucchero, dell’acqua minerale, della farina, del pane clandestino, del burro e, soprattutto, della frutta e della verdura».
 
Anche perché queste organizzazioni possono contare su una quantità enorme di denaro, tale che le permette di “condizionare” gli organi incaricati al controllo e alle autorizzazioni. Non solo: attraverso il vecchio mezzo dell’estorsione e approfittando anche della crisi riescono a imporre la vendita di determinate marche di prodotti a ristoranti, bar, pizzerie fino ad arrivare a rilevare in toto questi esercizi commerciali. Dicono Coldiretti e Eurispes che almeno 5000 tra ristoranti, bar e pizzerie sono di proprietà di cosa nostra, nella maggior parte dei casi attraverso dei prestanome.
 
Andando ad osservare il fenomeno dell’agromafia più nel dettaglio si legge nel Rapporto che le infrazioni più ricorrenti in ambito penale riscontrate sono state le frodi in commercio (21% delle violazioni contestate) e la detenzione o somministrazione di alimenti in cattivo stato di conservazione (36% delle violazioni). La Guardia di Finanza, inoltre, nel solo 2012 ha sequestrato prodotti alimentari per un totale di 10.649.040 chili ed effettuato, fra l’altro, controlli del settore “Frodi comunitarie-Aiuti all’agricoltura”. Proprio in questo ambito, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Sicilia sono le regioni che hanno registrato una prevalenza di fenomeni fraudolenti riguardanti l’indebita percezione o richiesta di contributi europei per l’agricoltura.
 
Il danno al comparto è enorme, non solo perché si ledono i tanti lavoratori onesti ma si va ad intaccare sul marchio made in Italy, fonte di prestigio a livello internazionale per il nostro Paese.
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