Pubblico e privato insieme per la tutela dei beni culturali

Scritto da   Domenica, 29 Maggio 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Il 21 maggio nei Giardini Vaticani si è tenuto "... se il Mondo salverà la Bellezza", un forum sulla necessità di tutelare e conservare il patrimonio artistico, culturale e paesaggistico del nostro paese. Il convegno, organizzato da Earth Day Italia Onlus (associazione per la tutela ambientale) e Urban Vision (società attiva nei restauri di opere d'arte) ha affrontato, tra gli altri, il tema dei finanziamenti a questo settore e delle possibilità di compartecipazione tra pubblico e privato nei progetti di tutela. Tra gli interventi più significativi in questo ambito, quello del soprintendente per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, Massimo Osanna, che abbiamo interpellato per approfondire il discorso.

Pompei è un simbolo della bellezza del nostro paese, ma anche della sua fragilità. Da una parte i crolli per cui ha fatto notizia, dall'altra ad esempio il successo di pubblico dell'ultima Notte dei Musei. Pochi giorni fa il Presidente della Repubblica e il Ministro dei Beni Culturali sono stati in visita agli scavi e si è parlato addirittura di rinascita di Pompei. A che punto sono i lavori per la messa in sicurezza del sito?
Siamo a un ottimo punto. Già metà di Pompei è messa in sicurezza. In interi quartieri che abbiamo cantierizzato l'anno scorso i lavori sono conclusi: ad esempio un'intera "regio" di Pompei, l'VIII, che è stata inaugurata riaprendo strade che erano chiuse dal terremoto del 1980. Tra pochi giorni riapriremo la Regio VI, ed entro l'estate la IV, la V, la VII e la IX. Per quest'anno l'obiettivo è mettere in sicurezza i tre quarti di Pompei. Per l'anno prossimo restano due regio, per le quali non c'era ancora il progetto: l'abbiamo finito e mandato a bando, c'è stato un contenzioso che ha rallentato, come spesso accade; presto però dovremmo partire e per l'anno prossimo il 100% di Pompei sarà messo in sicurezza.

Ci vuol far intendere che è stata risolta la cronica carenza di fondi per gestire l'area archeologica?
Non voglio "far intendere", cerco di dire i fatti così come sono: a Pompei non sono mai mancati i soldi, il problema è come sono stati utilizzati. Tra l'altro, dal 2011 c'è un grosso co-finanziamento dell'Unione Europea di ben 105 milioni di euro. Abbiamo bandito quella cifra ma anche i ribassi: questo vuol dire che abbiamo fatto progetti per 150 milioni di euro. Sono tutti cantieri ormai in corso. Come dicevo, molti sono estremamente avanzati, e saranno tutti conclusi entro l'anno prossimo.

Nel recente forum sulla Bellezza in Vaticano lei ha detto "Pompei non è un'isola nel mare, fa parte di un territorio molto complesso: l'area Vesuviana". Qual è, e quale dovrebbe essere il rapporto più giusto tra il sito e ciò che ha intorno?
Innanzi tutto vanno risolti i problemi strutturali fondamentali: ad esempio le comunicazioni. Non è possibile che i turisti arrivino a Pompei con una circumvesuviana spesso super affollata, con poche corse e con vagoni ormai fatiscenti. C'è bisogno di ripensare urgentemente il sistema di comunicazione. C'è un progetto delle Ferrovie dello Stato, del Ministero dei Trasporti e dei Beni Culturali per un hub ferroviario che metterebbe in contatto FFSS con la circumvesuviana, e permetterebbe di far arrivare l'alta velocità a Pompei. Credo che occorra impegnarsi molto perché questo accada: quessto significherà anche ripensare il territorio intorno a Pompei. Ad esempio tutte le attività delle bancarelle e dei piccoli venditori che sono intorno allo scavo, spesso non proprio decorose, potrebbero essere riaorganizzate approfittando di questo hub: potrebbe anche essere un incentivo per riqualificare il territorio. Poi ovviamente c'è molto da fare perché il territorio si giovi, economicamente, dell'indotto di Pompei: l'arrivo di tre milioni di persone (all'anno, ndr.) deve portare uno sviluppo significativo e sostenibile del territorio, ed anche impiego per i giovani che in questa regione soffrono molto la mancanza di occupazione.

Cito ancora le sue parole "C'è bisogno del privato. La tutela deve essere condivisa e non lasciata solo allo Stato". I restauri finanziati da privati sono il modello per il futuro della tutela del patrimonio artistico?
Non credo si debba parlare di "modello", ma di un'opzione significativa. Adesso a Pompei stiamo risolvendo i problemi con un finanziamento pubblico, dell'Unione Europea più un 30% "italiano; ma ovviamente non è possibile che tutti i siti di un territorio, straordinariamente ricco di siti archeologici e storico - artistici, possano essere mantunuti solo con fondi statali. Credo che sia fondamentale intrecciare rapporti stretti con i privati, basandosi anche su sperimentazioni che il Ministero (dei Beni Culturali, ndr.) ha già fatto in passato: si pensi all'accordo con Packard a Ercolano (l'Herculaneum Conservation Project nato grazie ai fondi del Packard Humanities Institute, ndr.) che, in dieci anni, ha significato un'erogazione di venti milioni che ha cambiato il volto di Ercolano. Questo è stato un modello vincente perché c'è stato un rapporto del privato con il pubblico, coordinato dal pubblico: la Soprintendenza ha avuto un ruolo di ccordinamento e di indirizzo, e ha dato le linee guida delle operazioni. Insieme, lo staff della Soprintendenza e quello della Fondazione hanno risolto una serie di problemi. Anche a Pompei stiamo iniziando, più timidamente ma in maniera decisa, ad aprirci al rapporto con i privati, attraverso iniziative di crowdfunding (finanziamento collettivo, ndr.). Una serie di affreschi sono stati già restaurati in questa maniera: penso a un affresco molto significativo nella casa di Adone, restaurato grazie al rapporto con Alberto Angela e alle vendite del suo libro ("I tre giorni di Pompei", parte del cui ricavato è stato donato per il restauro dell'opera, ndr.).

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