Con la cultura non si mangia?Italia Creativa mostra l'opposto

Scritto da   Venerdì, 22 Gennaio 2016 08:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Spesso si sente dire che con la cultura non si mangia. Ben lontano da questo luogo comune sono i dati che emergono dallo studio Italia Creativa, realizzato da Ernst&Young(EY) e presentato il 20 gennaio 2016 a Milano: quasi 47 miliardi di euro e un milioni di occupati.

Questo studio fa una fotografia dettagliata dell'Industria della Cultura e della Creatività in Italia per quanto riguarda l'anno 2014. Il primo punto da notare è il valore economico di questo comparto: ben 46,8 miliardi di euro, di cui 86%(40,1 miliardi) diretti, ovvero direttamente legati alla filiera creativa; il tutto corrisponde al 2,9% del PIL nazionale. Tra gli undici settori in cui lo studio suddivide l'Industria, i primi tre secondo il valore economico sono Televisione e Home Entertainment(12,2 miliardi), Arti Visive(11,2 miliardi) e Pubblicità(7,4miliardi).

Il secondo fatto rilevante riguarda il numero di occupati. Sono ben 995.000 le persone che nel 2014 hanno lavorato in questo ambito, di cui 850.000(85%) nelle attività economiche dirette dell'Industria, rappresentando il 3,8% degli occupati totali in Italia. I primi tre settori occupazionali sono Arti Visive(242.000), Musica(161.000) e Arti Performative(151.000).

Con queste prospettive, Italia Creativa mostra anche alcune prospettive future. Facendo l'esempio di confronto con la vicina Francia, che investe maggiormente in questo ambito, lo studio evidenzia quanto un pari investimento e una parti tutela di questa industria produrrebbe almeno 15 miliardi di euro in più e ben oltre 300.000 posti di lavoro. In questa direzione vengono proposte due piste di riflessione per indirizzare la crescita dell'Industria Creativa: la cultura come motore di sviluppo per il Paese e la questione della remunerazione della creatività sui canali digitali.

I suggerimenti che vengono formulati riguardano prima di tutto il riconoscimento concreto di questo tipo di Industria del paese, promuovendo poi collaborazione tra aziende ed istituti di formazione per adeguare al meglio la crescita di questo comparto. Inoltre l'attenzione va posta ai giovani, con retribuzioni adeguate, percorsi professionali attrattivi, ma soprattutto una cura del percorso di ciascuno. Di pari passo secondo lo studio devono essere portati avanti interventi normativi specifici che garantiscano la nascita, l'incubazione e la crescita di start-up con un supporto all'investimento.

A supportare la ricerca sono state tutte le principali associazioni di categoria, guidate da Mibact e SIAE: AESVI (Associazione editori sviluppatori videogiochi italiani), AGIS (Associazione generale italiana dello spettacolo), AIE (Associazione italiana editori), ANEM (Associazione nazionale editori musicali), ANES (Associazione nazionale editoria periodica specializzata), ANICA (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali), APT (Associazione produttori televisivi), CNAPPC (Consiglio nazionale architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori), Confcultura - Associazione imprese private per la valorizzazione del Cultural Heritage, Confindustria Cultura Italia, Confindustria Radio Televisioni, DISMAMUSICA (Distribuzione industria strumenti musicali e artigianato), FEM (Federazione editori musicali), FIEG (Federazione italiana editori giornali), FIMI (Federazione industria musicale italiana), NUOVOIMAIE (Nuovo istituto mutualistico per la tutela dei diritti degli artisti interpreti esecutori), PMI (Produttori musicali indipendenti), SIAE (Società italiana degli autori ed editori), UNIVIDEO (Unione italiana editoria audiovisiva media digitali e online).

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