Confartigianato: artigianato colpito duramente dalla crisi. Fiscalità amica e credito bancario per ripartire

Scritto da   Lunedì, 01 Agosto 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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L’Italia è il primo paese europeo per numero di imprese artigiane, ma questo comparto è stato seriamente colpito dalla crisi. Nel 2015 le imprese artigiane attive sono diminuite di 21.780 unità, mentre dall’inizio della crisi, il 2009, il numero complessivo è crollato di 116 mila attività.
L’artigianato ha pagato un grande dazio alla crisi. Cesare Fumagalli, Segretario Generale di Confartigianato, ne ha parlato intervenendo su “A Conti Fatti”, programma a cura della redazione di economiacristiana.it, trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni domemica alle 15.40.

 

Dall’inizio della crisi, il numero delle imprese artigiane è calato di 116 mila unità. Siamo in linea con gli altri comparti produttivio o l’artigianato ha di più?
Tutte le imprese, a prescindere dalle dimensioni hanno subito fortemente questa crisi. Le aziende più piccole e le aziende artigiane hanno forse pagato un prezzo più alto delle altre, ma quelle rimaste in molti casi hanno cambiato pelle, si sono evolute.

In che modo è cambiato il settore artigiano?
Chi vendeva servizi spesso ha abbinato la produzione e chi faceva produzione ha integrato con i servizi, in molti dai mercati locali si sono aperti a mercati più ampi, fino ai mercati globali. L’altro grande driver è quello del digitale e delle nuove tecnologie che in questi 7/8 anni hanno modificato fortemente il tessuto delle piccole imprese e delle imprese artigiane italiane.

Qual’è il ruolo del lavoro artigianale in una società sempre più tecnologica?
Da questo punto di vista la sfida è entusiasmante; abbiamo davanti una grande opportunità. Il saper fare, che è il nostro patrimonio tradizionale e il motivo per cui la manifattura italiana è rimasta la seconda manifattura d'Europa anche dopo questi anni di di crisi, ha l'opportunità di integrarsi, di ibridarsi con le nuove tecnologie digitali.
Sto parlando di cose che sono già diffuse all'interno delle nostre aziende che stanno integrando il loro sapere la stampa e manifattura additiva e tutto ciò chiamiamo "Manifattura 4.0”.

 

Stanno nascendo nuove professioni artigiane?
Ci sono sicuramente mestieri che si stanno aggiornando, penso al settore dell'istallazione d'impianti, alla domotica, o alla meccatronica, tutte nuove frontiere che integrano uno sapere già esistente; poi ci sono dei mestieri nuovi, più direttamente legati alle tecnologie esclusivamente digitali, ma ci sono anche mestieri che si stanno riscoprendo e penso alla voglia di green e di recupero che sta facendo riprendere i mestieri della riparazione. Finita l'ubriacatura della produzione di massa a basso costo, oggi si torna alla valorizzazione di prodotti belli, ben fatti e che hanno un ciclo di vita che prevede anche la loro riparazione.

 

Di cosa ha bisogno l’artigianato italiano? Cosa chiedete alla politica?
Stiamo parlando con il Governo, sottolineando la necessità di un calo intelligente della pressione fiscale che dia alle aziende che hanno opportunità di mercato la possibilità competere con il resto d'Europa e del mondo.
Il secondo grande tema, per cui l'interlocutore è costituito dalle banche, è quello di un ritorno alla possibilità di avere una finanza d'impresa attraverso il credito bancario perché negli ultimi 5 anni lo stock degli affidamenti alle imprese artigiane è calato di 11 miliardi.

In che modo la crisi delle banche ha inciso sul settore artigiano?
Ha inciso moltissimo e questo è anche uno degli strascichi peggiori della crisi.
Prima c'era un rapporto diretto di conoscenza che veniva dal territorio, e una capacità di valutazione del merito di credito.
Il passaggio a modelli matematici, algoritmi, scoring, sistemi di rating che non tengono conto della qualità, ma solo delle quantità ha messo in difficoltà le piccole imprese.
Sull’altro fronte il sistema di regolazione imposto alle banche sta rendendo meno conveniente fare prestiti di piccole entità.
L’esistenza di queste due situazioni è in questo momento tra le principali criticità per l'artigianato italiano.

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